Rapinatore "latin lover", usava le amanti per ospitare i complici e depredare banche e uffici postali

26/02/2016 - Sfruttava due sue ex amanti residenti a Falconara Marittima e prive di altri legami affettivi per ospitare i suoi complici. Ma a pianificare ogni singolo dettaglio delle rapine alle poste – dall’auto da rubare alla spartizione del bottino - era il 54enne catanese Salvatore Sapia, residente ad Ostra, pluripregiudicato con alle spalle quindici anni di galera per rapine, traffico di stupefacenti e estorsione.

Proprio nella mattinata di venerdì la Squadra Mobile di Ancona svela la conclusione dell’operazione On Friday. I colpi infatti venivano realizzati sempre di venerdì, tra le 14.00 e le 16.00, ovvero nell’orario di chiusura al pubblico di uffici postali e banche prima del fine settimana. Il colpo più eclatante nel capoluogo lo avevano realizzato all’ufficio postale di Candia il 19 giugno 2014, dove, dopo aver spostato gli impiegati in una sala attigua sotto la minaccia di un fucile a canne mozze, avevano sottratto 28.000 euro. Con questo assalto avevano potuto cancellare il fiasco dell’ufficio postale di Jesi, dal quale il 26 maggio 2014 erano usciti con appena 2300 euro.

Una batteria era specializzata in uffici postali, ma a Sapia ne faceva capo anche un’altra, focalizzata sulle banche, in particolare quelle di Marina di Montemarciano. Alla banda sono infatti stati attribuiti il furto di 130mila euro dalla Banca Popolare di Ancona del 23 febbraio 2014 e di 149mila euro dalla Banca delle Marche del 28 febbraio 2014. In quest’ultima, ha sostenuto il dirigente della Mobile dorica Carlo Pinto, l’operatrice avrebbe “disattivato il metal detector per fare entrare senza intoppi un signore con l’apparecchio per i denti”. Avrebbero invece fallito altre due rapine, ideate nello stesso giorno, presso gli uffici postali di Montecosaro e subito dopo di Torrette di Ancona. Pinto ha inoltre spiegato che “Sapia, oltre a fare il regista, faceva il palo. Aspettava in un auto rubata poco distante dalla porta d’ingresso delle banche o degli uffici postali, tenendosi in contatto telefonico. Caricava i complici e andava a prendere un’auto pulita. In un caso si è trattato di un furgone, sul quale è salito vestito da operaio in modo da evitare i sospetti”.

Il fucile a canne mozze, sequestrato, è in realtà un giocattolo fabbricato dallo stesso Sapia. Non è un reato detenerlo, ma è un reato utilizzarlo in una rapina, che si trasforma comunque in una rapina a mano armata. I due anni di indagini della sezione Criminalità Organizzata coordinate dal Pm Rosario Lioniello hanno portato al sequestro di un libro, intitolato Lo Squalo, a casa del fermato Ettore Virgata, le cui pagine erano state scavate come per nascondere qualcosa. Dentro infatti vi era la pistola Beretta calibro 7,65 con matricola abrasa poi ritrovata nel televisore del rapinatore Nastasi. In mattinata, insieme a Sapia, sono stati arrestati Vincenzo Torrisi, 39 nato e residente a Catania, e, su ordinanza del Gip Antonella Marrone, Bulla Antonino (28enne) e Della Vita Antonino (50enne), entrambi già reclusi nel carcere catanese di Piazza Lanza. Per notificare loro l’arresto, i poliziotti della sezione Rapine sono giunti a Catania.

Le due donne, la 43enne barese P.S. e la 42enne anconetana F.T., sono state denunciate per favoreggiamento. L’ipotesi ora al vaglio della Polizia è che si tratti, come afferma il direttore della Mobile Virgilio Russo, di “rapinatori seriali. Le rapine perpetrate sono infatti sicuramente di più rispetto a quelle scoperte e ora dovremo confrontarci con le altre squadre mobili italiane per verificare se ne siano state realizzate altre con un fucile a canne mozze imballato nello scotch”.


di Enrico Fede
redazione@vivereancona.it

 






Questo è un articolo pubblicato il 26-02-2016 alle 12:27 sul giornale del 27 febbraio 2016 - 1856 letture

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