Mangialardi sulla fusione: "Rispettiamo il voto del referendum, ma occasione persa"

maurizio mangialardi 24/10/2016 - "Vincono i no, ma i problemi rimangono. Le urne hanno dato un responso chiaro che accettiamo e rispettiamo serenamente, ma ribadiamo anche che si è persa una grande occasione per il territorio.

Il progetto di fusione che avevamo messo a punto con gli amministratori di Morro d'Alba e che era stato approvato dai consigli comunali di Senigallia, a larghissima maggioranza, e della stessa Morro d'Alba, all'unanimità, aveva una grande visione. Anzitutto creare un prestigioso brand turistico territoriale fondato sulla valorizzazione delle rispettive eccellenze, potenziare i servizi e razionalizzare la spesa pubblica. È chiaro che il progetto non è stato spiegato in maniera esaustiva e che è mancato il tempo per farlo. Appare evidente, infatti, come non ci sia stata piena consapevolezza sull'importanza di questo voto per il futuro dei nostri territori.

Tanto per fare un esempio, le cospicue risorse straordinarie che nei prossimi dieci anni sarebbero potute arrivare e che avremmo immediatamente destinato a interventi di riqualificazione delle frazioni e della viabilità finiranno altrove. In ogni caso, proseguirà il lavoro a sostegno dei processi di condivisione territoriale volti a semplificare la macchina amministrativa, a ottimizzare i costi e, soprattutto, a dare risposte ai bisogni dei cittadini".

Così il sindaco di Senigallia, Maurizio Mangialardi, sull'esito del referendum sulla fusione per incorporazione del Comune di Morro d'Alba nel Comune di Senigallia.





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 24-10-2016 alle 08:04 sul giornale del 25 ottobre 2016 - 4796 letture

In questo articolo si parla di comune di senigallia, maurizio mangialardi, politica, senigallia

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Che l'occasione sia stata persa è un'opinione sua.

Quando si permette ai cittadini l'espressione attraverso la democrazia diretta, l'opinione è quella dei cittadini.

Si consoli, può fare propaganda accodandosi al dottor Renzi, magari facendo come il suo collega a Firenze, con i manifesti sugli autobus.

Vede? Il divertimento non le mancherà di certo.

Maurizio... la verità è una sola: la base del PD ti ha snobbato alla grande. Le truppe ti hanno fatto marameo. Tutto il resto è fuffa: progetto di grande visione? Ma de che? Prestigioso brand turistico? Ma per favore... Davvero pensi che un brand sia lecito scipparlo? Poca informazione? Verissimo. Ma non mi dire che non c'è stato il tempo per farla! La realtà è che, non essendoci il quorum, tu contavi sulle truppe PD e sulla ignoranza (nel senso di ignorare) degli altri elettori. Maurizio, hai platealmente sbagliato "strategia", come sempre sopravvalutandoti! E ora, come ho detto, scopri che le truppe ti hanno mollato. È tutta qui la banale e penosa (per te) spiegazione della solenne tramvata che hai preso. La tua lontananza dagli umori e dal sentire della popolazione che pretendi di saper governare con metodi dirigistici e arrogantelli (tuoi e di alcuni componenti della giunta, peraltro) ha sortito il suo effetto. È su questo che dovresti riflettere. Ma non ci conto...

Filomena Martucci

24 ottobre, 12:00
Il sindaco pensa che si sia persa una grande occasione (parole sue).
Il 70 percento dei votanti pensa invece che sia meglio rimanere così come stiamo ora.
Sindaco, qualche dubbio le dovrà pur venire che possano aver ragione gli altri; oppure è come la storiella del matto che vedendo che tutti gli altri non la pensavano come lui disse: "il mondo è pieno di matti!".

Quando ci si confronta solo con amici e gli amici degli amici questo è il risultato (ricordo i mirabolanti comunicati delle associazioni di categoria che, più che pensare ai loro iscritti, pensano a compiacere il sindaco e il politico di turno). Prendete e portate a casa.

Io che credo che abbia vinto, per la stragrande maggioranza dei votanti, il campanilismo. Poi per il restante è stato un voto politico a prescindere, solo pochissimi erano realmente informati e convinti di quello che facevano.

A Senigallia ha vinto il mix di "non conoscenza" (gente che non sapeva del referendum se non l'ultima settimana) e, sono assolutamente convinto, un forte menefreghismo di base.
In sostanza là dove il referendum era maggiormente sentito per le sue dirette conseguenze, vale dire a Morro d'Alba, la percentuale è stata alta come alta è stata la discussione: ma in fondo la cosa era anche più facile in una realtà relativamente piccola come quella.
Invece a Senigallia, dove il referendum non produceva cambiamenti sostanziali, cioè dove la gente non pensava che in fondo il referendum gli avrebbe cambiato la vita, e dove si doveva informare una quantità di gente molto maggiore, l'affluenza è stata bulgara ... ma a rovescio.
Ho visto i banchetti in città le settimane scorse lungo il corso, nonché i manfesti in giro, i comunicati stampa sia sui giornali cartacei che soprattutto su quelli online, quindi una informazione di base c'era: al massimo potevano essere rimasti esclusi coloro che non sono venuti in città o non hanno internet o non leggono i giornali.
Per questo sono convinto che a Senigallia abbia sostanzialmente vinto il menefreghismo.

luigi alberto weiss

24 ottobre, 13:41
Una sconfitta sonora, che non ha attenuanti. Una sconfitta per l'intera nomenklatura di partito, che si muove secondo parole d'ordine d'altri tempi e non comprende più che i cittadini rifiutano decisioni preconfezionate. Poco o nulla serve riempirsi la bocca di definizioni anglofone (il brand...), quando nella realtà si finisce per mortificare le identità di una comunità-
E' una sconfitta a tutto tondo non solo per il sindaco di Senigallia, ma anche per il suo capo di partito-presidente del consiglio allergico alle autonomie locali e più incline a centralizzare tutto nelle mani di pochi fidati "gerarchetti".

Claudio Fazi

25 ottobre, 07:16
Alla fine non si è voluto celebrare un inusitato matrimonio morganatico, detto anche di "disparaggio". Era questo un matrimonio che a volte i ricchi o i nobili o potenti contraevano con signorine di strati sociali modesti lasciando loro un qualche appannaggio ed evitare che i figli nati dal matrimonio diventassero eredi. Non si offendano i morresi, la loro nobiltà di cittadini di Morro d'Alba è pari a quella dei cittadini di Senigallia. Il loro NO superiore al 70% ha possibile fondamento nel timore di perdere questa nobiltà che si identifica nell'amore per la propria identità storica e per le loro tradizioni per molti aspetti diverse da quelle dei senigalliesi. Il NO di questi ultimi mi fa pensare alla insofferenza ad ospitare all'interno della propria comunità un corpo ritenuto estraneo per tradizioni del tutto diverse. Credo che i possibili vantaggi (peraltro di assai dubbia quantificazione) abbiano avuto un ruolo di livello assolutamente inferiore alla conservazione della propria identità storica.

GIULIANO GIACOMINI

25 ottobre, 07:52
E' possibile sapere quanto ci e' costato questo scherzetto? Chi si assume la responsabilità politica di questa spesa ? e non mi rispondete che la democrazia è sacra. questo è stato un blitz mal riuscito.

Il progetto era stato approvato a grande maggioranza dai due consigli comunali, a Morro all'unaminita', visti i risultati delle urne appare chiaro che i consiglieri sono scollati dall'elettorato e rappresentano solo se stessi.

Commento sconsigliato, leggilo comunque

Marco Manfredi

25 ottobre, 09:55
Sono d'accordo con Enea Bartolini che disinformazione (a Senigallia) e campanilismo (a Morro d'Alba) abbiano avuto la meglio. L'Associazione Alberghi e Turismo, che rappresento, nel suo direttivo, fa esclusivamente "politica turistica" e cerca di consigliare e sostenere progetti utili alla Città ed al territorio, fermo restando che ogni associato è libero di esprimere le proprie opinioni come vuole. Crediamo comunque che per sostenere le sfide che abbiamo dinnanzi ci sia bisogno di sviluppare con il territorio azioni strategiche corali più incisive e l'identificazione in un unico "brand" sarabbe solo l'inizio di una azione in tal senso. L'aggregazione in questo senso è vincente. Con un progetto che si deve conoscere e condividere. L'altra strada, quella dei mille campanili, oggi più che mai, secondo me, risulta perdente e penalizzante per un intero territorio...

luigi alberto weiss

25 ottobre, 11:21
Gentile Manfredi, il marchio di un territorio (lei lo chiama "brand", ma io sono all'antica, mi scuserà) è una cosa che nasce in modo spontaneo, per energia naturale. Lei che presiede gli albergatori certamente avrà conosciuto esempi di questo genere. Prenda, tanto per dire, l'Alto Adige, dove il turismo pesa notevolmente nell'economia del territorio. Lassù il marchio (lei lo chiama "brand", d'accordo) "Sudtirol" lo trova dappertutto, dalle cartine turistiche alle confezioni dei prodotti tipici e funziona, lei certamente lo saprà, in modo efficace, tanto d'inverno quanto d'estate. Potremmo parlare alla stessa maniera anche del Salento, dall'altra parte d'Italia e così via. Piuttosto, diciamo una cosa, qui si vorrebbe assecondare una politica schizofrenica che da una parte parla di difendere e valorizzare i Comuni minori, quella che veniva chiamata la "Piccola grande Italia" (una ex senatrice di Arcevia ne fu sostenitrice), dall'altra toglie servizi (scuole, uffici postali ecc.) e finanziamenti rendendo la sopravvivenza in queste località ogni giorno più difficile e convincendo pian piano che è "necessario" unirsi a qualcun altro, preferibilmente più... grosso per poter sopravvivere. Ma le chiedo, allora perchè non "fondere" Senigallia con Ancona?

Marco Manfredi

25 ottobre, 22:56
L'aggregazione, in futuro, per i piccolissimi comuni credo che diventerà una necessità. Ma non sta a me dirlo. Mi limito a pensare che gli abitanti di piccole realtà dove sono presenti peculiarità naturali, storiche ed artistiche, eccellenti prodotti o servizi che possono essere messi in rete ed organizzati al meglio insieme ad altri Comuni, con il sostegno dell' apparato pubblico, all'interno di un progetto condiviso e lungimirante, farebbe crescere un intero territorio aprendo ai giovani maggiori strade per il futuro. In ambito turistico, da noi, i Sistemi Turistici locali non hanno funzionato perché gli operatori sono stati tenuti fuori ma soprattutto perché chi gestiva si è limitato a fare il compitino 'promozionale' e non aveva a cuore il territorio (forse nemmeno lo conosceva così profondamente). Un sindaco, se capace, con validi dirigenti e con l'aiuto degli operatori dei vari settori, potrebbe riuscire in questo intento....ma, ripeto, il progetto deve essere condiviso. Ancona, Sig. Weiss, non è una Città turistica, non è un territorio da "vivere" per più di poche ore, non ha interesse ad ospitare, ha altre peculiarità, e credo che ad i suoi abitanti vada bene così...