La Di Francisca e quella pesante eredità jesina

21/06/2016 - Quando si parla di Olimpiadi in Italia non si può non pensare alla scherma, uno sport che fornisce al nostro medagliere sempre un importante e a dir poco fondamentale contributo. Una vera e propria tradizione, anche se, dati e numeri alla mano, non sono poi così tanti quelli che lo praticano.

Ormai Rio 2016 è alle porte ed è lecito chiedersi chi saranno le punte azzurre. Tra queste c'è, senza alcun dubbio, Elisa Di Francisca, già vincitrice di due medaglie d'oro a Londra 2012.

È bello parlare di donne alle ribalta in un mondo e in un settore che è ancora un po' troppo maschilista. La Cagnotto, la Pellegrini e le tante schermitrici dimostrano che c'è anche un tocco di femminilità nell'Italia che si prepara all'avventura olimpica. Hanno quasi tutte una certa esperienza e hanno dimostrato più volte il loro valore e le loro capacità. A 33 anni, Elisa di Francisca ha la maturità giusta per caricarsi sulle spalle delle determinate responsabilità. Anche perché su di lei peserà una certa e non indifferente eredità. Stiamo parlando, ovviamente, del testimone che, idealmente, le ha passato una leggenda chiamata Valentina Vezzali, ritiratasi dopo aver vinto tutto ciò che si poteva vincere. Il ruolo di leader e di guida viene quindi tramandato alla fiorettista jesina. È una donna forte, tenace, caparbia e determinata. Sa di poter entrare nella storia, ma sa anche di dover entrare definitivamente nel cuore, nella mente e nei ricordi di tutti gli italiani. E c'è un solo modo per farlo: vincere. E lei ha già dimostrato di saperlo fare in questi anni. La Coppa del Mondo e il titolo europeo sono lì a confermare il suo livello e il suo spessore.

Io temo esclusivamente me stessa”, questo ha detto Elisa Di Francisca quando qualcuno le ha parlato del numero impressionante di avversarie che hanno come unico obiettivo quello di detronizzarla da regina olimpica del fioretto femminile. Parole e dichiarazioni che dimostrano grande carattere e sicurezza dei propri mezzi e che tentano anche un po' di alzare la posta in gioco. Sono queste le basi solide da cui partire. Perché, ricordiamo che non c'è solo la gara singola, ma c'è anche quella a squadre. E pure là l'Italia si deve confermare. Abbiamo parlato delle sue origini jesine, proprio come la Vezzali e la Trillini, altra icona storica. Sarà una coincidenza. Ma forse no.

Jesi è una sorta di fortino della scherma italiana. Un fortino tutto al femminile e tutto colorato di rosa. Una tradizione che dura vent'anni e che sembra non volersi fermare. Perché di vincere non ci si stanca mai. Saranno solo le lancette del tempo a stabilire la fine e a decidere quando sarà il momento di passare il testimone. Questo è lo sport. Queste sono le Olimpiadi. E siamo sicuri che Rio ci consegnerà un paio di altre spalle pesanti in grado di sostenere questo peso. Perché il nostro Paese e il nostro medagliere ne hanno maledettamente e tremendamente bisogno.





Questo è un articolo pubblicato il 21-06-2016 alle 16:15 sul giornale del 21 giugno 2016 - 512 letture

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