Sul taglio degli alberi una contagiosa schizofrenia

piazza garibaldi 17/03/2016 - Italiani popolo di santi, poeti e protettori di alberi? A Senigallia così sembra, a giudicare dalle ricorrenti polemiche sull'abbattimento degli alberi.

Abbiamo sentito parlare di "scempio" per il taglio - in realtà sostituzione - dei pini di via Bari. Abbiamo assistito ad un sit-in in piazza Garibaldi per la rimozione di 7 (sette) alberi sani su un totale di 60 lecci, per la maggior parte malati. Ora infuria la polemica attorno all'area verde di viale Bonopera, accanto alla stazione ferroviaria, dove dimorano 55 tra lecci e pini protetti, che potrebbero lasciare il posto ad un nuovo parcheggio a servizio del centro storico pedonalizzato. Intanto conveniamo su un fatto: gli alberi fanno rumore quando cadono, non quando crescono. Ciò che dovremmo chiedere ai nostri amministratori è di governare il verde urbano, non subire le scelte, a volte sbagliate, del passato. Per questo la città si è dotata del "Piano strutturale del verde urbano". Pianificare significa, ad esempio, curare il dissesto dei fondi stradali causato dalle radici di alberi sbagliati piantati nei posti sbagliati, senza doverci per forza convivere ma sostituendoli con essenze adatte al contesto: è quanto avvenuto in via Bari.

Significa progettare il centro antico con interventi corretti, senza creare falsi storici, ed è quanto si prefigge il piano del centro storico, nel quale il verde è inserito coerentemente al suo stile antico: questo sta accadendo per la nuova Piazza Garibaldi. Significa applicare il Piano dei parcheggi utilizzando aree strategiche per la sosta. Se il costo è sacrificare alcuni alberi, questo non esclude, anzi consiglia di ripiantarne altri altrove, a cominciare dalla stessa area che circonda il centro storico. Progettare il verde urbano significa anche aver previsto i nuovi boschi urbani di Cesanella e Saline, un intervento compensativo della costruzione della terza corsia dell’autostrada, una misura per la riduzione dei gas serra in adempimento al protocollo di Kyoto. La messa a dimora di circa 4 mila alberi è anche una parziale attuazione della visione strategica secondo la quale Senigallia dovrà essere attraversata da un'ampia fascia verde in direzione nord-sud, delineata appunto dai parchi della Cesanella, della Pace, delle Saline, e da una fascia centrale, in direzione mare-monte, rappresentata dal bosco ripariale del fiume Misa.

C'è tuttavia un aspetto alquanto singolare delle polemiche che ci hanno accompagnato in questi mesi: dopo il 3 maggio 2014 il bosco ripariale del fiume Misa, proprio quel secondo corridoio ecologico strategico citato pocanzi, un polmone verde naturale, è stato distrutto. Nel completo silenzio di tutti, compresi coloro che oggi strillano per 7 lecci, sono stati sradicati quasi 3 mila alberi, di cui 780 protetti. Ma quelli, direte voi, erano alberi pericolosi! Prima di Kyoto viene la sicurezza delle nostre case, noi non vogliamo un'altra alluvione! Certo, se non fosse che la scienza - e anche le norme - ci dicono esattamente il contrario. Rimuovere completamente la vegetazione ripariale per la manutenzione ordinaria a fini idraulici porta a compromettere la "funzionalità fluviale con la distruzione dell’intero ecosistema, in spregio alle normative comunitarie, nazionali e regionali". E' quanto scrivono 35 docenti e ricercatori dell'Università di Siena in una lettera aperta inviata lo scorso dicembre alle autorità competenti sui fiumi della loro regione, la Toscana.

"È ormai universalmente accettato - scrivono gli esperti - come la vegetazione svolga un ruolo di primo piano nella conservazione del territorio", in quanto "preserva il territorio dall'erosione", regolando "il deflusso delle acque, contribuendo a dissipare l’energia cinetica delle piene", in sostanza facendo funzionare il letto del fiume come una grande vasca di espansione naturale. E lo fa pure gratis. "La vegetazione ripariale inoltre svolge un’azione di filtro nei confronti dei nutrienti e degli inquinanti", "condiziona in modo positivo il microclima, diminuisce l’effetto delle escursioni termiche giornaliere e stagionali e aumenta la biodiversità, previene fenomeni di eutrofizzazione". "Non bisogna, inoltre, dimenticare il contributo offerto dalla vegetazione che cresce lungo le rive di fiumi e torrenti nel migliorare la qualità dell’aria e l'apporto di riduzione della CO2". Le stesse ragioni per cui sono stati realizzati i nuovi boschi urbani di Cesanella e Saline, unite al loro intrinseco valore paesaggistico, culturale e ricreativo. In conclusione, non resta che appellarsi alla ragione, perché curi la schizofrenia di chi usa due pesi e due misure, e prevenga la tentazione della politica di soddisfare la pancia della gente invece di aiutarla ad usare la propria testa.

Marco Scaloni
La Città Futura Senigallia (www.lacittafutura.info )
Associazione Confluenze (http://confluenze.org)
Osservatorio Misa ( www.facebook.com/hashtag/osservatoriomisa)





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 17-03-2016 alle 10:51 sul giornale del 18 marzo 2016 - 2118 letture

In questo articolo si parla di attualità, marco scaloni, popinga e piace a eneabartolini

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Vediamo di puntualizzare.

I boschi urbani sono stati "progettati" (diciamo cosi) in maniera bizzarra, dato che le piante sono troppo vicine l'una all'altra.

La logica, dato che gli alberti non solo ingentiliscono il paesaggio ma riducono anche l'impatto acustico del traffico nonche il riscaldamento d'estate, avrebbe voluto che le piante fossero distribuite in città anzichè fare due boschi in periferia.

Detto questo, che è alla portata di chiunque abbia mai potato un albero, è abbastanza divertente che si tiri fuori la sciocchezza del co2, dato che a senigallia l'unico problema legato all'inquinamento è il pm10 (che ormai anche in pinguini hanno capito essere innocuo dato che i problemi per la salute lo crea il pm2.5) è null'altro.

L'amministrazione di senigallia è cosi attenta all'inquinamento che, leggendo le tabelle, si evince:

Blocco dei diesel pre-euro tre senza fap (che peraltro durante al rigenerazione emettono 70 volte più pm2.5, rispetto ai diesel non-fap) per 40 ore (su 168) settimanali.

Libera circolazione di TUTTI i veicoli a benzina, fossero anche a carburatore, con emissione spaventosa di HC (benzene e toluene in testa, altamente cancerogeni).

Ovviamente tali misure, ridicole in se, cessano il 15 maggio, dato che arrivano i turisti e non li si vuole disturbare troppo.

Ecco quelle che fa il "comune" per combattere l'inquinamento.

Si faccia, egregio, una passeggiata per i portici ercolani, per annusare l'aria pulita del cesano e delle saline.

Il dilettantismo al potere è sempre deplorevole, ma che si erga ad esperto diventa assolutamente patetico.....

Dice l'Accademia della Crusca che "poc'anzi" si scrive con l'apostrofo. Tutto il resto è di interesse pari a zero. E' una tale tiritera di banalità, incoerenze (il fiume no, a ragione, tutti gli alteri sani in altro loco, sì!), contraddizioni, bugie (solo sette lecci di piazza Garibaldi sani? Ma il Rapporto dell'agronomo qualcuno di quella sgarruppatissima e asservitissima formazione pseudo-politica l'ha letto?), supponenza, sciatteria (parco delle Saline e Cesanella? Quale? Dove? Le piante? Quali? Dove?) che consumarci i tasti della tastiera è antiecologico. Però una cosa la vorrei chiedere: Marco Scaloni chi, quello di OpenMunicipio? Non sapevo fosse un seguace di Città Futura... ah, già, a loro - quelli della "trasparenza" - il conflitto di interessi fa un baffo...

Volevo scrivere perché questa difesa d'ufficio lascia il tempo che trova ma c'è già chi l'ha fatto prima di me.
Togliere tutti gli alberi dal centro per piantarli (male) molto lontano non abbellisce certo la città, e giustificare il taglio di alcuni alberi con il taglio di altri è un ragionamento puramente politichese.

davidefarano.......nulla da aggingere a quanto sostieni e finalmente qualcuno che sostiene quanto asserisco da anni (per non dire dei meccanici stessi) che il FAP peggiora lo scarico delle auto diesel e che il problema è sotto il PM10 altrochè.
Commento perfetto ...fino in fondo ed aggiungo che se chi governa avesse l'umiltà di chiedere o leggere chi ne sa di più, ad oggi ,non saremmo a questo punto.

luigi alberto weiss

18 marzo, 08:16
Sottoscrivo le valutazioni (esplicite e implicite) della professoressa Paradisi, comprese quelle sullo zoppicante (?) italiano dei "sovversivi", peraltro appartenenti ad associazioni e movimenti da SEMPRE fiancheggiatrici delle amministrazioni comunali senigalliesi. Piuttosto a questi signori andrebbe chiesto di spiegare quanti spazi verdi VERI (non gli spartitraffico, le aiuole e il fossato attorno alla Rocca!) ci sono in città, che in realtà non può vantare un giardino pubblico degno di questo nome.

Roberto Rocchetti

18 marzo, 09:17
Gli alberi non servono più ? Allora in Piazza Garibaldi d'estate ci cuociamo le uova e d'inverno ci mettiamo a congelare i cibi? Facciamo alla Kyoto che per compensare la mancanza in un posto li piantiamo a 20 km di distanza? Basta prendere in giro la gente ormai ai politici e affini non crede più nessuno, tutto si fa solo per prendere voti. Ma è normale che a Senigallia dove la vita del centro si svolge tra corso 2 giugno e Piazza del Duca si rinnovi piazza Garibaldi che è fuori dal giro e non la si usi più come parcheggio? Che geni che abbiamo! Convengo totalmente con i commenti di chi mi ha preceduto.

Concordo appieno a quanto detto da Davide Farano, aggiungo che la messa a dimora di circa 4 mila alberi nuovi boschi urbani di Cesanella e Saline e' una progettazione errata che produrra' un grosso SPRECO di risorse perche' a causa del poco spazio tra di loro molti moriranno o si ammaleranno ponendo le basi per una rimozione in tempi brevi con ulteriori costi per la collettivita'.
Sig. Marco Scaloni, vogliamo scommettere che tra 10 anni non ne sara' sopravvissuto neanche la meta'?
Quando arrivera' il caldo per non morire di afa andremo tutti a piantare una tenda la'?
Riguardo la rimozione del bosco ripariale io non sono mai stato d'accordo in quanto sono da sempre stato dell'idea di cio' che lei cita circa l'articolo a firma dei 35 docenti e ricercatori dell'Università di Siena, ma mi chiedo: dov'erano i firmatari del comunicato stampa quando e' stato deciso di rimuovere quelle piante?

Marco Totani

18 marzo, 14:32
La piazza com'era faceva abbastanza pena (secondo me). Gli alberi a ridosso dei palazzi ne limitavano la vista (secondo me). Il progettista poteva prevedere una piccola area verde al centro della piazza, con panchine e una fontanella, che esaltasse e non nascondesse gli edifici (secondo me).
Il bosco urbano è un'invenzione degli architetti per farsi pagare il triplo interventi che un perito agrario può progettare per pochi spiccioli e il progetto di Senigallia fa pena, molto pena.
La gestione del fiume scellerata è colpa della scellerata isteria degli ambientalisti che nel corso degli anni hanno impedito la normale custodia degli alvei da parte degli agricoltori. In quelle condizioni il fiume non fa più da cassa di espansione ma da amplificatore delle piene.
L'acqua non deve scorrere troppo velocemente verso il mare (o si accumula alla foce, lo abbiamo già visto) ne troppo lentamente, a causa della mancata gestione del fiume.
Detto questo, se fate casino voi a Senigallia, allungando l'uscita a mare del fiume rallentandolo, se fate costruire a bordo fiume alzando in alcuni punti gli argini e le arcate dei ponti, se non dragate i depositi in alveo, meglio un'alluvione da voi che da me nell'entroterra.

Meglio contagiosa schizofrenia che totale e vergognosa incorenza.