Una lettrice denuncia: 'Morire in casa, la legge lede la dignità personale'

Medico 22/08/2016 - Chiedo cortesemente un po’ di spazio per denunciare un fatto che è forse sconosciuto ai più, ma che sta creando disagio e indignazione in numerosissime famiglie colpite dalla perdita di un loro congiunto. Chiedo scusa anche per dover turbare per un momento il clima vacanziero e spensierato di questi giorni, ma purtroppo tutti sappiamo che il dolore fa parte dell’esistenza quotidiana di tantissime persone.

Chi come me e la mia famiglia ha avuto modo, suo malgrado, di sperimentarne gli effetti, sa che il DPR 285 del 1990, che disciplina l’attività di polizia mortuaria, contiene disposizioni che possono diventare gravemente lesive della dignità personale senza per altro avere fondate motivazioni né di carattere sanitario, né di carattere legale. Benché il decreto sia vecchio ormai di oltre un quarto di secolo, recenti disposizioni ne hanno imposto il rispetto acritico e passivo con le conseguenze che intendo fermamente denunciare.

Il decreto in questione prevede testualmente che dopo la morte di una persona “la visita del medico necroscopo deve sempre essere effettuata non prima delle 15 ore dal decesso (…) e comunque non dopo le 30 ore”. Questo significa, soprattutto nei decessi avvenuti nella propria abitazione, che il defunto possa essere “visitato” anche fino a 30 ore dopo la sua morte, così come purtroppo è successo nel caso del mio congiunto. Naturalmente in tutto questo tempo vige l’assoluto divieto di comporre il corpo e prepararlo in maniera dignitosa, lasciandolo nelle condizioni comprensibilmente pietose in cui si è verificato il decesso nel suo letto, esponendo tra l’altro defunto e familiari alla vista di tale situazione indecorosa da parte di amici e parenti che com’è logico vengono in casa per le visite di condoglianze.

Evito inoltre di scendere in macabri particolari, del resto immaginabili, nel riferire le difficoltà e le conseguenze indicibili causate dal trattamento del corpo del defunto dopo 30 ore dalla morte. Avrei certamente evitato di esporre in pubblico tali dolorose considerazioni se la testimonianza degli addetti all’impresa funebre non mi avessero confermato che l’angosciosa mia esperienza personale capiti in realtà in casi frequentissimi, provocando indignazione e sconcerto in tante famiglie, già provate dal dolore per la perdita di un proprio caro. In questioni così sensibili e delicate non si può lasciare che la burocrazia abbia il sopravvento.

Ci sarebbero mille modi, anche con la strumentazione scientifica oggi a disposizione, per evitare simili indecenze, soprattutto nei casi in cui non vi siano elementi per dubitare sulla causa del tutto naturale del decesso. Spero che la mia testimonianza non sia ritenuta solo lo sfogo di una persona sconvolta dal dolore per il lutto subito, ma la denuncia civile di una diffusa situazione, lesiva della dignità e del rispetto dovuto ai defunti e alle loro famiglie.





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 22-08-2016 alle 09:42 sul giornale del 23 agosto 2016 - 2652 letture

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