Le Donne pericolose di Cinzia Tani, l'autrice ospite di Senigallia il 15 luglio

08/07/2016 - Nell’attesa dell’appuntamento organizzato dalla sezione locale della FIDAPA con il patrocinio del Comune di Senigallia il 15 luglio 2016, alle ore 21, in Piazza Manni (adiacente la Biblioteca Antonelliana), ci sembra opportuno presentare la protagonista dell’evento, Cinzia Tani, giornalista e scrittrice, e il suo ultimo libro, “Donne pericolose”, che sarà l’argomento centrale dell’incontro.

Perché le donne raccontate da Cinzia Tani sono “pericolose”? Ci sembra che la “pericolosità” delle protagoniste di questo libro non stia tanto nei rischi che si sono assunte nello svolgere missioni di spionaggio e nel danno inferto ai nemici in tempi di guerra e in situazioni assai delicate, ma soprattutto nel loro grado di emancipazione e nella loro forza d’animo. Sono donne che frequentano territori propriamente maschili, chiamate proprio da uomini in divisa o collocati nei centri di potere a dare il proprio contributo in termini di sottigliezza diplomatica, astuzia, coraggio e abnegazione alla causa; donne che mettono al servizio della propria patria, come Luisa Zeni, o di quella di adozione, come Joséphine Baker, un carattere forte, abituato a districarsi tra le difficoltà della vita, forgiato dal confronto quotidiano con i pregiudizi e gli ostacoli loro riservati dalla società al maschile.

Non donne “rivoluzionarie” in quanto leader di movimenti di rivendicazione femminili, ma “rivoluzionarie” perché hanno preso parte al loro tempo in modo attivo e senza facili scoraggiamenti, raggiungendo una consapevolezza della dignità del genere femminile che, seppure non ancora radicato in tutte le donne della loro epoca, ha rappresentato in ogni caso un modello innovativo e controcorrente. Emblematico il caso di Gertrude Bell, la quale, sebbene non si considerasse da meno di un uomo, era tuttavia contraria alla concessione del diritto di voto alle donne, essendo convinta che le sue contemporanee non nutrissero la medesima consapevolezza e pertanto non fossero ancora pronte a ricoprire un ruolo per cui non erano state adeguatamente formate. Una forte dose di realismo, dunque, che non ne faceva un capopopolo ma un’intellettuale consapevole di come la vera emancipazione dovesse nascere dalla cultura e non da strappi violenti e privi di concrete possibilità di successo.

Una carica dirompente dal punto di vista sociale e del costume, maturata spesso dopo aver vinto battaglie nella vita quotidiana (le limitazioni imposte alla condizione femminile, le difficoltà economiche e i colpi della sorte) e messa poi al servizio di cause importanti: Luisa Zeni ad esempio abbraccia le ragioni dell’irredentismo italiano, Joséphine Baker denuncia con forza il razzismo nei confronti delle persone di colore e Gertrude Bell si prodiga a favore delle popolazioni arabe che avevano aiutato gli inglesi contro l’Impero Ottomano durante la Prima guerra mondiale.

Le biografie della Tani sono ricchissime di particolari e coniugano la scelta di uno scorrevole e piacevole racconto di taglio giornalistico con la precisione nella ricostruzione dell’epoca, sintetica ma incisiva nell’individuazione degli elementi essenziali alla focalizzazione del contesto storico. Le vicende personali delle “donne pericolose” si alternano nel corso della narrazione agli eventi della storia dei popoli: questo rende i ritratti delle protagoniste assai intensi, vivacizzati inoltre da dialoghi e da momenti di scrittura più inclini al romanzesco che finiscono con l’aumentare considerevolmente il grado di coinvolgimento del lettore.







Questo è un articolo pubblicato il 08-07-2016 alle 11:43 sul giornale del 09 luglio 2016 - 1081 letture

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