Nuovo processo per due albanesi condannati per tentato omicidio, la Cassazione annulla la sentenza

tribunale 29/01/2016 - Condannati dal Gup del Tribunale di Pesaro, con giudizio abbreviato, con l’accusa di tentato omicidio con l’aggravante della premeditazione e di aver portato in un luogo pubblico un’arma da guerra, e dalla Corte d’appello di Ancona, due albanesi residenti a Senigallia attendono ora un nuovo processo. La Corte di Cassazione penale 1° sezione, infatti, accogliendo il ricorso presentato dai legali dei due imputati, ha annullato la sentenza della Corte di Appello di Ancona, che aveva confermato la sentenza del Gup di Pesaro, ed ha rinviato alla Corte di Assise di Perugia dove il processo ripartirà da zero.

I fatti risalgono all’ottobre 2011 quando, insieme ad un altro ragazzo di nazionalità uzbeka, i due imputati (K.K., 30enne albanese, e C.B., 28enne albanese, entrambi residenti a Senigallia) si sono recati di notte nel parcheggio dell’Ospedale di Fano per incontrare un uomo, siciliano pluripregiudicato e collaboratore di giustizia, per chiarire alcuni contrasti che erano sorti tra uno di loro e l’italiano per una ragazza.

Giunti sul posto, uno dei tre ha estratto una pistola mitragliatrice (un‘arma da guerra) e sparato 8 colpi verso l’italiano, che è riuscito a mettersi in salvo nascondendosi tra le auto parcheggiate. I 3, che si erano dati alla fuga, una volta rintracciati dai carabinieri erano stati messi in custodia cautelare per alcuni mesi.

Per tutti la Procura ha contestato il tentato omicidio con l’aggravante della premeditazione e di aver portato in un luogo pubblico un’arma da guerra. K.K. e C.B., assistiti rispettivamente dall’avvocato Corrado Canafoglia di Senigallia e dall’avvocato Luca Brunelli di Perugia, hanno scelto il giudizio abbreviato mentre il ragazzo uzbeko ha scelto il giudizio ordinario.

Nel corso del giudizio abbreviato, il Gup del Tribunale di Pesaro ha condannato K.K., ritenuto il regista dell’agguato e colui che ha procurato l’arma da guerra proveniente dalle guerre nei Balcani, a 6 anni e 8 mesi, e C.B. a 5 anni e 8 mesi per aver avuto un ruolo marginale nella vicenda. Sentenza confermata poi dalla Corte di Appello di Ancona ma annullata dalla Corte di Cassazione penale 1° sezione.

Accogliendo infatti il ricorso presentato dalle difese dei due imputati residenti a Senigallia e basato su queste motivazioni: 1- Il fatto non è configurabile come tentato omicidio, ma semmai come minaccia aggravata. Se avessero voluto realmente uccidere i ragazzi avrebbero rincorso la vittima. Invece questi avevano paura della vittima e per tale motivo hanno sparato in aria i colpi. 2- La vittima è un pericoloso collaboratore di giustizia e per tale motivo i ragazzi hanno portato con loro un’arma, ma per spaventarlo e non per ucciderlo. 3- Se vi è stato omicidio, non vi è stata alcuna premeditazione, posto che per la sussistenza di tale aggravante occorre che l’intento omicidiario nasca nel tempo e si mantenga costante per lungo periodo. Invece nel caso di specie l’incontro è stato concordato tra le parti in maniera veloce tra le parti, qualche ora prima dei fatti, la Cassazione ha rinviato la sentenza alla Corte di Assise di Perugia dove il processo ripartirà da zero.

La data del processo non è ancora stata fissata. Nel frattempo i due imputati sono liberi.





Questo è un articolo pubblicato il 29-01-2016 alle 13:35 sul giornale del 30 gennaio 2016 - 999 letture

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