Mangialardi: informazione chiara e corretta per un Sì convinto alla riforma Costituzionale

maurizio mangialardi 12/06/2016 - “Io credo che il nostro primo dovere verso i cittadini sia una informazione chiara e corretta sui contenuti e gli obiettivi della Riforma Costituzionale che porti tutti ad un Sì convinto, necessario per il Paese.

Anzitutto, va detto con forza che la prima parte della Costituzione non è toccata dalla Riforma, cioè i principi fondamentali, i diritti e i doveri dei cittadini, i valori proclamati dai Padri costituenti che stanno alla base della nostra convivenza civile non sono toccati, anzi nella Riforma trovano condizioni più complete, moderne ed efficaci per essere applicati e vissuti. La riforma, infatti, concerne la seconda parte, quella che riguarda l’ordinamento della Repubblica, il suo funzionamento: essa ha come obiettivo di superare l’inadeguatezza delle nostre istituzioni di fronte alle nuove esigenze di organizzazione e di gestione di una società complessa e profondamente mutata rispetto a quella di 70 anni fa: l’avevano intuito così bene i Padri Costituenti da scrivere quell’art. 138 che permette di adeguarla nel tempo, conservandone, dico io, la intangibilità della prima parte, ma adeguandone la seconda per renderla efficace e adeguata alle mutate condizioni del paese.

Negli ultimi trent’anni tutte le parti politiche hanno tentato di cambiare la seconda parte della Costituzione per rendere il nostro sistema istituzionale più moderno ed efficace per i cittadini e costruire uno Stato più efficiente, meno burocratico, ridurre i costi e i privilegi della politica, restituire credibilità alle istituzioni: condizioni fondamentali, queste, per rispondere ai problemi della gente e difendere la nostra democrazia.

Continuare, oggi, ad evocare la necessità di cambiare, come fanno molti da destra a sinistra, senza mai accettare il cambiamento, anzi contrastandolo, difendendo sempre l'esistente, non aiuta l'Italia e neppure la nostra democrazia. Dire No a questa riforma significa lasciare le cose come stanno, perdere una occasione straordinaria per cambiare davvero e in meglio il nostro Paese, per riscrivere il patto tra cittadini e istituzioni.

È un “salto di qualità” per il sistema politico italiano, al quale si dà la possibilità dopo decenni di superare procedure legislative lente, macchinose e costose. Basta solo pensare a qualche passaggio della Riforma. Il più significativo è certamente la riforma del Senato, con il superamento del bicameralismo paritario: esso diventa un organo rappresentativo delle autonomie regionali, la sua funzione principale sarà quella di esercitare un efficace e non conflittuale raccordo tra lo Stato, le Regioni e i Comuni. Infatti, al suo interno ci saranno i presidenti delle Regioni, i sindaci dei capoluoghi di Regione e delle Province autonome, due consiglieri regionali e due sindaci per ogni regione; vengono così riscritti i rapporti fra Stato e Regioni, portando dentro il nuovo Senato le esigenze dei territori, dei cittadini, delle imprese, valorizzando e responsabilizzando maggiormente il ruolo delle Regioni stesse.

Tutta la riforma è connotata dalla semplificazione e trasparenza dei procedimenti legislativi, garantendo rapidità ed efficacia nelle risposte ai tanti problemi della comunità nazionale; dal taglio dei costi, quelli diretti, con la riduzione del numero dei parlamentari (il nuovo Senato appunto) e la chiusura del CNEL, e soprattutto quelli indiretti. Ma i contenuti innovativi della Riforma – ne ho ricordati solo alcuni – sono molteplici e necessitano di conoscenza e approfondimento per coglierne tutta la forza di trasformazione che contengono.

Conosco la realtà dei comuni marchigiani, dove si stanno moltiplicando i comitati per il Sì : questi devono impegnarsi verso i cittadini per spiegare i contenuti del Sì; contenuti, ne sono sicuro, che convinceranno la stragrande maggioranza. Promuovere i comitati del Sì, per informare, spiegare e confrontarsi sulla riforma sarà il nostro impegno nei prossimi mesi. Sì, convinto e motivato, vuole essere di grande sostegno e coordinamento anche dei tanti amministratori, per una forte spinta all’impegno dei Comitati del Sì che stanno nascendo sul territorio”.





Questo è un articolo pubblicato il 12-06-2016 alle 16:39 sul giornale del 13 giugno 2016 - 908 letture

In questo articolo si parla di maurizio mangialardi, politica, articolo, marche per il sì

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renzo francesconi

13 giugno, 07:31
Il Sindaco Mangialardi ha molto di che occuparsi con tutti i problemi che ogni giorno emergono a Senigallia.
Il sentirlo gia' impegnato nella campagna renziana dovrebbe preoccupare molto i cittadini che attendono risposte e soprattutto interventi utili e "non demagocici o di immaggine".
Mangialardi sa pero' bene che il suo futuro e' determinato piu' dai risultati del referendum piuttosto che la soluzione dei problemi della citta'.

renzo francesconi

luigi alberto weiss

13 giugno, 09:14
Ma questo signore, che tra l'altro fa anche il presidente regionale dell'Anci, l'associazione dei Comuni, ha letto bene le proposte di modifica della Costituzione? Si rende conto di quanto poco conteranno Comuni e Regioni su tanti argomenti come l'ambiente o l'energia (impianti fotovoltaici e rigassificatori, ad esempio)? Ha fatto un calcolo di quanto concreto sarà il taglio dei costi del Senato pensato dal governo? O forse conta di essere uno dei nominati dal Consiglio regionale delle Marche a comporre appunto il fasullo "Senato delle Regioni"? Del resto ha sempre sognato di fare il parlamentare, per adagiarsi sui colli capitolini e farsi trascinare nelle "notti romane". E poi un "premio fedeltà"non si nega a chi acconsente ubbidiente a ogni proposta del governo attuale, anche quando si tratta di tagli pesanti dei finanziamenti come per sanità e scuola.

Mangialardi ha ragione da vendere questa volta! Da quando seguo la politica vedo un continuo tentativo di rinnovamento sempre fallito ed un governo che non riesce a governare dietro l'altro.
Con questa riforma gli italiani potranno scegliere il loro governo, e decidere di mandarlo a casa 5 anni dopo se non ne saranno soddisfatti.

luigi alberto weiss

13 giugno, 11:12
Gentile Dragodargento, questa tesi del "mandarlo a casa 5 anni dopo" l'ho sentita almeno da quando in politica è arrivato Berlusconi (una grande sostenitrice di questo concetto era Iva Zanicchi, pensi un po'!). La conseguenza è stata che per 20 (venti!) anni più o meno, l'uomo di Arcore è rimasto in sella e sì che ne aveva fatte di boiate (vedi legge ex Cirielli sulla prescrizione).
Quanto alla temeraria affermazione del sindaco che la prima parte della Costituzione, quella sui principi generali della Repubblica, non viene toccata E' UN FALSO. Basta riflettere sul particolare della scelta di deputati e, peggio, dei nuovi componenti del "nuovo" Senato: la massima parte è nominata dalle segreterie dei partiti (il sindaco di Senigallia sarà tra questi?), altro che voto popolare. Ripetere a pappagallo le parole d'ordine del capo come fa il sindaco, presta il fianco a figuracce anche davanti a un semplice studente di Giurisprudenza che ha passato l'esame di Diritto costituzionale!

Luigi, è proprio perché fino ad oggi è stato impossibile mandare a casa qualcuno dopo 5 anni che serve, disperatamente, questa riforma istituzionale.

francesco m.

13 giugno, 15:55
A questo sindaco di Senigallia non è fregato mai niente. Chi lo conosce sa che e' un ambizioso che pensa solo ad arrivare più in alto possibile. Cosa centra la costituzione con l'aumento della tari , tutti i parcheggi a pagamento, raccolta rifiuti vergognosa ed extacomunitari in ogni angolo della città? Niente. Fare il sindaco gabelliere tutti sono capaci. Ma tanto a lui interessa solo sedere a palazzo madama!!!!!!

Il sindaco di senigallia, dall'alto della sua terza media, vaneggia sulla costituzione.

Vediamo al frase chiave:

"Negli ultimi trent’anni tutte le parti politiche hanno tentato di cambiare la seconda parte della Costituzione per rendere il nostro sistema istituzionale più moderno ed efficace per i cittadini e costruire uno Stato più efficiente, meno burocratico, ridurre i costi e i privilegi della politica, restituire credibilità alle istituzioni: condizioni fondamentali, queste, per rispondere ai problemi della gente e difendere la nostra democrazia."

1. Tutte le parti politiche? Ma quando.

2. Ridurre i costi della politica?
Caro Mangialardi,
il senato non verrà abolito, cambierà la "destinaziond d'uso".

Non ci sarà un euro di risparmio.

3. L'ammodernamento che lei paventa, caro, è il passaggio dalla "repubblica parlamentare" alla "repubblica presidenziale" senza, peraltro, l'elezione diretta del presidente del consiglio.

Si tratta di uno stravolgimento dell'impianto repubblicano dell'italia.

Un aborto che poteva essere inventato soltanto da gente assolutamente incapace e, soprattutto, inconsapevole.

4. La certezza del vincitore (che non ha nulla a che vedere con la rappresentanza democratica; ovvero a voti ottenuti corrispondono i seggi) serve soltanto ai partiti che fanno schifo.

In altre parole voi del pd volete governare anche senza ottenere la maggioranza assoluta.

Domanda:

Come mai i cittadini non vi votano?

Avete la rai in mano vostra, tutta, metà della stampa nazionale (repubblica, corsera, messaggero, unità, tanto per citarne alcuni quotidiani) non vi criticano nemmeno a puntargli una pistola in faccia, avete oltre 10mila sedi di partito sul territorio, pagate politica vostri con i soldi degli italiani e, alla fine, avete gli stessi voti del movimento 5 stelle, fatto di volontari?

E andiamo, la riforma serve solo a Renzi per comandare meglio.

E' paradossale, peraltro, che la riforma abbia la firma di un mediocre avvocato con tre anni di esperienza in campo legale e appoggiata da un presidente del consiglio non eletto.

Il PD è entrato con il 42 per cento dei parlamentari avendo il 25 per cento dei voti.

Ma per voi non è sufficiente neanche questo.

Vi chiamate democratici ma assomigliate tanto ai fascisti.

Mi spiace ma dissento dalle motivazioni addotte per sostenere il SI.

Vero è che l'art. 138 della costituzione prevede l'iter di riforma costituzionale, ma è anche vero che questa riforma - a differenza di altre avvenute in passato - ha avuto una maggioranza parlamentare ridotta.

Sarebbe stato meglio abolire il Senato, piuttosto che ridurre il numero dei suoi componenti (con una riduzione dei costi della politica relativa); illogica poi la scelta di non assegnare al "nuovo" Senato le competenza sulle politiche dei territori, dandogli ad esempio competenza in materia di trattati UE.

La nuova formulazione dell'art. 70 Cost. (rispetto alle 9 parole dell'attuale testo, domani l'articolo sarebbe composto da oltre 800 parole) è tutto tranne che improntato da "semplificazione" e "trasparenza".

Da bocciare il fatto che i membri del Senato non verranno più eletti dal popolo.

Da bocciare l'innalzamento delle firme necessarie per presentare proposte di leggi ad iniziativa popolare: da 50.000 a 150.000 firme.

Da bocciare l'introduzione del "voto a data certa" che consente al Governo tempi definiti riguardo alle deliberazioni parlamentari relative ai disegni di legge ritenuti essenziali per l'attuazione del programma di governo.

Da bocciare le modifiche al quorum del referendum; a riguardo reputo invece meritevoli gli istituti del referendum propositivi e di indirizzo, almeno a livello di principio perchè purtroppo questi istituti sono demandati ad una futura legge costituzionale; ma perché non averli già disciplinati in questa riforma?

Per chi volesse informarsi in maniera tecnica ed asettica ecco i link della Camera dei deputati:
http://www.camera.it/temiap/d/leg17/ac0500p
"Superamento del bicameralismo paritario e revisione del Titolo V della Parte seconda della Costituzione - Ddl Cost. A.C. 2613-D e abb. - Schede di lettura Parte prima"

http://www.camera.it/temiap/d/leg17/ac0500n
"Superamento del bicameralismo paritario e revisione del Titolo V della Parte seconda della Costituzione - Ddl Cost. A.C. 2613-D e abb. - Testo a fronte tra gli articoli della Costituzione, il disegno di legge del Governo e le modifiche apportate nel corso dell’esame parlamentare Parte seconda"

http://www.camera.it/temiap/d/leg17/ac0500q
"Superamento del bicameralismo paritario e revisione del Titolo V della Parte seconda della Costituzione - parte terza Sintesi del contenuto"

Riccardo, concordo solo sul fatto che il Senato sarebbe stato meglio abolirlo.
Ma il deponziamento mi sembra già un passo avanti.