Lodolini: "le riforme istituzionali sono fondamentali per la crescita"

20/07/2016 - In questi anni, Governo e Parlamento, coerentemente con l'impegno preso davanti agli italiani all'atto dell'elezione di ben due Presidenti della Repubblica, hanno reso questa una Legislatura costituente, ovvero una Legislatura legata alla volontà e all'esigenza di realizzare quelle Riforme che servono al Paese per tornare a crescere.

Tra queste c'è ovviamente la Riforma costituzionale. Ma non solo. Ritengo ingenerosa e sbagliata la critica, di certa vulgata populista e demagoga, secondo cui avremmo sprecato tempo occupandoci di riforme costituzionali ed elettorali, invece di dedicarci alla crisi economica.

Sbagliata e ingenerosa per diverse motivazioni.

La prima, perchè, a mio avviso, non tiene conto di quanto si è fatto contro la crisi: il bonus di 80 euro, una riduzione dell’Irap come mai prima, l’azzeramento dei contributi per i neoassunti nel 2015 e la proroga per 2016, il Jobs Act.

Cose importanti fatte tenendo conto dei vincoli dettati dal combinato disposto di un alto debito pubblico e delle regole europee.  A questi provvedimenti vanno aggiunte le riforme strutturali già realizzate e quelle in itinere – più complesse, ma non meno importanti – su fisco, scuola, PA, giustizia, diritti civili.

Da aggiungere anche una riduzione di tasse senza precedenti negli ultimi vent’anni: dallo scorso giugno, milioni di italiani non pagano la Tasi sulla prima casa così come non pagano Imu e Irap agricola e Imu su imbullonati.

Più attenzione al disagio economico più acuto, rafforzare il potere d'acquisto dei pensionati a più basso reddito e agire in favore dei lavoratori incapienti. Questa è adesso la priorità numero uno.

Presto il disegno di legge sulla lotta alla povertà. 1,4 miliardi di risorse complessive per una misura universale di contrasto alla povertà e per l'inclusione sociale. Sarà destinata prioritariamente a famiglie con minori o con disabili gravi a carico e a soggetti disoccupati con più di 55 anni. L'obiettivo è quello di tutelare i soggetti più deboli, coloro che vivono la povertà assoluta. La crisi ci ha lasciato un numero inaccettabile di persone che vivono in povertà assoluta e i nostri sforzi dei prossimi mesi dovranno essere rivolti soprattutto a cambiare le loro condizioni di vita.

Inoltre. Nella prossima legge di stabilità ci saranno interventi per pensionati al minimo e lavoratori in capienti. In questi due anni abbiamo adottato provvedimenti molto significativi per incentivare gli investimenti delle imprese e le assunzioni stabili e per incrementare il reddito dei lavoratori dipendenti sotto i 1500 euro di stipendio mensile netto.

La seconda, fondamentale motivazione che mi induce a ritenere infondata questa critica è che le istituzioni sono decisive per la crescita.

Fino ad oggi l’Italia è stata classificata fra le democrazie non decidenti. Una democrazia che non decide non scioglie i nodi, non risolve problemi, li rinvia e non si adatta tempestivamente alle esigenze del tempo e della società che cambia.

E quando questo succede, le persone e le imprese trovano il modo di sciogliere i nodi da sé, arrangiandosi, servendosi dei propri sistemi di relazioni o favori.

È, questo, tema centrale, dal punto di vista della crescita. Se le istituzioni non decidono, il privato si arrangia e il mercato non funziona. In tale contesto possono trovare spazio favoritismi, lobbismo, corruzione. Da qui la svalutazione del merito, il peso eccessivo delle burocrazie. Gli italiani non sono intrinsecamente più corrotti di altri popoli.  Hanno un’amministrazione che funziona peggio che altrove. E funziona peggio perché le istituzioni troppe volte non decidono.

Avevamo leggi elettorali, il Porcellum ma non solo, che obbligava a fare coalizioni, spesso complesse e litigiose. I governi avevano orizzonti temporali brevissimi come ho provato a raccontare le precedente articolo.  Con gli orizzonti brevi e la litigiosità della nostra politica non si riuscirebbe ad amministrare neanche un condominio.

Quindi dovevamo porvi rimedio.

Una seconda evidente causa di inefficienza è il bicameralismo perfetto. Il problema non è tanto il tempo necessario per approvare una legge, ma soprattutto le molte coalizioni di blocco che si possono formare in ogni commissione e in aula durante l’esame dei provvedimenti, coalizioni che sono spesso diverse fra Camera e Senato. Il bicameralismo perfetto, nell’ambito di un sistema parlamentare puro, è un fattore di immobilismo e scoraggia l’assunzione di decisioni.

Un ragionamento analogo si applica al tema della riforma del Titolo V.  Anche in questo caso il problema è che dobbiamo ristabilire dei precisi centri di responsabilità, definendo meglio chi fa e che cosa.

Le riforme istituzionali sono dunque essenziali per sostenere l’economia.

Le riforme ci aiutano dunque a immunizzarci dai formidabili rischi macroeconomici che girano per il mondo e che sembrano nuovamente generare reazioni di paura se non di vero e proprio panico nei mercati.


Nei giorni scorsi il Centro Studi di Confindustria ha scritto «Se il referendum fallisce, l'Italia in recessione» esplicitando in 5 punti gli effetti del "no":

1. Aumentano i rendimenti dei titoli sovrani (+300 punti il BTP decennale)
2. Difficoltà nelle aste di titoli di Stato
3. Fuga di capitali dal Paese
4. Crolla la fiducia di famiglie e imprese (-1 punto % di propensione al consumo)
5. Si svaluta il cambio dell’euro (se i capitali escono dall’Eurozona)

È vero, i rischi per l'Italia sono notevoli: ma non dobbiamo evocare la paura. Perché nel nostro DNA c'è la speranza, non la paura. Costruire una proposta, non evocare una minaccia. Parliamoci chiaro: con il Sì al referendum l'Italia diviene un Paese più semplice. Ci saranno meno politici, meno sprechi di tempo e denaro, più partecipazione, più chiarezza di ruoli.


Dopo che i britannici hanno votato per la Brexit, accortisi di ciò che hanno fatto, cercano di inventarsi qualche soluzione di ripiego, i commentatori internazionali mettono nel mirino il referendum costituzionale del nostro Paese.

Tutti noi chiediamo all’Europa di fare di più per la crescita, tramite politiche monetarie e di bilancio espansive, e di farlo rapidamente.  Lo chiediamo con grande forza nella convinzione che altrimenti è a rischio l’Euro e l’intero progetto europeo.

Condivido queste richieste e queste preoccupazioni. Ma aggiungo che ciò che possiamo fare noi nelle prossime settimane, approvando le riforme della Costituzione e della legge elettorale, non è meno importante per la crescita di ciò che possono fare in Europa.


da On. Emanuele Lodolini
parlamentare Pd




Questo è uno spazio elettorale autogestito pubblicato il 20-07-2016 alle 08:25 sul giornale del 21 luglio 2016 - 561 letture

In questo articolo si parla di emanuele lodolini, politica, roma, ancona, pd, spazio elettorale autogestito

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Commento modificato il 20 luglio 2016

Ancoooora ! E basta dai, per favore ............... un comunicato al giorno per lo stesso argomento NO, non è proprio possibile leggerlo, ma soprattutto sostenerlo.

Una mela al giorno, leva il medico di torno. Non è più vero, con questi soggetti non funziona più neppure questo detto popolare. Questi piddini stanno sfasciando proprio tutto a partire dalla Costituzione.
At salut.
p.s. un comunicato al giorno, un commento al giorno, vediamo chi resiste di più.

E se provaste a leggerlo l'articolo? E magari ad argomentare sui contenuti?

Posto un articolo di Repubblica che smonta tutta la seconda argomentazione. (Repubblica, non Il Giornale).
http://clericetti.blogautore.repubblica.it/2016/07/01/la-scusa-del-brexit-e-il-terrorismo-con-le-previsioni/

La prima argomentazione non c'entra niente con le riforme istituzionali ed è solo propaganda politica.

Smontare mi sembra una definizione esagerata.
Clericetti, nel suo blog ospitato da Repubblica semplicemente sostiene, senza alcuna prova, che le previsioni di Confindustria sino false.
Ed io, senza alcuna prova, sostengo che l'affermazione di Clericetti è una strumentazione politica.

Leggere l'articolo? Nooooooooo, non hai capito che io ho le idee chiare, se vuoi leggilo tu sei liberissimo di farlo, io sono uno scolaretto un po' discolo, i compiti li ho svolti e continuo a svolgerli quotidianamente, non ho bisogno del suggeritore. E poi che suggeritore, uno che legge solo quello che gli fa piacere ......................
At salut.

Lodolini,
con questa sua propaganda inizia a dare fastidio.

Le ricordo che lei non è qualificato (non essendo neanche laureato) per parlare di riforme costituzionali.

Voi del PD, ragazzotti poco più che imberbi, dal curriculum inesistente, volete mettervi allo stesso livello dei costituzionalisti che sono stati per vent'anni sotto il fascismo e, in genere, erano illustri cattedrattici e intellettuali.

Avete due modi per farmi votare si:

1. Puntarmi una pistola alla testa

2. Versare dieci milioni di euro, esentasse, su un mio conto corrente

p.s.:
Dragodargento, le consiglio di tornare a leggere Topolino, lasci le cose importanti ai grandi e a chi ha studiato.

Già sugli stemmi papali a senigallia ha dimostrato la sua ignoranza storica.

Davide, il tuo insulto è inqualificabile.
Anche io non sono laureato. Eppure conservo il mio diritto di voto. Eppure ho creato e dirigo da 13 anni questo giornale che ti permette di esprimere le tue idee.

Ma tra esprimere idee ed insultare ce ne passa. E tu il limite lo hai superato.

conservatori erano una volta certi destrorsi che dovevano conservare privilegi.Ora a volere conservare questi privilegi sono anche certi della sinistra che vedono in una democrazia più agile e rispondente alle esigenze della società in evoluzione un altolà ai privilegi acquisiti.La cosa mi rattristisce non poco e mi fa "dubitare " sulla loro buona fede. Poi la cavolata sull'essere laureati mi manda in bestia. Una vita per causa del mio lavoro ho dovuto combattere con laureati ignoranti e presuntuosi che nascondevano la loro ignoranza dietro il pezzo di carta.Ho avuto anche la fortuna di collaborare con non pochi laureati di qualità che hanno saputo arricchirmi e con tanta gente ricca di cultura e priva di laurea

luigi alberto weiss

27 luglio, 07:40
L'anconetano parlamentare pacioccone continua a diffondere questi comunicati (che se deve fa per campà!) per rispettare il suo dovere di soldatino del Pd. Un tempo, quando c'era il PCI (Partito Comunista Italiano), i suoi iscritti più volenterosi di domenica andavano casa per casa a vendere l'Unità, giornale fondato da Antonio Gramsci (andate a vedere su una qualsiasi enciclopedia chi era). Adesso invece circolano questi comunicati con cui si tenta di convincere il prossimo della bontà della "mirabolante" riforma costituzionale, che in pratica darà tutto il potere al governo nazionale. Alla faccia di Regioni e Comuni, contando sul trucco propagandistico della velocità, della modernità delle decisioni che tanto effetto ottiene sul diffuso provincialismo di casa nostra. Ma sarebbe bene, soprattutto in questo caso, non dimenticare un antico proverbio: la gatta frettolosa fece i gattini ciechi.