Tommaso Rossi: per bloccare l'emigrazione non servono soldi, bisogna esportare diritti

09/06/2016 - Il Presidente della Fondazione Maria Grazia Balducci Rossi per i più bisognosi Onlus, Tommaso Rossi, intervistato da Vivere Senigallia, spiega il perché del fallimento delle politiche per il Terzo Mondo intraprese fino ad oggi e racconta la sua ricetta, sperimentata, per rendere liberi ed economicamente indipendenti coloro che altrimenti verrebbero presto inevitabilmente a bussare alle porte dell'Europa come migranti.

VS: Presidente quanti soldi vengono spesi ogni anno per il mondo della cooperazione?
Tommaso Rossi: Un fiume di soldi! Solo di aiuti, l’OCSE spende ogni anno oltre 200 miliardi di euro per aiutare i paesi bisognosi nella loro lotta contro la povertà. È uno dei settori più importanti dell'economia mondiale. Ma in realtà sono soldi sprecati, gli obiettivi vengono sistematicamente mancati.

VS: Perché quali sono gli obiettivi mancati?
Tommaso Rossi: Che gli obiettivi siano stati mancati lo riconosce la stessa ONU. Ad esempio, per quanto riguarda il Millemium Goal, nessuno degli 8 obiettivi che erano stati posti da raggiungere entro il 2000 sono stati completati. Mediamente ogni obiettivo ha conseguito una stato di avanzamento solo del 20%.

VS: Quali sono le cause di questi fallimenti?
Tommaso Rossi: Le cause sono diverse. Spesso le ONLUS e le ONG diventano degli stipendifici. Basti ricordare il clamore che fece l’anno scorso il disimpegno e la denuncia, da parte di Angelina Jolie, degli stipendi da capogiro assegnati ai vertici di alcune delle associazioni con cui collaborava.
In altri casi, le risorse finanziarie, invece di essere stanziate per aiutare i bisognosi, sono state investite in immobili e in Fondi di Investimento, che acquistano azioni, anche di aziende che producono armi. L’inchiesta risale al 2013.
Aggiungiamo gli sprechi legati alla costruzione di strutture, prima realizzate e subito dopo abbandonate… vere e proprie cattedrali nel deserto.
Infine ci sono le cattive gestioni dei soldi e lo spreco di denaro fine a se stesso. Un esempio tra tutti? Pensi alla gestione degli aiuti per il terremoto di Haiti, 550 milioni di dollari raccolti nel 2015 con l’obiettivo di dare una casa a 130 mila persone. Invece i risultati sono stati minimi: un ospedale, qualche strada... si è trattato di un grande spreco di denaro.
La cosa più grave è che si tratta per lo più di progetti assistenziali, troppo spesso simili a forme di elemosina e che alla lunga si rivelano controproducenti. Così facendo, accompagniamo gli abitanti dei paesi bisognosi ad una nuova schiavitù, che significa farli dipendere continuamente da noi. Al contrario, io credo sia importante permettere loro di costruirsi un futuro.

VS: Quindi dobbiamo smettere di mandare soldi in Africa?
Tommaso Rossi: Per come viene gestita la comunicazione di certe ONG, si. Si fa leva sulla pietà, anzi sul pietismo, che è peggio. Spesso anche mistificando la realtà stessa, attraverso immagini di bambini con la pancia gonfia, emaciati, scheletrici, in lacrime e solo per ottenere qualche donazione in più. Ritengo che sia indegno. Per non parlare poi di come troppo spesso non ci sia trasparenza nel come sono spesi i soldi.

VS: E quindi lasciamo l'Africa in balia di se stessa?
Tommaso Rossi: No, dobbiamo solo fare in modo che abbiano i nostri stessi diritti. Il diritto all’istruzione, alla salute e al lavoro devono essere garantiti a tutti, ricchi e poveri, a chi vive in città e a chi vive in piccoli villaggi sperduti in mezzo alla foresta, nella savana o ai margini di zone desertiche. Questi sono diritti fondamentali. Da noi sono scontati, ma per molti, purtroppo, ancora devono essere “una conquista”. Per non parlare, poi, di diritti secondari, che possono sembrare minori, ma in una visione di opportunità di sviluppo non lo sono affatto.

VS: Cosa intende nello specifico?
Mi riferisco ad un impegno che, attraverso la Fondazione, stiamo portando avanti da qualche anno per lo sviluppo delle aree rurali dei paesi poveri (ai limiti di foresta, savana, ecc.), dove tutto manca. Le faccio un esempio, in Europa abbiamo gli incentivi per installare apparecchiature per la produzione di energie alternative, come i pannelli fotovoltaici. Questi incentivi ci permettono di ripagare l’investimento dell’impianto. Dobbiamo dare agli africani la stessa opportunità. Ed è quello che intendiamo fare con il Progetto di Sviluppo Rurale (http://vivere.biz/awLF) che la Fondazione sta realizzando. Mettere a disposizione dei villaggi una fonte di energia rinnovabile è un volano per lo sviluppo dell'agricoltura, dell'economia e del commercio. Inoltre è garanzia di sostenibilità e tutela dell’ambiente. Si parte dall’energia, si passa per lo sviluppo del sistema idrico, si arriva alla implementazione delle prime attività agricole e di trasformazione.
Distribuendo equamente le opportunità di sviluppo tra territori, si favorisce la pacificazione sociale delle etnie locali, i villaggi si uniscono e si integrano tra di loro attraverso il commercio.
L’unico vero investimento è quello nella formazione e nell’assistenza tecnica relativa alla costruzione e alla gestione degli impianti e delle attività, almeno per i primi anni.
Con la formazione, le persone diventano autonome, in un modello di sviluppo sostenibile, e non hanno più bisogno di attendere gli aiuti umanitari e tanto meno di emigrare verso le capitali africane o in Europa.

Per conoscere la Fondazione:
www.fondazionebalduccirossi.com
Tel. +39 071 9931265





Questa è un'intervista pubblicata il 09-06-2016 alle 07:57 sul giornale del 10 giugno 2016 - 2486 letture

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Sul ragionamento generale sono purtroppo d'accordo. La cosiddetta cooperazione non ha raggiunto i suoi obiettivi. Temo però che non sia solo una questione di pannelli solari, ma fondamentalmente di istituzioni.
Dove ci sono istituzioni che funzionano, e comportamenti socialmente positivi, la crescita economica parte.
Dove c'è lotta tra fazioni, o comportamenti opportunistici radicati, lì è difficile portare lo sviluppo.