Eternit: per l'Asur "non è pericoloso"

tetto eternit 01/04/2016 - Giungono al Servizio da parte di numerosi cittadini segnalazioni sulla presenza di coperture in eternit che creano allarmismo nella popolazione per il rischio alla salute che queste comportano. A questo proposito si ritiene utile e doveroso fare alcune precisazioni.

 Innanzitutto le norme di riferimento, Legge 257/92, DM 06/09/94 e Linee Guida della Regione Marche del 30/01/2003, non prevedono l’obbligo di rimuovere le coperture in cemento amianto (eternit), anzi se queste si trovano in buono stato di conservazione si suggerisce di mantenerle in sede, sia perché le discariche autorizzate sono in via di esaurimento e sia perché durante le operazioni di rimozione, ancorché eseguite correttamente, si possono liberare fibre nell’ambiente.

Le norme sopra riportate pongono a carico dei proprietari la valutazione sullo stato di conservazione, da farsi tramite tecnici e/o ditte con autorizzazioni in materia, la norma prevede altresì una sanzione amministrativa a carico del proprietario che non effettua la valutazione pari a un importo minimo di euro 3.615 e massimo di euro 18.675. All’ASL compete l’onere della verifica del documento di valutazione e gli eventuali interventi che si ritengono necessari, ma non quello di ispezionare i tetti in eternit presenti su tutto il territorio dei comuni di appartenenza. L’ASL interviene direttamente nei casi palesemente rischiosi per la salute pubblica, ad esempio: crolli, tetti con evidenti crepe e fessurazioni, abbandoni nonchè la valutazione ed eventuali prescrizioni dei piani di rimozione presentati dalle ditte abilitate.

E’ doveroso inoltre ricordare che la tossicità dell’amianto è tale quando le fibre vengono inalate ed il rischio correlato è strettamente legato alla friabilità del materiale. In base alla consistenza i materiali contenenti amianto (MCA) vengono classificati come friabili e compatti. I materiali friabili sono quelli che possono essere facilmente sbriciolati o ridotti in polvere con la semplice azione manuale, mentre quelli compatti (es. eternit) possono essere sbriciolati o ridotti in polvere solo con l’impiego di mezzi meccanici. Nei materiali compatti contenenti amianto, come le coperture degli edifici (eternit), il rischio di diffusione di fibre è, generalmente, molto basso ed è comunque legato al loro stato di conservazione.

Nella crosta terrestre l’amianto è molto diffuso, questo rende possibile, in via del tutto naturale, la presenza di fibre libere nell’ambiente, per questo motivo il legislatore non ha fissato alcun valore limite, contrariamente agli ambienti di lavoro dove tale limite è codificato. Il fatto poi che questo materiale sia così diffuso è dovuto alle sue particolari caratteristiche fisico-chimiche che ne hanno favorito, unitamente al basso costo, estese e svariate applicazioni sia in campo edile che in quello industriale.

Qualora il proprietario decida di procedere alla bonifica della copertura in eternit il DM 06/09/94 stabilisce i sottoelencati metodi di intervento:
- Rimozione: eliminazione e conseguente smaltimento del materiale, previa presentazione da parte della ditta specializzata incaricata dei lavori all’A.S.L. competente per territorio, del piano di lavoro di cui al D.Lgs. 25/07/06 n°257;
- Sovracopertura: confinamento realizzato installando una nuova copertura al di sopra di quella in cemento amianto quando la struttura portante sia idonea a sopportare un carico permanente aggiuntivo;
- Incapsulamento: trattamento delle lastre con prodotti che rivestono il materiale (D.M. 20/08/99)

In considerazione di quanto sopra esposto e vista la numerosa letteratura scientifica a disposizione sull’argomento, si ritiene di poter affermare che l’allarmismo creato attorno alla presenza delle coperture in eternit è privo di fondamento.

Dr. Giovanni Fiorenzuolo
Direttore U.O. Igiene e Sanità Pubblica Area Vasta 2 - Senigallia





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 01-04-2016 alle 10:41 sul giornale del 02 aprile 2016 - 3031 letture

In questo articolo si parla di sanità, attualità, asur marche, Area vasta 2

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Più che "non pericoloso", come nel titolo, mi pare che sia il rischio ad essere limitato.
Il pericolo c'è eccome.

Mi pare che quanto dichiarato dal Dr. Fiorenzuolo sia chiarissimo e condivisibile anche sotto il profilo meramente tecnico.




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