Scuola di pace: "non stanchiamoci di trovare nuove strade per un futuro di Pace"

01/08/2016 - Passeggi con i tuoi nipoti per il lungomare di Nizza, dopo aver guardato i fuochi artificiali, uno spettacolo di luci e colori. Fai due chiacchiere con in tuoi amici in un fast-food nella periferia di Monaco, in Baviera, in una calda serata di luglio. Celebri la messa a Rouen, un piccolo paese in Normandia, come hai fatto per tanti anni.

Sei nato da pochi giorni ad Aleppo, in Siria, venuto al mondo perché anche in guerra c'è spazio per il futuro e per la vita. Sei uno straniero in visita a Dacca, in Bangladesh e stai seduto ad un tavolo di un ristorante. Sei in un locale gay a Orlando, in Florida, nel cuore della notte. Sei uno giovane ricercatore che cerchi di capire il mondo del lavoro in Egitto.

Non importa se sei un nonno, uno studente, un prete, un neonato, un viaggiatore, un gay o un ricercatore. Comunque vieni ucciso per mano omicida da parte di chi pensa che tu rappresenti una minaccia dal punto di vista culturale, politico, religioso o militare. Oppure perché, soltanto dal punto di vista simbolico, tu rappresenti il mondo dei “nemici”, di coloro che portano la responsabilità storica dell'ingiustizia che sento su di me, sul mio popolo. Muori perché fai parte del mondo dei ricchi, dei privilegiati e io sono povero, emarginato. E arrabbiato.
Sembra non esserci via di uscita alla spirale di violenza che si è acuita in questa estate 2016. Siamo nel pieno della tempesta, la polvere e il rumore degli spari o delle spade sguainate ci hanno annebbiato la vista. Non riusciamo a guardare avanti, a trovare una direzione, una via d'uscita. Prevalgono le voci di chi urla di più, di chi usa toni apocalittici, di chi presta il fianco alla paura, alla rabbia, alla chiusura. Le ragioni della pace tentennano, non si riesce a trovare un interlocutore credibile.
Ma, a pensarci bene, non abbiamo alternativa alla pace ed alla convivenza tra le diversità. Paradossalmente, la violenza indiscriminata, che sta colpendo in tutte le latitudini e le longitudini, ci accomuna, ci fa vedere un destino comune.
L'orrore può portaci alla violenza o alla pietà. Lo strazio di una madre a cui una bomba ha ucciso il figlio appena nato può toglierci il respiro oppure può motivare ancora di più, semplicemente sul piano dell'umanità, il nostro impegno per lasciare ai nostri figli un mondo migliore.
Non è in corso una guerra di religione; è l’aggressione alla vita in tutte le sue forme. E la cultura della vita deve rispondere alla cultura della morte con segni tangibili di unità e di fratellanza, come questa foto del 2012, simbolo dell’incontro di culture e religioni diverse, di عدسة شاب حمصي | Lens Young Homsi, e postata da Amina Dachan sulla sua pagina facebook; una foto la cui didascalia è un inno alla condivisione e all'intelligenza:

"In meno di 100 mq troviamo il simbolo della fratellanza e dell'Unione che forse non si trova in nessun altro posto al mondo. L'alternarsi di due chiese e due moschee nelle zone assediate dal regime siriano". Qui sono nate le religioni e qui hanno camminato per secoli mano nella mano. Non permetteremo a nessuno di dividerci. Siamo nati fratelli e tali rimarremo”.
Jamal Aldeen Mosque - Lady Alsalam Church - Thee Alkala' Mosque - Alsenodes Anglican Church
Bustan Al Dewan , 28 / 10 / 2012

Come Scuola di Pace, mai come in questi giorni sentiamo sulle nostre spalle il peso della responsabilità che sta dietro la parola Pace. Non un sogno, non un ideale, non solo una bandiera. Ma un insieme di atti concreti di accoglienza, di amicizia, di restituzione. Il massimo di giustizia possibile, qui ed ora. Non si può uccidere ma non si può neanche assistere inermi all'uccisione di uomini e donne. Non stanchiamoci di trovare nuove strade per un futuro di Pace.





Questo è un articolo pubblicato il 01-08-2016 alle 10:06 sul giornale del 02 agosto 2016 - 347 letture

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