Italia Nostra e Archeoclub chiedono una maggiore attenzione per le mura della città

03/02/2016 - Senigallia aderisce dal 1999 al progetto di promozione turistico-culturale denominato La Terra del Duca, di cui fanno parte anche altre città dell’antico Ducato di Urbino, quali Gubbio, Pesaro ed Urbino. Lo scopo, come si legge nel sito istituzionale del comune, è quello di “qualificare sempre di più l’immagine di un territorio dalle grandi potenzialità culturali e turistiche”.

Le testimonianze del passato roveresco della città sono essenzialmente due, la Rocca e le Mura. La Rocca gode di ottima salute grazie alle cure dedicategli della Soprintendenza, anche se la sua immagine meriterebbe di essere più rispettata e meglio valorizzata, soprattutto con un idonea illuminazione. Le mura invece, nonostante vengano tirate in ballo ogni qual volta nelle occasioni istituzionali si menziona con enfasi la “Città pentagonale”, non godono di altrettanta attenzione, non sono oggetto di alcuna cura e vengono trattate alla stregua di vecchi muri di contenimento. E ciò nonostante l’ottimo strumento di intervento offerto dallo studio progettuale denominato impropriamente “Piano delle Mura”, presentato solo un anno fa.

Così le si lascia degradare all’azione corrosiva degli agenti atmosferici e alla vegetazione che cresce spontanea sulle murature. Non ci si preoccupa di addossargli corpi estranei che le banalizzano e ne ostruiscono la visibilità, quale ad esempio la segnaletica stradale, un recente enorme contenitore della raccolta differenziata, alberature troppo addossate alla scarpa e infine i discutibili allestimenti di opere d’arte, frutto della proposta di uno studio di architettura, maturata come al solito in ambiti molto ristretti. Ma soprattutto vanno stigmatizzate le mancate occasioni di restauro e di armonizzazione in concomitanza con i lavori di ristrutturazione di edifici sovrastanti, quale ad esempio quello eseguito recentemente all’angolo di piazza Saffi, dove addirittura non si è trovato di meglio che intonacare le pietre di arenaria (il cosiddetto toro) che bordano la scarpa.

Le immagini che alleghiamo ci sembrano più eloquenti di ogni parola. Di fronte a questa disattenzione che continua da decenni, e che ha mandato in fumo occasioni di recupero che non si presenteranno più, le associazioni Italia Nostra e Archeoclub d’Italia chiedono in primo luogo che le mura urbiche, in quanto principale monumento identitario della città, ricevano l’attenzione e la cura che meritano per una valorizzazione adeguata; che si dedichi quindi loro una regolare manutenzione per evitare o fermare il degrado; che si eviti ogni intervento che ne possa limitare o menomare la visibilità; ma soprattutto che il piano delle mura venga tirato fuori dai cassetti e tenuto bene in vista dagli uffici dei lavori pubblici e dell’urbanistica per ogni occasione favorevole che agevoli la messa in opera di tutti quegli interventi previsti dal piano stesso, il cui scopo ultimo è quello di restituire a Senigallia la sua monumentalità e la sua originaria immagine di città murata.

Primo fra tutti il compimento del progetto di restauro e liberazione del bastione del Portone, connesso con i lavori di ampliamento dell’Opera Pia. E quale ruolo possa avere questo complesso monumento storico nella valorizzazione della città, chi vuole e chi è in grado, può capirlo da solo.







Questo è un comunicato stampa pubblicato il 03-02-2016 alle 10:49 sul giornale del 04 febbraio 2016 - 701 letture

In questo articolo si parla di attualità, Italia Nostra - Senigallia

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luigi alberto weiss

04 febbraio, 08:13
Si è svegliata Italia Nostra!




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