Comitato "No alla fusione Senigallia-Morro d'Alba": "Se vince il sì aumenteranno le tasse per tutti"

19/09/2016 - "I costi della fusione con Morro d'Alba saranno maggiori dei benefici". E' questo il punto di forza (ma non è l'unico elemento di contrarietà) che ha spinto il comitato "No alla fusione Senigallia-Morro d'Alba" a scendere in campo per sostenere le ragioni del "no" al referendum che si terrà il 23 ottobre sulla fusione per incorporazione del Comune di Morro d'Alba a Senigallia.

"Sono tanti i punti che non ci convincono di questo progetto, a cominciare dal modo affrettato con cui è stata proposta la fusione, per non dire poi della scarsa qualità scarsa del progetto presentato -esordisce il presidente del comitato Leonardo Badioli- il solo vantaggio che si prospetta è quello degli incentivi che dovrebbero arrivarci per dieci anni. Peccato però che non è affatto certo che i soldi arriveranno nè la loro entità. E anche se arrivassero i soldi, questi non basterebbero a coprire le spese. I costi dei servizi per persona nei piccolissimi comuni come Morro d'Alba sono di 2.751 euro l'anno mentre in quelli di dimensioni come Senigallia sono più bassi, circa 797 euro l'anno. Ecco dunque che i maggiori costi di Morro verrebbero spalmati sugli ottimali di Senigallia, a prescindere naturalmente dai costi della politica che sono una cosa a parte".

Per il comitato del NO, in caso di fusione, Morro d'Alba perderebbe, almeno inizialmente servizi importanti come quelli socio-sanitari. "La fusione con Morro comporterebbe anche una riorganizzazione di tutti i servizi, a cominciare da quelli socio-sanitari perchè Morro ricade sotto Jesi. Ci sarebbe una fase in cui i cittadini non avrebbero più il medico di famiglia e i pediatri di libera scelta -sostiene Elisabetta Palma- dovranno essere rivisti in aumento anche i costi per i servizi della differenziata, quelli idrici, dell'illuminazione, e dei trasporti perchè i nuovi 1905 cittadini in più non riuscirebbero a coprire le maggiori spese". "Per i morresi la fusione sarà inevitabile, forse, ma non con Senigallia -fa eco Catia Fronzi- le fusioni devono avvenire sul piano di parità e di utilità con comuni della stessa dimensione in modo da raggiungere il minimo sostenibile dei costi, la cui soglia è 5 mila abitanti. I piccoli comuni devono mantenere l'identità, appunto, di piccolo comune e non diventare satellite di uno grande".

Sotto accusa anche le "contraddizioni" che sarebbero contenute nello studio di fattibilità approvato dai Consigli Comunali di Senigallia e Morro d'Alba. "Nell'ultima commissione consiliare il vice sindaco Maurizio Meme' ha parlato di un milione e milione e mezzo di trasferimenti annui per dieci anni mentre l'assessore Gennaro Campanile ha parlato di 2 milioni -evidenzia Riccardo Pizzi- non sanno le cifre esatte neanche loro perchè in realtà l'entità dei contributi dipende da quante fusioni ci saranno. Altra anomalia. Lo studio di fattibilità è stato prima approvato in consiglio comunale e poi approfondito in commissione, è assurso. Da qui alla data del referendum faremo incontri fra i cittadini per spiegare le ragioni del no e dire come, a partire dal decimo anno, le tasse aumenteranno in caso di fusione".







Questo è un articolo pubblicato il 19-09-2016 alle 18:47 sul giornale del 20 settembre 2016 - 3400 letture

In questo articolo si parla di attualità, vivere senigallia, giulia mancinelli, morro d'alba, comitato, fusione per incorporazione, articolo

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.biz/aBmD





logoEV