Festival del Cinema di Venezia: il senigalliese Karim Franceschi protagonista del docu-film 'Our War'

Karim Fransceschi - Our War 10/09/2016 - Il senigalliese Karim Fransceschi presente al 73esimo Festival del Cinema di Venezia come protagonista di “Our War” di Bruno Chiravalloti, il docu-film che racconta la storia di tre giovani – un italiano, uno svedese e un americano - che decidono di unirsi al popolo Curdo nella lotta contro l'Isis.

La guerra è stato un tema molto trattato in questa edizione del Festival del Cinema di Venezia: Mel Gibson ha voluto raccontare la storia del primo soldato “obiettore” statunitense in “Hacksaw Ridge”; la Guerra dei Balcani fa da sfondo al film di Kusturica “On the Milky Road”; e infine la guerra è protagonista anche in “Ombre di Fondo” di Paola Piacenza che racconta il conflitto siriano attraverso la storia di Domenico Quirico, inviato di guerra del quotidiano La Stampa rapito proprio in Syria l'8 aprile 2013 e liberato solo 152 giorni dopo.

La guerra in Syria è protagonista anche del documentario “Our War” di Bruno Chiravalloti prodotto grazie all'aiuto di Benedetta Argentieri - giornalista del Corriere della Sera - e Claudio Jampaglia – giornalista, autore e produttore. Il docu-film, racconta in circa un'ora la scelta di unirsi al popolo Curdo in lotta contro ISIS di tre giovani assai diversi tra di loro: un italiano, uno svedese e un ex marinesstatunitense.

L'italiano, in particolare, risponde al nome di Karim Franceschi, il senigalliese che proprio grazie al suo lavoro di documentazione – da cui è nato poi il libro “Il Combattente”– racconta le sue giornate trascorse a Kobane e il mondo dei “foreigner fighters” che si sono uniti allo YPG, ovvero l'Unità di Protezione Popolare curda.

Ed è proprio la testimonianza del ventiseienne senigalliese ad essere stata la fonte maggiore d'ispirazione per questo documentario presentato fuori concorso al festiva di Venezia.

Con la sua storia , Karim ci parla delle paure dei primi giorni, la consapevolezza di poter morire e dell'adrenalina provata sotto il fuoco dei nemici. Sensazioni che il giovane senigalliese aveva già raccolto nel suo libro e che oggi, grazie ad “Our War” prendono forma sullo schermo.

Le sue battaglie, le sue scelte e le sue emozioni si fondono con quelle di altri due giovani combattenti: lo svedese di origine curdo-irachena Rafael Kardari e l'americano Joshua Bell. Ma se Rafael è partito alla volta di Kobane all'insaputa dei genitori e mosso dal senso di orrido provato dopo aver visto un video dell'Isis su Facebook, la storia di Joshua ha creato molto più scalpore in sala. L'ex marine non parla di senso del dovere ma di un “bisogno” nel tornare in zona di guerra dopo aver preso parte a due azioni in Afghanistan; un “bisogno” di guerra che gli serve a dare un senso alla vita.

Le tre storie si fondono così in un documentario dal forte messaggio politico che vuole raccontare senza filtri né prese di posizione la decisione di tre giovani di non rimanere indifferenti davanti al dramma siriano. Emblematica è stato a tale proposito la scelta dei protagonisti di sfilare sul red carpet veneziano con un lungo striscione di protesta contro Erdogan, un messaggio forte alla vigilia dell'incontro tra USA e Russia proprio in merito al conflitto che non lascerà di certo indifferenti.







Questo è un articolo pubblicato il 10-09-2016 alle 13:54 sul giornale del 12 settembre 2016 - 1457 letture

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