24 ore a Pescara del Tronto: l'esperienza del senigalliese Maurizio Lodico con la Protezione Civile

26/08/2016 - I volontari della Protezione Civile Maurizio Lodico e Davide Fronzi sono stati l'intera giornata di giovedì a Pescara del Tronto per allestire la tendopoli. L'intervista a Maurizio Lodico.

1) Sei stato a Pescara del Tronto, quale è la situazione sul campo?
La cittadina non esiste più. In inverno ci vivono circa 70 persone ma adesso ce ne erano circa 200. Di tutte le case del paese ne è rimasta in piedi solo una. Vigli del Fuoco, Carabinieri, Polizia, Guardia di Finanza e Protezione Civile lavorano senza sosta.I sopravvissuti sono ospitati nel campo della Protezione Civile nella zona industriale. Le persone non sanno cosa fare. Non hanno vestiti ne alcun bene personale. Mangiano nella cucina da campo dell’ANPAS.
Nel campo non c’è ombra. Qualcuno si siede all’ombra di un container. Altri stanno nelle tende dove il caldo è insopportabile. In tutto il campo c’è una sola sedia.

2) Dopo 24 ore di lavoro quasi ininterrotto ti hanno rimandato a casa, perché?
Son partito con Davide Fronzi alle 4 di giovedì mattina da Senigallia. Alle 5 abbiamo raggiunto la colonna mobile della Regione Marche coordinata da Lorenzo Mazzieri. Alle 7 siamo arrivati a Pescara del Tronto dove abbiamo iniziato le operazioni di scavo tra le macerie e di allestimento del campo: montaggio tende, collegamento dell’energia elettrica, allacci idraulici, bagni chimici, docce…
Si tratta di un lavoro immane: ogni tenda deve avere sei, otto letti, con lenzuola, coperte, federe e cuscini e l’allaccio elettrico.
Alle sette di sera quando il campo era finalmente allestito, durante il briefing ci hanno comunicato che dovevamo tornare a casa perché non c’erano abbastanza posti per dormire.
Siamo tornati a Senigallia intorno a mezzanotte.

3) Chi vuole rendersi utile cosa deve fare?
Il comune cittadino può fornire alle associazioni preposte alla raccolta, solo quelle autorizzate, esclusivamente quanto viene richiesto nelle apposite liste. Mentre per dare una mano sul campo è necessario essere iscritti a delle associazioni, come la Protezione Civile, che organizza i corsi di formazione necessari ad avere la preparazione per determinati interventi.

4) E cosa non si deve fare?
Andare nei luoghi delle tragedia a curiosare, andare, anche con la miglior buona volontà del mondo, ad aiutare perché si ostacola il lavoro di chi è addestrato per operare.

5) Umanamente questa esperienza cosa ti ha lasciato?
Ci sono delle persone che, oltre ad aver perso la casa, hanno perso tutti i familiari. Si tratta di una tragedia che non possiamo nemmeno comprendere. Le persone in questa situazione vengono annientate.
Parlando con queste persone alcune mi hanno sorriso. Una persona in queste condizioni che riesce a sorridere per me è una cosa eccezionale.
La sera prima di partire mia figlia mi ha dato un elefante di peluche che le avevo appena regalato dicendomi di darlo ad un bambino meno fortunato. Ho incontrato un bambino di due anni che piangeva. Gli ho regalato il peluche e lui è stato contentissimo, restituendomi un sorriso che non dimenticherò.





Questa è un'intervista pubblicata il 26-08-2016 alle 11:58 sul giornale del 27 agosto 2016 - 5693 letture

In questo articolo si parla di cronaca, michele pinto, terremoto, protezione civile, intervista, Maurizio Lodico e piace a Daniele_Sole

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.biz/aAyQ





logoEV