Incontri di fotografia del Musinf: a palazzo del Duca la presentazione del libro sui viaggi polari di Ivo Pannaggi

24/08/2016 - Il cartellone degli eventi, programmati dal Musinf per gli incontri di fotografia dell'estate 2016 prosegue il 25 agosto alle ore 21 al palazzo del Duca (ingresso sala video dell'ex ostello) con la presentazione del prezioso libro sui viaggi polari compiuti dal famoso pittore, architetto futurista Ivo Pannaggi nel periodo tra maggio del 1936 e giugno del 1938. Anni in cui l'artista intraprese tre viaggi (Lapponia, Groenlandia e Antartide) come inviato della Gazzetta del Popolo di Torino.

Questo giornale pubblicò i suoi reportage a puntate. Alla presentazione ci sarà il figlio di Pannaggi, Marco. Dopo i saluti del sindaco Maurizio Mangialardi, dell’assessore alla cultura Simonetta Bucari, di Lorenza Bravetta, direttrice del Centro Italiano per la fotografia di Torino e già promotrice delle attività in Europa di Magnum a Parigi, ci saranno gli interventi di Luca Natali, Luigi Ricci, curatore del libro, Carlo Emanuele Bugatti, direttore del Musinf, Stefano Schiavoni, coordinatore della Biblioteca arti visive del Musinf.

L’iniziativa si deve alla sinergia del Centro Studi Pannaggi e del museo della fotografia di Senigallia. Stefano Schiavoni, ricordando la figura di Mario Verdone, subito dopo la scomparsa, aveva segnalato il progetto della Mediateca delle Marche di curare un’edizione dell’intervista video di Carlo Emanuele Bugatti a Mario Verdone, che raccoglie il racconto della vita del grande critico, dei suoi incontri e delle sue esperienze. Si tratta di una documentazione video di straordinaria suggestione ed ampiezza, che descrive fasi significative della storia del cinema italiano, la fondazione della scuola di cinematografia a Cuba, la partecipazione di Mario Verdone alla commissione giudicatrice dei premi Oscar. L'intervista segnalava poi dettagliatamente come Verdone conservasse con affetto opere del futurista marchigiano Ivo Pannaggi e la documentazione del loro intenso rapporto epistolare.

E' proprio l'interesse della Fondazione Pannaggi intorno allo studio di questa documentazione epistolare al centro dei contatti recenti Fondazione-Musinf. Una collaborazione da cui nasce anche l’attuale presentazione al palazzo del Duca del prezioso libro sui viaggi polari di Pannaggi. Alla presentazione sarà presente il figlio di Pannaggi. “Il mio incontro con Mario Verdone” ha raccontato il prof. Bugatti “era nato dal fatto che Verdone si era molto interessato alla collaborazione del Museo senigalliese con il Museo di Mosca. Una collaborazione, che aveva portato alla mostra delle opere di Majakovskij alla rocca Roveresca di Senigallia, in cui è stato sottolineato come Majakovskij fosse stato il primo iscritto al movimento futurista russo”.

“La casa romana di Mario Verdone“ aggiunge il prof. Bugatti ”era un vero museo del futurismo, con tantissime opere raccolte e salvate dal grande studioso. Verdone era stato definito il detective del futurismo, perchè era riuscito a valorizzare il ruolo storico internazionale del futurismo italiano, identificando i tanti autori che, in tutto il mondo, al futurismo avevano aderito”. Mario Verdone nato ad Alessandria il 27 luglio 1917, è morto a Roma il 26 giugno 2009. Critico cinematografico, saggista e studioso del futurismo. Rimasto orfano del padre, deceduto in guerra, era cresciuto a Siena, città d'origine della madre. Aveva studiato presso il Liceo classico senese. Poi si era laureato prima in Giurisprudenza, nel 1940 con Norberto Bobbio, con una tesi in Filosofia del diritto poi, nel 1942 in Scienze Politiche con Andrea Rapisardi Mirabelli, discutendo una tesi in Storia delle dottrine politiche. Già nel 1941 Mario Verdone si era trasferito a Roma, avendo avviato la collaborazione con le testate cinematografiche Bianco e nero e Cinema.

Docente di Storia e Critica del Cinema nonché studioso di tutte le forme d'arte e di spettacolo, dagli anni cinquanta aveva intrapreso la carriera universitaria con corsi liberi di "filmologia", in vari atenei, in sinergia con il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. Nel 1965, svolse in organizzazioni internazionali l'innovativa Libera Docenza di "Storia e critica del Film". Insieme a Roberto Rossellini fu anche direttore del Centro Sperimentale di Cinematografia. Dopo un intervista video del prof. Bugatti a Verdone, erano stati Graziella Falconi e Alberto Galanti a predisporre un primo riordino della corrispondenza dello stesso Verdone con il futurista marchigiano Ivo Pannaggi. Protagonista di primo piano del futurismo Ivo Pannaggi era nato a Macerata il 28 agosto 1901, da Umberto e Maria Caramico. Aveva compiuto gli studi classici ed esordito giovanissimo come vignettista, caricaturista e pittore autodidatta.

Trasferitosi a Roma nel 1918 si iscrisse prima all’università “La Sapienza”, frequentando i corsi di fisica e matematica, poi nel 1922 quelli della Scuola Superiore di Architettura. Le sue ricerche di dinamismo plastico hanno trovato espressione conclusiva nel quadro Treno in corsa (1922). Ha preso parte a numerose esposizioni: Praga (1921), Berlino (1921), Düsseldorf (1921), Anversa (1921), Roma (personali 1921 e 1923), Venezia (biennale 1926), New York (1926). Corrispose con Marinetti, inviando nel 1921 un collaggio postale, documento certo anticipatorio nella storia della mail-art. Come caricaturista collaborò all’Index di Bragaglia. E’ definito dalla critica “futurista di sinistra”. Si dimostrò precoce nell’aprirsi alle avanguardie europee, in particolar modo al Purismo francese, al De Stijl olandese, al Costruttivismo russo-tedesco e al Suprematismo russo. Firmò insieme a Paladini il Manifesto dell’arte meccanica futurista e nello stesso anno (1922) organizzò a Macerata la Prima Esposizione Futurista nell’ambito dell’Esposizione Provinciale d’Arte.

Nell’estate del 1922 scrisse alcune poesie con interessanti aspetti tipografici e sonori con protagonista la macchina (esperienza ripresa poi in età matura). Come scenografo, realizzò nel 1922 insieme all’amico Vinicio Paladini il Ballo Meccanico Futurista alla Casa d’Arte Bragaglia e successivamente progettò costumi e scene per L’angoscia delle macchine di Ruggero Vasari. Ha collaborato con allestimenti scenici al Teatro degli Indipendenti di Roma e ha partecipato all’Esposizione Internazionale Teatrale del Municipio di Vienna (1925). Decorò le pareti dei locali della Casa d’arte Bragaglia. Come architetto si dimostrò decisamente avanguardista nella Casa Zampini di Esanatoglia (1925-1926) e nella Casa Benigni di Macerata (1926). Per l’azienda conciaria Zampini eseguì alcuni manifesti pubblicitari, esperienza in chiave costruttivista meccanica continuata poi anche dopo il trasferimento in Germania con influenze dadaiste. Dopo il servizio di leva a Bologna nel 1929 ritornò a Berlino, dove si occupò di giornalismo con articoli di architettura, design ed arte per alcune testate italiane. Iniziò in questo periodo un ciclo pittorico dedicato alle motociclette e ai centauri.

Nel 1931, alla Internazionale di Arte Moderna di New York, sono state presentate alcune sue opere acquistate nel 1926 da Katherine S. Dreier. Si iscrisse al Bauhaus nella sessione invernale del 1932, frequentando un solo semestre, prima della chiusura ordinata dal nascente governo nazionalsocialista. Tornato in Italia riprese gli studi di architettura a Firenze. Nel 1935 si recò per la prima volta in Norvegia ospite del suo amico di scuola del Bauhaus Ola Mørk Sandvik. Scrisse articoli sull’architettura scandinava. Nel 1939 sposò la norvegese Nicoline Daae Meinich, con la quale si trasferì a Berlino ed ebbe il primo figlio Marco nato nel 1941 in Norvegia. Nuovamente in Germania la famiglia affrontò una vita sempre più dura, sia per il regime nazista, sia per i bombardamenti degli alleati su Berlino e nel 1942 decise di raggiungere definitivamente la Norvegia stabilendosi nel paese di Ulnes. Qui Ivo svolse la professione di fotografo alternandola al lavoro di architetto con la ristrutturazione di piccoli esercizi commerciali e la progettazione di interni. Nel 1944 nacque Tito e nel 1945 l’ultima figlia Kora.

Sono da ricordare anche alcune partecipazioni a concorsi come designer, con la progettazione di sedie in legno laminato curvato e monoblocco (Low Cost Forniture Design Competition – The Museum of Modern Art New York 1947). Si trasferì ad Oslo nel 1949 dove collaborò prima al progetto per la fabbrica del Municipio di Oslo, poi per una Casa di Comunità nella regione di Finnmark e per gli impianti delle Olimpiadi invernali del 1952 ad Oslo. Sono del 1954 alcune sedie di concezione originale: modellini in alluminio, in legno, in plexiglass ed un prototipo in legno macassar. Dal 1954 al 1957 fu impiegato come primo architetto di reparto dell’ufficio dell’Architetto di Stato. Successivamente realizzò i progetti per alcune ville e atelier. Pubblicò nel 1962 un’interessante monografia con contenuti sull’interpretazione dell’arte contemporanea e sulla sua opera artistica, in una veste grafica e tipografica molto curata. Nel 1967 abbandonò provvisoriamente la professione di architetto, la quale non gli permetteva di realizzare i propri progetti, subordinato alle esigenze stringenti dei committenti.

Ormai vicino alla pensione, prese la decisione di occuparsi in fabbrica nella mansione di operaio alle macchine. Avendo in questo periodo più tempo libero disponibile riprese l’attività artistica espositiva. Il 1969 coincise con un breve periodo di progettazioni, le ultime come Pannaggi architetto. Nel 1971 si trasferì definitivamente a Macerata, dove continuò la sua variata vita artistica partecipando ad eventi culturali, dipingendo, esponendo, curando pubblicazioni, stampando grafiche e realizzando scenografie per compagnie teatrali. Morì l’11 maggio 1981 a Macerata presso la casa di riposo.      
 







Questo è un comunicato stampa pubblicato il 24-08-2016 alle 16:37 sul giornale del 25 agosto 2016 - 554 letture

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