Quel che non è inferno...: la cultura al Perticari

Liceo Classico Perticari 23/05/2016 - Non sempre si riesce a fare quel che si vorrebbe, ma quando le circostanze sono favorevoli e al desiderio si abbina la giusta dose di buona volontà, allora ciò può accadere.

E' stato questo positivo insieme che ci ha consentito di partecipare, pur in mezzo a tanti impegni, a ben quattro degli eventi pomeridiani in calendario nella rassegna “Cultura/Creatività/Conoscenze" edizione 2016, organizzata dal Liceo classico Perticari di Senigallia. Tutti incontri "accattivanti sulla carta", ma dal vero? ebbene, una piacevole conferma e lo dico da ex-allieva e da cittadina, mamma di una studentessa liceale, che ugualmente ha partecipato con molto interesse. Senza alcun dubbio una rassegna di spessore, e anche possibile esempio di Sistema Formativo Territoriale Integrato, con relatori competenti, appassionati e appassionanti e un inatteso fil rouge che inanella concetti quali apertura, solidarietà, collaborazione, rete, libertà ...

Vorrei condividere alcune riflessioni in ordine sparso. Il professor Giuseppe Langella, durante la conferenza "La città dei sogni: da Vittorini a Calvino" ci ha consentito di percorrere due opere, lontane ed attuali, di due autori: “Le città del mondo” di Elio Vittorini e “Le città invisibili” di Italo Calvino. In un affascinante percorso a ritroso nel tempo siamo stati condotti dal dopoguerra del secondo conflitto mondiale agli anni utopistici del ’68. Il pastorello Rosario ci ha insegnato a guardare la realtà senza pregiudizi ma anzi con l’occhio stupito e incantato del bambino, così la visione della cittadina festante di Scicli in Sicilia suscita in lui entusiasmo, mentre il padre, intimorito dalle grida del figlio, si arma temendo chissà quale sciagura e - invece - trova il bello. Un cenno alla New York vista come Babele, ma una Babele in cui la diversità di linguaggi, anziché generare il caos, si risolve nella capacità di convivere serenamente, sentendosi al sicuro e lontani dalle paure. Almeno così la vedeva allora Vittorini. E oggi? In questa epoca in cui siamo più abituati ai romanzi e ai film distopici, e la realtà ci viene spesso descritta come spaventosa e il sospetto sembra dilagare ovunque, può sembrare strano pensare all’utopia, ma il libro “Le città invisibili” di Calvino ci orienta in tal senso: Zobeide, una delle 55 “cartoline” che costruiscono tale libro, ne è un esempio, sebbene si tratti di un’utopia discontinua.

Se le intelligenze computeristiche e artificiali descritte dal professor Aurelio Uncini nell'incontro “Intelligenza artificiale e il fenomeno del big data" sono state ispirate dai circuiti neuronali e alle sinapsi, ovvero alle connessioni che tra i neuroni si instaurano, forse è il momento di "riprenderci" questa caratteristica degli esseri viventi: la capacità di connessione e interrelazione, promuovendo e ricostituendo quelle reti sociali interpersonali reali, tipiche delle società umane evolute. Non è necessario demonizzare le reti virtuali, anzi spesso sono apprezzabili, ma di certo sarebbe opportuno non subirne il potere quasi ipnotico che possono esercitare a tutte le età. Il potere di qualsiasi schermo è incredibile: basta entrare in una stanza con uno schermo acceso di qualsiasi tipo ed inevitabilmente gli sguardi ne saranno prima o poi attratti. Allora, vediamoci tra persone reali più spesso e senza schermi che ci separino, riprendiamoci la manualità, la capacità del creare con i materiali, del fare e non più soltanto quella del "touch screen", recuperiamo un rapporto più diretto con le persone, gli oggetti, l'arte, la natura! Altro messaggio che potremmo aver colto è quello di fare sempre più attenzione a ciò che desideriamo realmente che rimanga di noi nell'etere "in eterno": foto, affermazioni, dichiarazioni e altro.

Di fronte al nostro profilo Facebook potremmo dire, parafrasando una nota canzone di Federico Moro "prima di dare l'invio, pensa!" Una intensa registrazione di Pietro Calamandrei con il suo discorso ai giovani sulla Costituzione del 1955 ha aperto l'incontro con il magistrato Silvia Corinaldesi  “Tutto quello che uno studente sa, ma non intende della Costituzione”, riportandoci ad un'epoca in cui i termini libertà, diritti, democrazia avevano un grande impatto anche emotivo sulle persone ed erano vissuti come una irrinunciabile ri-conquista. Troppo vicini erano gli eventi bellici e la privazione della libertà per potersene dimenticare. E ora, forse i lunghi anni di pace, almeno apparente, ci hanno intorpidito? ci hanno anestetizzato ed assuefatto gradualmente a quella che ci appare quasi un'abitudine? ma non possiamo dimenticare che i germi dell'odio e delle intolleranze sono sempre pronti a germogliare e più c'è ignoranza e incapacità all'ascolto dell'altro e più questi si sviluppano. E infatti funesti venti di guerra da ogni parte del globo continuano a serpeggiare e talvolta sembrano insinuarsi anche nelle nostre comunità. Ma se certamente da soli non si riesce, insieme, ciascuno per il proprio pezzetto, con umiltà e tenacia, cambiare in meglio il mondo si può! Non dimentichiamo le nostre radici storiche, nella sua conferenza “La romanizzazione dell’ager gallicus: un nuovo modello urbano o l’annullamento delle diversità?” il prof. Giuseppe Lepore ci ha ventilato e fatto intuire che anche laddove i vinti sembravano del tutto sottomessi, alla fine sono riusciti a permeare almeno in parte con la propria cultura anche il contesto dei vincitori. Una lettura forse insolita della storia, attraverso testimonianze archeologiche anche apparentemente poco significative, che apre prospettive interpretative assai interessanti.

Non dimentichiamoci che siamo tutti figli della stessa terra, "la Grande Madre antica a cui prima o poi tornano tutti i viventi" e che dovremmo re-imparare ad amare e rispettare di più. Ritorniamo allora alle "Città invisibili" di Calvino, citandone il meraviglioso passo finale: “L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti. Accettare l’inferno e diventarne parte a tal punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno e farlo durare, e dargli spazio.” Possiamo ben dire, dunque, che iniziative come questo ciclo di conferenze promosso dal nostro Liceo Classico Perticari, offerto non solo agli studenti e docenti, ma anche alla cittadinanza, possa inscriversi in “quel che non è inferno” e che dunque noi tutti dovremmo aiutare a farlo durare nel tempo e a dargli spazio nella collettività.
 

Elsa Ravaglia con il contributo di Irene Filippetti (3° BL)





Questo è un articolo pubblicato il 23-05-2016 alle 15:33 sul giornale del 24 maggio 2016 - 544 letture

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