NeT aT wOrK: la difficile integrazione tra turismo rurale e costiero

15/07/2016 - La visione costo-centrica del nostro turismo è difficile da contrastare tanto da determinare un imbarazzante macro-campanile tra turismo di costa e zone rurali. Invece, sarebbe così indispensabile che convergessimo tutti verso un turista desideroso di conoscere offerte integrate non solo territorialmente ma anche nei servizi. Ne parliamo con Antonio Guarino, Presidente del Consorzio Turistico Esino-Frasassi.

1 - Antonio, parlaci sinteticamente del Consorzio.
Il Consorzio Turistico Esino-Frasassi è un'organizzazione turistica costituita da imprese turistiche private ed Enti Pubblici, tra cui l'Unione Montana dell'Esino Frasassi, Ente Gestore del Parco Regionale, il Consorzio Frasassi, il GAL Colli Esini San Vicino, la Fondazione Carifac. Privati e Pubblico insieme per la valorizzazione turistica del territorio consortile con l’obiettivo di farlo diventare “destinazione turistica attraente”. Il Consorzio è un’organizzazione che lavora nella logica di DMO – Destination Managment Organization – ovvero, si pone come coordinatore e promotore di attività per conferire unitarietà alla promozione turistica partendo dalla valorizzazione del patrimonio turistico esistente. Al Consorzio aderiscono 31 comuni, di cui 28 sono in provincia di Ancona, e 3 in quella di Macerata; in tale ambito risiede una popolazione di circa 144mila abitanti e sono presenti circa 486 imprese turistiche.

2 - Come può essere gestita un’aggregazione così grande fatta da tanti soggetti così diversi?
I primi elementi su cui costruiamo la nostra azione sono quelli di sviluppare “la conoscenza” e di consolidare “la consapevolezza” tra gli abitanti del territorio, le Imprese e gli Amministratori Comunali dell’importante patrimonio turistico che si possiede, cercando, altresì, di tendere al superamento delle mentalità “campanilistiche”, ancora molto radicate. Di conseguenza, sottolineiamo i vantaggi della rete, per le sue tante sinergie, i risparmi e i vantaggi di una promo-commercializzazione comune. C'è, tra l’altro, da considerare che vi è anche un elemento unificante che è quello costituito dalla presenza del GAL che opera da anni per lo sviluppo, anche in chiave turistica, delle aree rurali e interne delle Regione Marche, caratterizzate da un'offerta turistica parcellizzata, principalmente di tipo agrituristico ed extra- alberghiero, per la quale sono necessarie strategie turistiche differenti da quelle adottate sulla costa caratterizzate dal ‘prodotto’ Mare.

3 - La storia recente racconta che fare rete con Le Amministrazioni locali in ambito turistico risulti spesso faticoso. Quali sono, secondo te, le ragioni di questa difficoltà e come pensi si possano superare?
Le difficoltà derivano da diversi fattori che scaturiscono, essenzialmente, dagli indirizzi politici poco chiari sia a livello nazionale che regionale. Unitamente a ciò è molto diffusa (non voglio definirla “incultura” turistica) la “scarsa” attenzione al turismo specialmente nei comuni dell’entroterra. Per molti decenni il territorio in cui operiamo ha conosciuto la stagione d’oro delle attività metalmeccaniche e manifatturiere. La crisi economica globale, il nuovo assestamento del capitalismo, ha trovato il territorio, i suoi abitanti, le imprese e gli Amministratori impreparati alla nuova situazione ed alla perdita di moltissimi posti di lavoro. Se queste sono le ragioni, noi oggi affermiamo che la crisi economica deve essere considerata come una opportunità per fare affermare un nuovo modello di sviluppo economico fondato sul turismo e che deve essere capace di far recuperare una parte dei posti di lavoro perduti. Un turismo che deve portare in sé un forte carattere di identità derivante dall’ambiente, dalle tradizioni e dall’enogastronomia, tutti elementi che ci difendono e ci proteggono dal rischio di delocalizzazione che ha distrutto il nostro manifatturiero. Infine, possiamo dire che la rete tra le Amministrazioni è mancata anche per il fatto che non vi sono all’interno di esse competenze di tipo destination e marketing management; come pure, la programmazione pubblica è sorda alle istanze reali di business delle imprese turistiche che hanno invece necessità di costruire sistemi integrati di servizi ad ampio raggio, per poter offrire proposte competitive al mercato e in particolare al turismo di nicchia.

4 - Oggi l’Europa destina alle zone rurali marchigiane decine di milioni a favore del turismo. Ritieni che ciò potrà rappresentare una buona opportunità per il rilancio delle zone interne? E puntando su quali priorità?
Si, dall’Europa ritornano sotto forma di contributi una parte delle risorse che come Paese conferiamo all’Europa. Questi fondi sono prioritariamente destinati all’agricoltura montana e collinare ed in questo ambito solo una parte, una parte limitata, è destinata al turismo delle zone rurali. Questa destinazione essenzialmente deriva dal concetto che il turismo rurale debba essere considerato un’attività complementare a quella principale agricola. Pertanto, i fondi destinati al turismo devono tendere alla individuazione ed alla promozione di tutte quelle eccellenze che la società agricola ha trasmesso a noi nel corso degli ultimi secoli. La priorità, quindi, è lo sviluppo di un turismo esperienziale che parte dal basso e che deve essere capace di attrarre i turisti sul nostro territorio. E' necessario che nella erogazione dei fondi vengano recepite le istanze delle imprese e dei sistemi locali al fine di valorizzarne lo sviluppo in chiave turistica. Ma come dicevo prima, mancano la professionalità e la cultura turistica dato che in passato si è puntato su altri settori. Il Consorzio è nato anche per dare una risposta alla mancanza di una strategia turistica locale a fronte della nuova programmazione dei fondi europei. Il Consorzio è divenuto così soggetto di riferimento, uno stakeholder, che ha cercato di supplire alla carenza di un'organizzazione capace di sviluppare professionalità e cultura turistica nelle aree rurali, mettendo al centro nel nuovo sistema turistico locale gli operatori privati in primis. E, in fondo, è questo l'approccio richiesto dall'Unione Europea nelle politiche di sviluppo locale e nell'utilizzo dei fondi.

5 - Ritieni che l’Accoglienza, l’Ambientazione, l’Attrattività, l’Animazione e l’Accessibilità (5A) siano dimensioni oggi presenti nelle nostre destinazioni turistiche? e magari su quali dovremmo concentrarci di più?
Nel quadro territoriale del consorzio la situazione non è omogenea. Ci sono zone in cui si manifesta molta attività in altre meno. L’accoglienza deve essere omogeneamente di qualità e la cura dell’ambiente ha bisogno di maggiore attenzione; l’attrattività, inoltre, richiede una moderna forma di comunicazione non solo attraverso il Web, così come l’animazione deve saper cogliere le nuove tendenze turistiche; infine, l’accessibilità deve essere massima. La nostra capacità deve essere in grado di coniugare tutti insieme gli elementi presenti nella domanda. Il Consorzio nasce proprio per cercare di mettere a sistema questi fattori, le 5 A, e di svilupparli con il supporto di tutti all'interno di una visione strategica locale. Sicuramente la competizione globale è accanita e pone i nostri territori ai margini del turismo, ma quello che ci interessa in termini di target sono le ‘nicchie’ con le quali sviluppare un turismo sostenibile e non di massa, capace di soddisfare esigenze di business delle piccole imprese locali.

6 - Offrire una visione più completa del nostro territorio significa integrare turisticamente la costa con le zone interne. Quali passi sono stati fatti finora e quali ancora dovranno essere fatti?
Questo è l’aspetto più dolente che io considero quasi irrisolvibile. Al momento non si percepiscono segnali tendenti all’integrazione in quanto la costa, che accoglie il maggior numero dei turisti che scelgono le Marche, considera marginale il rapporto con l’entroterra. La questione dell'integrazione turistica tra “costa e zone interne”, meglio “rurali”, è una necessità non recente ed una disputa che va avanti da troppo tempo. La costa (80% del fatturato turistico regionale) che ragiona in termini di sviluppo del comparto alberghiero, non deve vendere solo mare ma anche “escursioni” verso l'interno (il territorio consortile, di recente, ha fatto parte del STL – Misa Esino Frasassi a regia Senigalliese – in cui, si doveva riuscire a distinguere lo “sviluppo del prodotto dalla logica del pacchetto e del momento commerciale”). Costa e zone interne possono e devono essere integrate nelle nuove strategie di sviluppo turistico, tenendo però conto del fatto che l'area rurale non è ad oggi sviluppata in termini di reti di servizi (accoglienza, trasporti, eventi, servizi ecc.). E visto che la programmazione UE tocca lo sviluppo sia delle aree rurali che di quelle costiere, è assolutamente necessario che si adottino strategie maggiormente convergenti. A tale proposito, ci tengo a sottolineare che lo sviluppo del prodotto “rurale” non è a vantaggio solo dell'interno perchè mentre sviluppiamo il sistema turistico rurale anche la costa potrà trarne vantaggio in termini commerciali. Lo stato dell'arte evidenzia, purtroppo, un forte ritardo nello sviluppo turistico delle aree interne a discapito di tutti e a causa di quella scarsa cultura turistica di cui parlavo all’inzio. In definitiva, e proprio alla luce di queste considerazioni che il Consorzio, le Imprese Private, gli Enti Locali presenti nel territorio consortile, devono rafforzare il network turistico della zona rurale per accogliere tutti quei turisti che vogliono conoscere il vero volto della nostra Regione. Tanto, le vere Marche sono RURALI.





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 15-07-2016 alle 10:41 sul giornale del 16 luglio 2016 - 1161 letture

In questo articolo si parla di lavoro, turismo, alberto di capua

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.biz/azfD

Leggi gli altri articoli della rubrica NeT aT wOrK