Riscuote senza saperlo la 13esima del marito morto e l'Inps le chiede 44.000: vedova vince la causa

Giudice, tribunale, giustizia 25/05/2016 - Per una 13dicesima erogata erroneamente, l’Inps contesta ad una vedova il pagamento dei debiti del marito defunto per oltre 44.000. Una vicenda iniziata dieci anni fa che si è conclusa con una condanna dell’Istituto di Previdenza.

I guai iniziano nel 2006 quando muore il marito della donna e lei rinuncia all’eredità per via dei tanti debiti che aveva l’uomo, tra cui uno di 43.400 euro verso l’Inps per via del fallimento della ditta avvenuto nel ’95. Poco dopo la vedova chiede e ottiene dall’Inps la pensione del surpestite tanto che alla donna viene erogata una somma che comprende gli arretrati della domanda di pensione del superstite, ma anche 668 euro relativi alla 13esima della pensione invece spettante al marito. Nel momento in cui l’Inps invia queste somme non specifica alla vedova le causali di quanto versatole e quindi la donna ignora che nell’importo percepito è compresa anche la somma spettante invece al marito, di cui ha rinunciato l’eredità. Nel 2011 l’INPS chiede alla vedova i famosi 43.400 ritenendola erede del marito fallito ma la vedova risponde di non dover nulla avendo rinunciato all’eredità del marito.

E’ l’inizio di una battagli infinita. L’Inps ribatte di “non ritenere efficace la rinuncia, in quanto la donna aveva percepito la 13esima spettante invece al marito”. A quel punto la vedova contesta la richiesta precisando di “non aver chiesto la corresponsione della 13esima spettante al marito”, dichiarando di “non essere stata in grado di capire che gli arretrati versati nel 2007 comprendevano anche la 13esima” e si dichiara disponibile a restituire i 668 euro ma ovviamente a non pagare i 43.400 euro. Per l’Inps non c’è niente da fare e insiste sul pagamento del debito del defunto. Nel dicembre 2015 l’Inps ottiene un decreto ingiuntivo contro la vedova pretendendo 43.400 euro dalla vedova per i debiti del marito. A quel punto la donna decide di ricorrere alle vie legali e di opporsi al decreto ingiuntivo. E qui l’uscita a sorpresa dell’Inps che nel corso della prima udienza ha dichiarato di voler “accettare l’opposizione della vedova perché fondata” chiedendo però che ogni parte paghi il proprio legale. Il giudice del Tribunale di Ancona accoglie l’opposizione e condanna pure l’Inps al pagamento delle spese legali della vedova.

“Le motivazioni della sentenza sono state a favore della donna essenzialmente per due motivi. Il primo è perché la vedova ha rinunciato all’eredità del marito e l’Inps ha erroneamente inserito la 13esima spettante al marito tra gli importi invece dovuti alla moglie, inducendo quest’ultima in errore; secondo, l’Inps è stato condannato al pagamento delle spese legali perché la vedova ha rappresentato prima del giudizio le proprie ragioni, offrendo di restituire la 13esima spettante al marito, ma nonostante ciò l’Inps agisce giudizialmente tentando di avere somme dalla vedova, cui questa non era tenuta –spiega il legale della donna l’avv. Corrado Canafoglia- Trattasi di una storia di folle burocrazia, in cui la pubblica amministrazione vessa il cittadino. In questo caso il cittadino è una vedova, alla quale la vita ha riservato tante difficoltà come la morte del marito e difficoltà economiche e che è stata indotta in errore dall’INPS. Se la vedova non avesse opposto il decreto ingiuntivo, oggi dovrebbe pagare una somma non dovuta. A causa di tale richiesta la vedova ha vissuto per anni nell’angoscia di dover versare ingente denaro che non aveva. La vicenda è poi l’esempio di un rapporto cittadino – Pubblica amministrazione, in cui quest’ultima si pone in una posizione di chiusura ad ogni istanza che le proviene dal privato, ma soprattutto caratterizzato da una volontà coercitiva volta ad incassare somme anche se non dovute non capendo le istanze e i diritti del privato”.





Questo è un articolo pubblicato il 25-05-2016 alle 23:45 sul giornale del 26 maggio 2016 - 2894 letture

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Per fortuna è finita così.....certe volte lo stato fa veramente schifo