NeT aT wOrK. Ogni abitante deve sentirsi un operatore turistico

mauro pierfederici 25/08/2016 - Continuiamo le nostre conversazioni con gli esperti del territorio, invitando questa volta Mauro Pierfederici, consigliere delegato alla cultura del Comune di Senigallia, nonché attore teatrale, a parlare di cultura e turismo e del coinvolgimento della comunità locale.

Mauro, dammi una tua definizione del binomio turismo/cultura
Il binomio turismo/cultura è così inscindibile che mi fa pensare a quella che in retorica si definisce dittologia, cioè l’unione di due parole complementari e simili per significato: è vero che il significato non è simile, ma è altrettanto vero che non si dà l’uno senza l’altra, specie nei nostri luoghi, dove anche un turismo d’evasione, o distratto, non può ignorare storia (storie), bellezza, identità; anche il solo sfiorare con gli occhi un territorio come il nostro lascia tracce nella memoria, del resto una delle motivazioni per cui si fa turismo/cultura è proprio quella di tornare a casa con bei ricordi (e chi opera nel settore dovrebbe sempre tenerlo presente). Naturalmente il binomio non riguarda solo chi viene da fuori; chi abita in un territorio prova un sottile piacere nello scoprirne, o riscoprirne, le peculiarità. Al binomio è legata, sempre, la curiosità (suscitarla è un mestiere!).

Come una comunità locale potrebbe essere coinvolta in un percorso partecipativo che declini tale binomio.
La città, il piccolo comune, il territorio, visti da chi amministra e chi vi abita come “centri di educazione permanente”, in cui le associazioni che innervano i luoghi e i singoli affianchino chi li governa con lo spirito del rabdomante. Possiamo dirci al passo con i tempi quanto vogliamo, ma è attraverso la captazione fine delle idee (spesso anche importate da altre zone) e delle esigenze di chi si muove, che turismo/cultura hanno sviluppo; ogni abitante di un determinato luogo, con la conoscenza che ne ha, deve sentirsi un operatore turistico, l’identità locale è connessa alla cultura dell’accoglienza, soprattutto nelle piccole comunità chi viene da fuori non deve sentirsi “forestiero”…….ma tutto dipende sempre da chi guida i processi, la promozione di un territorio, pur con i più sofisticati e moderni mezzi, non può essere considerato il solo fine a cui tendere, c’è un valore “intangibile” che non attiene alla sola vendita di un “prodotto” (lo sanno fare in molti) ma attiene alla percezione che una comunità ha di sé e che vuol restituire a chi la frequenta.

Fare rete nel turismo è complicato, se dovessi suggerire alcuni passi iniziali…
Ogni volta che sento parlare di rete sorrido, pensando che se ne parla da quando ero ragazzino, ma ancora se ne mettono in pratica solo gli aspetti esteriori, a cominciare dagli slogan, di cui ancora si sente il bisogno, ma che non interessano più: per far rete, in questo ambito, ognuno deve mettere qualcosa a disposizione degli altri, rinunciando a credere di poter essere il solo beneficiario dei flussi turistici e a comportarsi da concorrente degli altri partners; se ognuno si sentisse un anello di una catena (primo o ultimo non importa, le potenzialità non sono le stesse per tutti), rinunciando ad una offerta “generalista” per “piazzare” tutto un territorio e segmentare le “specializzazioni”, sarebbe un piccolo passo avanti, ma la rete (che è molto di più) non è nella nostra mentalità, noi intendiamo l’essere un territorio “al plurale” come una somma di individualità……..la vedo dura.

Come vedi possibile l’integrazione dell’offerta turistica tra le zone costiere e le zone rurali?
Credo di aver in parte anticipato la risposta nel punto precedente, ma ribadisco che è necessaria una mentalità volta alla valorizzazione complessiva, non allo spirito di concorrenza, dovremmo essere “bifronti” come il Giano dei romani, saper guardare alla costa e all’entroterra nello stesso tempo, in ognuna delle località si dovrebbe presentare l’intero territorio come unico, distinguendone poi le peculiarità e suscitando, come ho già detto, la curiosità del turista…..non è cosa facile, ma è in gioco il futuro di un settore strategico della nostra economia.

Commenta la frase: “oggi saper narrare un territorio è doveroso ma implica competenza”
Saper narrare non è da tutti, saper narrare un territorio è un talento che occorre sviluppare: il narratore è colui che sa vedere e sa far vedere, è colui che suscita, che non è mai banale, è colui che sa bene che cos’è l’approssimazione (intesa come esercizio di esperienza dell’altro, non come pressapochismo)…….oggi non è più il tempo della improvvisazione dei pionieri, oggi chi viaggia (ma anche chi è stanziale) va spesso alla ricerca della complessità ben presentata, per suscitarne l’interesse occorre professionalità e sicurezza, ma anche perizia non solo tecnica, perché la comunicazione evolve velocemente ed è necessario essere flessibili e pronti alle novità, ma nel settore turismo/cultura le competenze non si improvvisano, non ci si può accontentare della qualità percepita, che è una categoria del marketing, ci deve essere una buona conoscenza dei “fondamentali” ma anche versatilità multidisciplinare: si ha a che fare con due identità a confronto, quella del territorio che si narra e quella del visitatore, che sarà aiutato a diventare “spettatore accorto” dei luoghi che visita: così si farà un buon servizio al turista e al territorio.





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 25-08-2016 alle 18:10 sul giornale del 26 agosto 2016 - 1256 letture

In questo articolo si parla di cultura, lavoro, alberto di capua, mauro pierfederici

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.biz/aAxx

Leggi gli altri articoli della rubrica NeT aT wOrK


luigi alberto weiss

26 agosto, 11:12
Ma questo Pierfederici non era tra i barricaderi che si opponevano agli stemmi papali in piazza del Duomo, per rivendicare la laicità di Senigallia e la condanna di papa Pio IX? Questo Pierfederici è anche consigliere delegato alla cultura del Comune? Qualcosa non torna...