Sei senigalliesi a Idomeni, 'L’Europa che vogliamo non prevede né muri né barriere'

02/04/2016 - Da Senigallia a Idomeni. Sei attivisti senigalliesi hanno preso parte alla carovana solidale, composta da 300 italiani, molti dei quali marchigiani, che dal 25 al 29 marzo ha raggiunto il campo profughi al confine tra Grecia e Macedonia.

E’ l’esito di un percorso che è iniziato a fine agosto, quando abbiamo iniziato ad andare a monitorare i confini della rotta Balcanica perché a domino l’Europa ha iniziato a chiudere i confini- spiegano Eleonora e gli altri senigalliesi- La prima volta che siamo stati a Idomeni (5-8 dicembre) abbiamo assistito alla prima effettiva chiusura dei confini. Infatti in quel momento riuscivano ad oltrepassare il confine solo i siriani, afgani e iracheni. Al di là di Idomeni (15.000 persone dei quali 40% bambini), quando si oltrepassa il confine, c’è un altro campo profughi che al momento sta ospitando 150 persone. Numero scarso perché al momento il confine è totalmente sigillato”.

La carovana, che con la propria raccolta fondi e la collaborazione di Medici Senza Frontiere ha portato aiuti umanitari (abiti, scarpe e medicinali) e una rete wi-fi stabile che consente a 100 persone contemporaneamente di ricaricare il cellulare e poter restare informati ed in contatto con i propri familiari, è costruita su 3 motivi centrali.

3 motivi fondamentali - conferma Nicola Mancini- che sono mettere al centro della questione politica la parola 'accoglienza' che fa rima con sicurezza, sicurezza sociale, integrazione, inclusività e laicità; il ‘regime dei confini’, ovvero una politica che sta ristrutturando la forma istituzionale dell'Europa e che si fonda sulla negazione della nascita dell'Europa stessa (in quanto l’Europa nasce contro i muri, contro le divisioni, nasce come progetto per porre limite agli egoismi e alle volontà di potenza dei singoli Stati nazione che hanno prodotto le guerre mondiali e oggi si vuole ricostruire un’Europa fatta di muri) e insieme a questo l'idea di confini come confine di Governo; terzo elemento è ‘l'opposizione all'accordo Turchia-Europa’ che vede trasformare la Grecia con il consenso del governo di Syriza in un carcere a cielo aperto che deporta i migranti trattandoli come merce”. “Un accordo umiliante per l'Europa ed è fatto con Erdogan che è il principale sostenitore-finanziatore dello jihadismo cioè Isis-evidenzia Mancini- mentre l’UE piange i propri morti, finanzia chi produce quei morti".

Questi i motivi centrali su cui è stata costruita la carovana e sulla quale il percorso #Overthefortress continua. Già domenica 3 aprile, a tal proposito, la carovana, comprendente i sei senigalliesi, si è diretta al Brennero.

La nuova rotta migratoria comprende Italia, Albania, Austria e Germania- conclude Mancini- Tutti vogliono andare in Germania per ricongiungersi con i propri familiari, quindi, il confine italo-austriaco diventa elemento centrale di questa rotta migratoria. L’Austria ha già dichiarato che vuole chiudere il proprio confine e costruire muri e reti. Noi abbiamo manifestato per impedire che siano realizzati dispositivi che ostacolino la libera circolazione delle persone. L’Europa che vogliamo costruire non prevede né muri né barriere”.







Questo è un articolo pubblicato il 02-04-2016 alle 15:24 sul giornale del 04 aprile 2016 - 1358 letture

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