Musinf: Marco Antonetto e Lorenza Bravetta alla presentazione del futurista Ivo Pannaggi

30/08/2016 - Fitto il calendario degli incontri estivi per Senigallia Città della fotografia. Nei giorni scorsi il sindaco Maurizio Mangialardi, l'assessore alla cultura Simonetta Bucari ed il prof. Bugatti, direttore del Musinf, hanno incontrato Lorenza Bravetta, direttrice del Centro Italiano di Fotografia Camera di Torino, notissima per aver diretto Magnum Europa a Parigi.

Per l'occasione Lorenza Bravetta era accompagnata da Marco Antonetto, che dirige la Galleria Photographica di Lugano ed è stato curatore del settore fotografia del museo del Cinema della Mole Antonelliana di Torino. Oggetto dell'incontro è stata la progettazione di un evento fotografico di rilievo nazionale, dedicato alla storica vicenda della Bussola, il cui manifesto ha visto protagonisti grandi fotografi come Giuseppe Cavalli, poi fondatore del Gruppo Fotografico Misa di Senigallia.

Il progetto, di rilievo nazionale, interesserà, con una serie di esposizioni, i Musei di Torino, Trento e Senigallia e prevede la pubblicazione di un importante catalogo. Lorenza Bravetta e Marco Antonetto hanno anche presenziato al Palazzo del Duca alla conferenza di presentazione del libro sui reportage dei viaggi polari compiuti dal famoso pittore, architetto futurista Ivo Pannaggi nel periodo tra maggio del 1936 e giugno del 1938. Anni in cui l'artista intraprese tre viaggi (Lapponia, Groenlandia e Antartide) come inviato della Gazzetta del Popolo di Torino. Questo giornale pubblicò i suoi reportage a puntate. Alla presentazione ha preso parte il figlio di Pannaggi, Marco, che vive ad Oslo e che ha portato una sua personale testimonianza sull'opera del padre. Dopo i saluti dell’assessore alla cultura Simonetta Bucari e di Lorenza Bravetta, ci sono stati gli interventi di Luca Natali, Luigi Ricci e di Stefano Schiavoni, coordinatore della Biblioteca arti visive del Musinf, che ha presentato uno stralcio dell’intervista video di Carlo Emanuele Bugatti a Mario Verdone.

Intervista, che aveva raccolto il racconto della vita del grande critico e numerosi riferimenti al suo rapporto epistolare con Ivo Pannaggi. L'incontro al Palazzo del Duca ha registrato l'afflusso del pubblico delle grandi occasioni. Molti i fotografi e gli operatori del settore. L'assessore Bucari ha salutato in particolare Michelangelo Guzzonato e Alberto Polonara, che, con Massimo Marchini, in questi giorni sono stati protagonisti di esposizioni e workshops, organizzati dalla Comunità del Cadore, ottenendo vivo successo. Le manifestazioni in Cadore sono state accompagnate dalla pubblicazione di due cataloghi, uno dedicato ai workshops ed uno dedicato alle fotografie delle Dolomiti scattate da Michelangelo Guzzonato. Molto l'interesse dei fotografi per la presenza di Marco Antonetto che, dal 15 settembre presenterà a Lugano, l’esposizione Camere in prestito, curata da Angela Madesani. Si tratta di una mostra, che aprirà un nuovo capitolo nel percorso artistico di Photographica FineArt, la notissima galleria di Antonetto, dedicata solo alla fotografia del 900 e contemporanea. Camere in prestito è dedicata alla fotografia concettuale. Raccoglie 16 protagonisti di quella particolare stagione tra gli anni Sessanta e i Settanta, durante la quale nel mondo artistico occidentale si manifesta una crisi dell’oggetto pittorico e scultoreo. Molti sono quindi gli artisti che prendono a utilizzare media tecnologici quali la fotografia, il cinema e in un secondo tempo, il video.

L’esposizione Camere in prestito è il tentativo di scoprire un campo della storia dell’arte di vaste proporzioni, che a oltre quarant’anni di distanza rivela tutto il suo interesse e il suo fascino. I linguaggi tradizionali dell’arte giungono in quel particolare periodo storico a una sorta di azzeramento. In molti sentono il bisogno di confrontarsi con la realtà attraverso uno strumento neutro di registrazione dei dati oggettivi. La mostra propone lavori collocabili in ambiti distinti, di artisti italiani provenienti da storie profondamente diverse tra loro, che hanno, tuttavia, in comune l’utilizzo del linguaggio fotografico con diverse declinazioni. La fotografia come inclusione (collage), come documentazione o anche come impiego di tecniche fotografiche che va dall’uso della Polaroid alla carta o alla tela sensibilizzata ai sali d’argento.

La mostra, tra le sedici pareti della galleria – una per artista – si snoda in un percorso che accompagna il visitatore tra le varie esperienze. A partire dagli anni Sessanta Vincenzo Agnetti sperimenta, fra gli altri, l’utilizzo della fotografia, ridefinendo l’ambito dell’arte concettuale in Italia, in stretta relazione con le esperienze americane. La sua è una imprescindibile riflessione di matrice linguistica; così per Paolo Gioli che manipola lo strumento fotografico, con un atteggiamento avanguardistico, lo svuota per giungere all’essenza, al grado zero. Franco Vimercati, dagli anni Settanta, indaga il senso stesso della fotografia. Nucleo fondamentale della ricerca di Franco Vaccari è la teorizzazione del concetto di esposizione in tempo reale, che trova un importante esempio nell’opera Lasciate una traccia del vostro passaggio, realizzata per la Biennale di Venezia del 1972. Vaccari come Cioni Carpi è un protagonista della Narrative Art, ricreazione di una situazione temporale attraverso l’utilizzo della sequenza. In questo ambito si colloca, infatti, l’opera in mostra di Carpi Abbiamo creato atipici sistemi, in cui è un’analisi di matrice sociale-antropologica. Di matrice antropologica è anche il lavoro di Michele Zaza, la cui ricerca risente fortemente della cultura mediterranea di cui è figlio. Il problema di tenere in vita il concetto di avanguardia è precipuo per Bruno Di Bello, che si serve di un medium freddo in grado di avere un rapporto privilegiato con il reale. Claudio Parmeggiani si pone in dialogo con la storia dell’arte, dando vita a un rapporto che non è mai una mera citazione. I suoi sono, piuttosto, frammenti, della memoria. Aldo Tagliaferro, nel corso degli anni, ha dato vita a una riflessione di matrice esistenziale in cui il medium fotografico è protagonista.

Così come Giorgio Ciam nella cui opera è l’idea del sé come presenza-assenza, che si pone in dialogo con il circostante. Provenienti dall’ambiente della poesia visiva fiorentina sono il concettuale Maurizio Nannucci e Ketty La Rocca, unica presenza femminile della mostra, protagonista indiscussa della Body Art. Un particolare interesse è puntato sul rapporto fra la fotografia e gli artisti dell’Arte Povera, attraverso le opere di tre protagonisti di quel movimento, Giulio Paolini, Giuseppe Penone, e Gilberto Zorio. Se per Zorio e Penone la fotografia è traccia, documento di un’azione, per Giulio Paolini, l’accezione è di natura teorica, d’indagine, sul significato del medium da un punto di vista linguistico e concettuale. La fotografia, per gli artisti, diviene un modo oggettivo per fissare l’istante in un incontro unico tra spazio e tempo, che si relaziona perfettamente con la storia dell’arte di un complesso periodo, quello appunto che va dalla fine dei Sessanta ed arriva alla fine del decennio successivo. L’arte italiana si pone in tal senso in fitto dialogo con quanto accadeva nel resto del mondo, mantenendo, tuttavia, una propria, quanto originale peculiarità, come Camere in prestito si propone di sottolineare.

 







Questo è un comunicato stampa pubblicato il 30-08-2016 alle 12:10 sul giornale del 31 agosto 2016 - 1163 letture

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