Piazza Garibaldi: Gsa, 'Se fossi un albero...'

Piazza Garibaldi 27/07/2016 - Abbiamo inaugurato la nuova piazza a Senigallia, tra discorsi, sorrisi di circostanza, e taglio dei nastri; io ho pensato che non vorrei essere un albero in questa città nell’era Mangialardi.

Come albero avrei poche possibilità di sopravvivere ad una politica aggressiva e di immagine molto attenta alle apparenze. Se fossi un albero nell’era Mangialardi, la mia vita, non avrebbe valore rispetto ad un passaggio pedonale, ad un cancello, ad un parcheggio o ad una piazza di grande prepotenza visiva. Il mio vivere, dare ombra e ossigeno sarebbero poca cosa al cospetto di un progetto di città dove mattoni e cemento hanno sicuramente valori più remunerativi.

Se fossi un albero, non vorrei vivere nell’era Mangialardi, perché il mio diritto di vivere sarebbe un ostacolo ai grandiosi progetti di sviluppo mai condivisi con i cittadini; ecco allora che potrei essere abbattuto da un momento all’altro senza preavviso, spesso al mattino presto quando c’è poca gente in giro. Verrei abbattuto tra il silenzio generale di una cittadinanza assuefatta a questo modo di fare e convinta che, gli alberi abbattuti, siano tutti pericolosi e pericolanti.

Se fossi un albero nella città di Mangialardi, ogni mattina leverei lo sguardo verso le altre chiome per vedere chi manca, per fare la conta dei morti, come in guerra. Se fossi un albero, non vorrei vivere in questa città nell’era Mangialardi perché sarei la vittima predestinata, l’anello più debole della catena, quello contro cui riversare tutta la forza di un potere prepotente e ottuso: un albero non si difende, non grida, non aggredisce, non scappa, semplicemente cade.

Cadrei portando con me un tronco, dei rami, delle radici nate in un periodo in cui piantare alberi aveva in sé l’idea di un futuro. Ma adesso non c’è alcuna idea di futuro, c’è solo il tentativo di far passare per progetto l’assenza di prospettiva tanto che, per ogni albero abbattuto, ci si premura subito di informare che altri ne sono stati piantati in altre zone della città. Una visione contabile che, da sola, già da la misura della pochezza del pensiero: abbattere un albero è sempre la soluzione più comoda e più facile Ed è così che Senigallia ha dilapidato il suo patrimonio arboreo all’interno della città riducendo drasticamente i punti di verde sia pubblico che privato. E’ un bene che nessuno di noi sia un albero in questa città nell’era Mangialardi, perché, a quest’ora, saremmo tutti morti.







Questo è un comunicato stampa pubblicato il 27-07-2016 alle 10:19 sul giornale del 28 luglio 2016 - 1408 letture

In questo articolo si parla di attualità, Gruppo Società e Ambiente

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Gli alberi hanno da stare in campagna e nei giardini no nelle piazze.
Ma comunque qualche coccia con le piante di decorazione ci stanno bene, perché non lo fanno??

Maria Soldani

28 luglio, 03:02
Io credo che sia sempre una sconfitta trattare così la natura.Se i lecci fossero stati tutti, nessuno escluso, irrimediabilmente malati, avrei capito la loro rimozione....Ma se qualcuno era curabile, non è stato giusto estirparli x fare tabula rasa....
Spero almeno che non si continui su q strada,disboscando altre aree ben più folte ed ossigenate della precedente piazza Garibaldi... Guardando queste foto, mi sembra una vasta area assai scenografica,perfetta,lo ripeto,X una serie televisiva,tuttavia fredda ed immota, come se la memoria vivente dei poveri alberi abbattuti alegiasse,in modalità silente,nell' aria, aggiungendovi una nota stonata e malinconica,un "memento/mori" da non sottovalutare.... C'è chi denigra la presenza degli Stemmi papali: (questione di coscienza, certo, non condivisibile,almeno X me,ma comunque da rispettare...)e c'e' chi ,invece, avrebbe gradito un pizzico di coscienza ecologica,consentendo che qualche esemplare di leccio potesse sopravvivere, se non altro come muto testimone di uno spazio urbano più spazioso e funzionale.... Un'occasione persa? Un 'opportunita'?Un nuovo contenitore di eventi?Lo scopriremo a breve termine...
Nigallia.

luigi alberto weiss

28 luglio, 15:55
Un'autentica scivolata l'assenza di verde nella piazza rifatta di una città che si vanta di essere ambientalista, con le sue (fasulle) piste ciclabili, le sue Bandiere blu, la sua raccolta differenziata, le sue mense scolastiche a chilometro zero. Va be' c'è la curva della Penna, l'incrocio dell'ospedale, via d'Aquino, ma suvvia non si può avere tutto. A proposito: che fine ha fatto il "consulente" Ceresoni, "verde" della prima ora e boy scout?




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