Mangialardi sul Giorno del Ricordo: "Un’importante occasione di riflessione per ogni italiano"

10/02/2016 - Sono profondamente convinto che il 10 febbraio, il Giorno del Ricordo, che il nostro Parlamento decise di istituire nel 2004, dovrebbe rappresentare un’importante occasione di riflessione per ogni italiano sulla propria storia e sul proprio presente.

Lo dico con la consapevolezza di chi sa che questa data è ancora oggi motivo di divisioni ideologiche, nonostante il generoso e lungimirante impegno di figure come quelle degli ex presidenti della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e Giorgio Napolitano, affinché divenisse a pieno titolo una solennità civile volta conciliare il nostro Paese intorno al concetto di nazione, attraverso la presa di coscienza della tragedia che migliaia e migliaia di italiani furono costretti a vivere di fronte al crudele destino della storia.

Divisioni che nel tempo hanno avuto paternità e motivazioni diverse, raggiungendo però il medesimo risultato: l’oblio della memoria di tutte le vittime delle foibe e dell’esodo degli istriani, fiumani e dalmati.

Non c’è dubbio che a lungo, a partire dal dopoguerra, tali contrasti siano stati acuiti dalle ambiguità e dai silenzi con cui tutti i partiti dell’arco costituzionale hanno trattato la questione. Ambiguità e silenzi che hanno riguardato non solo il Partito comunista, preso in ostaggio dalla sua fedeltà a Mosca e, contemporaneamente, dalla necessità di legittimarsi come partito nazionale, ma anche dalle forze di governo, a partire dalla Democrazia cristiana, chiamate a fare i conti con la scomoda circostanza di rappresentare sulla scena internazionale un Paese indebolito dall’essere uscito sconfitto dalla guerra, e quindi con la necessità di mascherare la sconfitta subita con l’inevitabile accettazione delle clausole vessatorie previste dai trattati di pace.

Ma è altrettanto certo, che in anni più recenti, non hanno certo giovato ai propositi di riconciliazione né la rozzezza di una certa destra, che ha tentato di affermare l’istituzione del Giorno del Ricordo come una propria personale e nostalgica rivincita, né il fastidio di parte della sinistra, che l’ha vissuta come un attacco alla propria storia e, in particolare, alla storia della Resistenza.

Vizi, quest’ultimi, figli di una modalità di concepire la storia, in particolare quella del Novecento, tutta italiana, basata sull’esasperato utilizzo pubblico della memoria, fino alla strumentalizzazione politica di tragedie che dovrebbero invece costituire il cemento della nostra identità nazionale.

È in questo scontro, inutile e dannoso, che abbiamo purtroppo finito con il banalizzare la complessità delle vicende storiche, l’orrore della guerra e del razzismo, le sofferenze patite da intere comunità, costrette a vivere ancora per anni in un clima di violenza e intimidazione, mentre su gran parte dell’Italia e dell’Europa ritornava a splendere il sole della democrazia.

Se è vero che la nefasta guerra imperiale condotta dal nostro Paese insieme alle potenze dell’Asse contro il Regno della Jugoslavia e la successiva brutale occupazione militare contribuirono a creare la piena e totale identificazione tra l’Italia e il fascismo, va anche affermato con forza che ciò non può e non potrà mai offrire giustificazione alle violenze e allo sradicamento di intere comunità perpetrate contro gli italiani nella regione giuliana, in Istria, in Dalmazia e a Fiume.

Il mio auspicio è che, a tanti anni di distanza, quelle tragedie possano finalmente trovare la giusta collocazione nella nostra memoria e nella storia nazionale, e che dai tanti errori commessi, ciascuno di noi possa anche trarre la lezione che la storia impartisce al presente, di fronte a coloro che ancora oggi sono costretti a scappare da guerre, violenze e persecuzioni.


da Maurizio Mangialardi
sindaco di Senigallia



Questo è un comunicato stampa pubblicato il 10-02-2016 alle 16:07 sul giornale del 11 febbraio 2016 - 543 letture

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luigi alberto weiss

10 febbraio, 18:40
Il ghostwriter di questa nota non è riuscito a mantenersi su una linea che voleva essere oggettiva, cadendo nel trabocchetto della strumentalizzazione. Forse ripassare qualche pagina della storia del dopoguerra non farebbe male. Magari dando un'occhiata pure a quel Trattato di Osimo che il Parlamento italiano approvò silenziosamente pochi decenni fa, ai tempi dell'"arco costituzionale"..