Venerdì a San Rocco il penultimo tomo della Storia delle Marche nel XX secolo

22/02/2016 - C’erano una volta i tempi virtuosi in cui la nostra era una delle principali regioni d’Italia che investiva nel settore culturale. Sembrano passati secoli; invece si tratta solo di qualche anno.

Fatto sta che per il penultimo tomo del progetto “Storia delle Marche nel XX secolo”, che ha ricostruito con rigore e attenzione il periodo 1954-70, un frangente denso di novità, progettualità e cambiamenti a ogni livello, le istituzioni regionali non hanno erogato neanche un centesimo. La domanda però è d’obbligo. Chi dovrebbe interessarsi della storia regionale se non la regione stessa? Invece, le cose stanno drammaticamente in maniera diversa e i motivi, per lo più politici e burocratici, sono noti e complessi.

Fatto sta che questo progetto, iniziato nel 2007 e la cui conclusione è prevista per la primavera 2017, progetto che non ha eguali nella penisola, meritava una maggiore attenzione. Sono stati contattati politici, amministratori e parlamentari, ma alla fine chi ha messo i soldi per la stampa è stata l’Associazione di Storia Contemporanea e altri tre enti con cui questa collabora: l’Associazione Bellanca e il Centro Mazziniano di Senigallia, la Deputazione di Storia Patria per le Marche (e, in minima parte, da un’azienda della Vallesina). Non è vero che i soldi non ci sono. È vero che vengono spesi in maniera diversa. Forse, però, per la ricostruzione storica di una regione plurale come la nostra, si poteva fare qualcosa di più.

Nel volume non si parla solo di politici (tra cui due premier, mai avuti prima, come Tambroni e Forlani), partiti e movimenti politici; ma anche del modello economico marchigiano; del pluralismo degli organi d’informazione; dei mutamenti avvenuti nella società; di donne, sport e istituzioni educative; di amministrazioni pubbliche (nomen omen) e del problema della casa, attuale allora come oggi; del rinnovamento in campo culturale, artistico e fotografico che vide le Marche protagoniste con nomi come Giacomelli, Ferroni, Cavalli e Crocenzi; delle voci nuove levatesi in quegli anni, come quella dello scrittore Guido Piovene, che rimase colpito nel suo viaggio nel territorio marchigiano di come questo fosse «il paesaggio italiano più tipico», e di don Lorenzo Milani, che si batté coraggiosamente per una scuola moderna e rinnovata, che tenesse conto della centralità dello studente e delle profonde diseguaglianze di partenza.

Notizia conclusiva per lettori, appassionati e cittadini: il volume Le Marche e la grande trasformazione (1954-70), (a cura di S. Serini, Ed. Aras, Fano 2016, pp. 316), sarà presentato venerdì 26 febbraio 2016 all’Auditorium S. Rocco di Senigallia, alle ore 17.15.


da Associazione di Storia Contemporanea






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 22-02-2016 alle 21:24 sul giornale del 23 febbraio 2016 - 451 letture

In questo articolo si parla di cultura, storia

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