A.L.A.: saso di presenza di amianto sconvolgente a Cesanella

21/04/2016 - In tanti anni di battaglie e segnalazioni per la lotta all’amianto in abitazioni private, una situazione del genere non mi era mai capitata. A seguito di una delle innumerevoli chiamate che giungono quotidianamente da parte di cittadini sempre più preoccupati dalla presenza di amianto, ho visitato i locali di un’abitazione privata, ubicata in via Perugino 27c nel quartiere Cesanella di Senigallia.

Il contesto che si è presentato ai miei occhi è stata a dir poco impressionante. La casa è praticamente invasa da lastre di amianto vetuste e pericolose, addirittura con fibre di amianto evidenti libere, di lastre in cemento amianto rotte attaccate alla finestra dove dorme un bambino. Una circostanza da terzo mondo, dove il piccolo è forzatamente costretto a tenere le finestre della camera costantemente chiuse per evitare conseguenze peggiori dei gravissimi rischi che sta costantemente vivendo. Anche dal bagno, sono attaccate alla finestra lastre in cemento-amianto vetuste e che sarebbero stati da bonificare chissà da quanto tempo.

Tutto ciò, a causa di un capannone che circonda in parte l'abitazione. Da informazioni ricevute, il proprietario ha effettuato una bonifica regolare, ma nello stesso capannone, attaccato a quello bonificato, si trova il prolungamento di un’altra simile struttura, attaccata allo stesso tetto con lastre pericolose. Ma definire queste lastre pericolose è riduttivo, in quanto rilasciano fibre libere. Provvisoriamente, sono stati posizionati alcuni mattoni per coprire tale lastre con fibre sporgenti, ma non può certamente trattarsi di una soluzione. La proprietaria dell’abitazione di via Perugino, vittima di questo paradossale frangente, aveva già denunciato il caso all'ASUR di Senigallia. A riguardo, si era interessato della pratica il perito Sirio Rossetti (attualmente in pensione) ed era stata inoltrata un’apposita segnalazione al Comune di Senigallia affinché venisse emessa l'ordinanza di rimozione.

Ma il sindaco ha ritirato l’ordinanza in quanto non si trovava il proprietario. Fatto tra l’altro da approfondire, perché con una visura catastale potrebbe essere possibile identificare il proprietario. In ogni caso, attualmente la documentazione e la pratica relativa “giace” al tribunale fallimentare e, come spesso succede in Italia in questi casi, sono trascorsi mesi e mesi e la situazione si trova in una fase di stallo. Purtroppo in casi come questo, gli “scaricabarile” non solo sono inutili, ma non aiutano a risolvere una questione che oserei definire urgentissima ed ALTAMENTE PERICOLOSA PER GLI ABITANTI della zona. Invito pertanto con estrema fretta il direttore del Servizio Igiene e Sanità Pubblica della ZT4 dott. Giovanni Fiorenzuolo ad intervenire e verificare questa incredibile disavventura che, suo malgrado, vede protagonista indifesa una famiglia, colpevole solamente di abitare in quel luogo.

Nell’occasione, l’ALA informa della circostanza anche l’Amministrazione comunale di Senigallia, il Comando carabinieri N.O.E. ed uno studio legale, affinchè ognuno, per le proprie competenze, possa accelerare la risoluzione del caso. Invio per conoscenza questa documentazione anche agli organi di stampa affinché l’opinione pubblica possa essere sensibilizzata e, assieme al sottoscritto, collabori per evitare che si verifichino altre lungaggini. Purtroppo e, allo stesso tempo, fortunatamente, solo grazie alla diffusione di notizie del genere, gli interventi di dovere (vedi recente bonifica dei capannoni dell’ex Alfa Romeo in piazzale Cairoli a Senigallia) si riescono ad ottenere risultati concreti. Per tutte queste ragioni, il sottoscritto CHIEDE un sopralluogo in tempi rapidi per constatare la gravità della presenza di amianto e, altrettanto velocemente, di provvedere alla rimozione attraverso una bonifica a norma di legge.







Questo è un comunicato stampa pubblicato il 21-04-2016 alle 15:09 sul giornale del 22 aprile 2016 - 1330 letture

In questo articolo si parla di attualità, amianto, a.l.a.

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