Cooperativa Casa della Gioventù, 'Lettera aperta: una storia dal gusto amaro...'

05/09/2016 - Esiste un mondo nascosto. Un mondo fatto di servizi che si svolgono in silenzio, lontani dagli occhi, e troppo spesso lontani dal cuore. Esiste un servizio che si chiama Residenza Protetta per disabili che si trova a Corinaldo, dentro ci vivono attualmente 11 anime: persone.

La loro vita, si svolge in un micro cosmo, all’interno di un mondo più ampio, fatto di esigenze quotidiane, bisogni inespressi da interpretare e soddisfare, uomini e donne, lavoratori, famiglie, operatori sanitari, cooperative sociali, reti sociali, amministrazioni pubbliche, normative, politica. C’è tutto lì dentro, c’è la vita.

Ci siamo, o meglio c’eravamo, anche noi lì dentro, sin dall’inizio, noi che quel servizio lo abbiamo ideato e progettato per ridare vita e una speranza a persone per le quali nessun luogo era considerato adatto e alle loro famiglie in difficoltà…. e così è stato, in questi ultimi TRENT’ANNI!
Niente di speciale, una cooperativa come tante agli occhi del mondo, alcune famiglie in difficoltà, come tante, una lotta per la sopravvivenza come tante, un servizio come tanti e tante persone che, dopo trent’anni di condivisioni, nel bene e nel male, si sentono unite nel profondo!

Ma un servizio residenziale per disabili non è fatto solo di rapporti umani e, oltre alla motivazione, occorrono organizzazione e professionalità, per offrire un servizio di qualità, che rispetti le leggi in materia, che sia integrato nella comunità di riferimento. Non è facile l’integrazione con la disabilità grave: costruire dei legami stabili nel territorio è un lavoro che richiede tanto tempo, costanza, è un lavoro anche culturale di accettazione e fiducia, fatto di iniziative, lavoro fuori orario, volontariato, abbattimento di barriere fisiche e mentali, grande scarsità di risorse.

Ma tutto questo non è ancora sufficiente, per parlare di qualità, servono anche grinta e determinazione, per fare in modo che questo micro cosmo non si trasformi in un “istituto” senz’altro più “economico” in termini di risorse monetarie, dove le persone diventano “pazienti”, dove i rapporti umani scivolano nel mero assistenzialismo, e l’isolamento che ne consegue, diventa depressione, malattia, aggravamento, e alla fine, anche un costo maggiore a carico della società! È un rischio reale questo, sempre dietro l’angolo, più che mai attuale, per questo mondo silenzioso, sempre inascoltato, anche quando urla.

È una lotta dura, sconosciuta anche a chi in questo mondo vi opera e prende decisioni importanti, a chi, spesso, si accontenta di rispettare le leggi anche quando queste sono palesemente ingiuste e dettate da questioni politico-economiche che non tengono conto del “micro-cosmo” e tanto meno della “qualità” tanto decantata.
Noi, invece, vogliamo rimanere fedeli all’insegnamento di Don Milani: "Posso solo dir loro [ai ragazzi della Scuola di Barbiana] che essi dovranno tenere in tale onore le leggi degli uomini da osservarle quando sono giuste (cioè quando sono la forza del debole). Quando invece vedranno che non sono giuste (cioè quando sanzionano il sopruso del forte) essi dovranno battersi perché siano cambiate".

….. e dopo questi fatidici trent’anni, da oggi, 5 settembre 2016, non saremo più noi a proseguire questo cammino e, a questo punto, ci sentiamo di avere qualcosa da dire ai tanti compagni di viaggio e al mondo intero:
AGLI 11 UTENTI DEL SERVIZIO che sono il nostro primo pensiero, diciamo grazie! Ci avete fatto, ridere, soffrire, divertire, preoccupare, ci avete fatto guardare allo specchio e messo a nudo le nostre paure e le nostre debolezze umane, ma ne siamo usciti persone migliori! Ci avete insegnato che ciò che appare triste e grigio agli occhi esterni può essere molto colorato, divertente e pieno di vita e che, se tutti insieme ci si dà da fare, nel rispetto reciproco, non tutto diventa possibile, ma una vita degna sì!
AGLI OPERATORI (coordinatrice, educatori, Oss, infermieri) costretti dopo una vita a cambiare datore di lavoro, o a rimettersi in gioco e ricominciare da capo, diciamo grazie! Sappiamo bene che in questi casi non esiste possibilità di scelta, consapevoli che, anche rimanere nello stesso servizio a svolgere lo stesso lavoro, può essere ben diverso sotto una diversa guida e una diversa organizzazione. A Voi, che avete dato anche l’anima, un augurio speciale per il vostro futuro e speriamo sia solo un arrivederci!
ALLE FAMIGLIE vogliamo dire grazie per averci supportato, stimolato, incoraggiato. La genitorialità può avere tante sfaccettature, ma il cuore, quello, non è mancato mai. Insieme abbiamo fatto tante battaglie che hanno permesso di fare tanti passi in avanti in questo lungo cammino. Sappiamo che i legami, quelli veri, rimangono.
AGLI INNUMEREVOLI VOLONTARI, CITTADINI, AMICI, CONOSCENTI che ci hanno affiancato da sempre o anche solo per un attimo, che dire, se non grazie di tutto! Il bene, quello vero, si fa in silenzio si sa, e confidiamo nel fatto che continuerete a farlo.
AGLI AMMINISTRATORI dei Comuni dell’Ambito Territoriale sociale n. 8, in particolare ai SINDACI e agli ASSESSORI: a voi il merito di aver fatto rispettare leggi formalmente corrette, ma inique nella sostanza, come quelle relative al sistema delle gare nell’ambito di servizi sociali, a volte così delicati.

Leggi inique perché standardizzano i servizi, avvantaggiano le “imprese” sociali, quelle molto organizzate sotto il profilo degli uffici gare, e penalizzano le cooperative sociali vere, quelle che promuovono il welfare sul territorio. Inique perché permettono bei progetti ma ahimè… “alterati”, che parlano di ottima efficienza ed organizzazione ma non prevedono forme di controllo sull’esecuzione degli stessi, dove vengono inserite “migliorie” che arrivano ad essere in realtà riduzioni di costo a scapito della qualità, e inique, anche per altri numerosi motivi tecnici che ben conosce chi opera in questo settore.
Siamo consapevoli che, non rispettare queste leggi, avrebbe comportato grande coraggio, avrebbe voluto dire capire, entrare nel merito, per avere bene chiaro in mente cos’è la qualità all’interno di un servizio, avrebbe comportato una lotta dura, ma non impossibile, contro un sistema, quello delle gare appunto, che ci avrebbe visto sicuramente alleati (e si sa “l’unione fa la forza”…), avrebbe comportato tante discussioni, tanto tempo per progettare e co-progettare, tempo perso forse? Avrebbe richiesto un controllo molto più serrato nei servizi, per valutare bene a fondo l’operato dei gestori di questi servizi, e a noi, che non abbiamo scheletri nell’armadio, che siamo una piccola realtà legata al territorio, avrebbe fatto piacere essere valutati, e anche che si tenesse conto della soddisfazione delle famiglie, dei volontari, dei lavoratori e perché no, anche degli 11 utenti!!

Ma siete davvero sicuri che tutte le organizzazioni siano uguali e che sia sufficiente lasciare gli stessi operatori (cosa peraltro non scontata nonostante le leggi in materia di lavoro) per preservare la qualità di un servizio costruita in trent’anni? Sarebbe come dire, facendo un parallelo con il mondo politico, che per il funzionamento di un Comune, che governi la destra o la sinistra o il centro, che ci sia un sindaco un assessore o un altro, sia esattamente la stessa cosa, nel momento in cui i funzionari rimangono gli stessi.
Difficile riassumere una storia in poche righe, ovviamente avremmo tanto da dire ancora, e per chi vorrà, la porta del dialogo è sempre aperta!!







Questo è un comunicato stampa pubblicato il 05-09-2016 alle 13:19 sul giornale del 06 settembre 2016 - 3747 letture

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