8 tartarughe marine ‘Caretta Caretta’ rilasciate a largo di Senigallia. Foto

05/11/2016 - Grace, Ben, Gigetto, Trudy, Livia, Archimede, Menne e Platone II di nuovo in mare. Sabato mattina i responsabili della Fondazione Cetacea di Riccione, in collaborazione con il CNR-ISMAR e con il supporto dell’Ufficio Locale Marittimo di Senigallia, hanno rilasciato 8 tartarughe marine ‘Caretta Caretta’.

Si tratta del primo rilascio multiplo, di queste dimensioni, in Adriatico - assicura Sauro Pari, presidente della Fondazione Cetacea di Riccione- ed il secondo in Italia (preceduti da Napoli) con la differenza sostanziale che queste sono le ultime rimaste nell’ospedale delle tartarughe di Riccione mentre quelle di Napoli erano tutte quelle che erano state curate”.

Le nostre- prosegue- sono state rilasciate, nel corso della stagione estiva, a mano a mano che si sono rimesse e si sono ristabilite. Queste invece le rilasciamo tutte ora perché la temperatura del mare è ancora buona e perché, tenendole per troppo tempo chiuse in una vasca abbastanza piccola, ne risentirebbero. Pertanto non vogliamo andare troppo in là nel tempo”.

Una ad esempio, che l’anno scorso non era stata rilasciata per motivi climatici, a febbraio si è ammalata di polmonite. “Quindi- conferma Pari- la scelta di liberarle ora, anche se la stagione è molto inoltrata, è dettata dalla volontà di fare il loro bene. Sicuramente stanno meglio in mare che in una vasca dell’ospedale”.

Le 8 tartarughe marine, rilasciate sabato mattina a circa 3 miglia così da evitare eventuali reti da pesca in mare, nell’ambito del progetto TartaLife finanziato dalla Commissione Europea attraverso il fondo LIFE+ NATURA 2012 e coordinato dal CNR-ISMAR di Ancona, sono state curate presso il Centro di Recupero Cura e Riabilitazione delle Tartarughe marine di Riccione, gestito da Fondazione Cetacea e riconosciuto come punto di riferimento per l’Adriatico centro-settentrionale, dove vengono conferite dalla Guardia Costiera o volontariamente dai pescatori che accidentalmente le catturano.

Ogni anno, nel Mediterraneo, secondo le stime più recenti, muoiono più di 40 mila tartarughe marine a causa delle oltre 130 mila catture accidentali. Nell’ambito del progetto TartaLife, che si pone l’obiettivo di ridurre la mortalità delle tartarughe marine nelle attività di pesca professionale mettendo in campo diverse attività di sensibilizzazione per salvaguardare la conservazione in Adriatico, dove sono molto diffuse per via del basso fondale e della grande quantità di prede di cui si ciba, la Fondazione Cetacea, nel corso dell’anno corrente, ha già curato e rilasciato 20 tartarughe perfettamente riabilitate, di cui 6 provenienti dalla costa marchigiana e recuperate grazie alla Rete Regionale per la Conservazione delle Tartarughe Marine promossa dalla Regione Marche, con il contributo della Guardia Costiera.

Grazie al progetto TartaLife, che ha messo in campo diverse attività di sensibilizzazione e strategie per ridurre il numero di catture accidentali con l’adozione di attrezzi da pesca più selettivi, i pescatori sono sempre più collaborativi ed attenti alle tematiche ambientali”- osserva Alessandro Lucchetti del CNR-ISMAR di Ancona. “Ma non basta- conclude Pari- occorre sensibilizzare un numero sempre maggiore di pescatori”.

Intanto sabato mattina Ben, ospite della struttura di Riccione da giugno 2015 e ormai “mascotte” del centro dove era giunto con un trauma cranico da sfondamento che gli aveva procurato grossi danni a livello motorio; Gigetto, Trudy e Platone II, giunti in condizioni estremamente precarie; Grace; Livia, Archimede e Menne, ormai perfettamente riabilitate, si sono imbarcate con gli operatori della Fondazione Cetacea e del CNR-ISMAR sul peschereccio Zio Lino della marineria di Senigallia, che fin dall’inizio (3 anni fa) ha collaborato al progetto TartaLife, e sono tornate libere.







Questo è un articolo pubblicato il 05-11-2016 alle 14:19 sul giornale del 07 novembre 2016 - 3192 letture

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