La lezione "magistrale" del prof. Cataldi incanta la platea dei Cancelli

11/03/2016 - Il 10 marzo 2016, presso la Chiesa dei Cancelli, un’ampia platea formata soprattutto da insegnanti e studenti del Liceo E. Medi di Senigallia ha assistito alla lezione del prof. Pietro Cataldi, autorevole studioso e critico letterario e rettore dell’Università di Siena.

Dopo una breve introduzione, il professore ha esordito con una battuta che ha fatto sorridere molti dei presenti: «Vedo che ci sono molti ragazzi: questo mi spaventa». Ha chiarito infatti che è più difficile parlare ai giovani rispetto a un pubblico adulto, perché i primi sono più critici ed esigenti, soprattutto in un’epoca, come la nostra dove ci solo milioni di persone che scrivono poesie ma poche migliaia che le leggono. Alla base del discorso intertestuale del prof. Cataldi c’è il dialogo a distanza tra due “icone” del Novecento, G. Ungaretti ed E. Montale, e la poesia di Dante, in particolare la Divina Commedia.

Attraverso un’analisi puntuale di quattro testi – Soldati e Nostalgia di Ungaretti, So l’ora in cui la faccia più impassabile di Montale e alcuni passi dal III, dal XXVI e dal V canto dell’Inferno – il professore ha messo in luce la fitta trama di corrispondenze lessicali e tematiche che costituisce il tessuto profondo della memoria dantesca nei due poeti novecenteschi. Un esempio significativo è la tematica del tempo: si passa dalla caducità e fragilità di Soldati (“Si sta come/ d’autunno/ sugli alberi/ le foglie”), al desiderio angoscioso di recuperare il tempo perduto in Nostalgia (“E come portati via/ si rimane”) e al suo scorrere inesorabile, come dimostra la figura di Ulisse nel XXVI canto dell’Inferno della Divina Commedia (personaggio che noi oggi esaltiamo per le sue virtù – “Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguire virtute e canoscenza”, ma che Dante condanna all’Inferno per aver voluto impossessarsi del tempo che non appartiene agli uomini, ma a Dio).

Un altro aspetto interessante, che affiora da una poesia poco conosciuta ma bellissima degli Ossi (So l’ora in cui), è quella dell’indifferenza nei confronti della sofferenza altrui, una sofferenza che spesso viene nascosta, si evita di mostrare, ma che, anche nel caso in cui venga espressa, non produce alcun cambiamento significativo, perché nessuno si accorge del “vento che nel cuore soffia” (la passione, immagine ripresa dal V canto dell’Inferno di Dante, dove Paolo e Francesca sono condannati a essere trascinati in eterno da una bufera turbinosa e incessante). Allora meglio continuare a soffrire in silenzio, per mantenere la pace e rinunciare all’amore. Una lezione misurata e profonda, condotta con la precisione del filologo e con la passione del maestro che sa insegnare e dialogare con i suoi studenti, ma anche con lo sguardo attento sul presente.

Ragnetti Sheryl, 5BLi





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 11-03-2016 alle 11:41 sul giornale del 12 marzo 2016 - 1009 letture

In questo articolo si parla di cultura, Liceo "E. Medi" - Senigallia

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