Intervista a Roberto Ripesi, regista delle opere Boheme e Cenerentola in programma a Senigallia

Grande successo di pubblico e critica per la Boheme a Cattolica, venerdì si replica a Urbino 20/01/2016 - È quasi tutto pronto per le opere Boheme di Puccini e Cenerentola di Rossini, in programma al teatro La Regina di Cattolica, La Fenice di Senigallia e al teatro Sanzio di Urbino. Ne parliamo con il cantante lirico, Roberto Ripesi, che oltre ad avere un ruolo in entrambe le opere, ne curerà anche la regia.

Maestro Ripesi, la sua intensa carriera musicale è caratterizzata da un impegno continuo nei più diversi versanti (Cantante in complessi  corali e strumentali, interprete di numerose opere liriche che spaziano da Donizetti a Rossini, da Bellini a Puccini a Mascagni. Più di quaranta ruoli che lo hanno portato a calcare le scene di prestigiosi teatri italiani e il suo repertorio  va dagli oratori di Bach e Haendel fino a Schubert. Ha firmato la regia di una decina di lavori teatrali. Si sente un po’ come un giano bifronte, da una parte il canto e dall’altra la regia?

Assolutamente no, perché amando contemporaneamente la musica e il teatro, riesco a trovare un giusto equilibrio. Gli spazi, i tempi, i movimenti scenici, i movimenti dei cantanti e dei coristi, rientrano nel mondo magico del teatro, che vuole nella sua rappresentazione reale, cercare di immedesimare lo spettatore nell’opera in scena.‘’

Maestro Ripesi, veniamo a Boheme, che debutterà il 30 gennaio alle 21,00 al Teatro La regina di Cattolica, per poi proseguire il 4 febbraio ore 21 a Senigallia e il 5 febbraio alle 21 a Urbino. Quali sono le novità di messinscena?

La caratteristica principale, è che sarà una Boheme moderna, ambientata nel 2016, fra i nuovi poveri della nostra società. Quattro disoccupati occupano abusivamente una casa occupata, senza luce, riscaldamento, acqua. L’opera su musica di Puccini e libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa, ebbe fin dall’inizio delle difficoltà nell’adattare le scene di vita bohémienne di Henry Murger e furono costretti a fare delle scelte in un testo con una scoraggiante varietà di personaggi ed episodi, che risentivano anche del clima politico del tempo e delle implicazioni artistiche. Sta di fatto che le prime Scenes, divennero ben presto una versione teatrale e la piece andata in scena il 22 novembre 1849 al Theatre des  Varietes, ebbe un trionfo da parte della critica e del pubblico. Ma mentre la Dame au camelias di Dumas costituì la fonte versina per la Traviata, la piece di Murger presentava troppi personaggi e in secondo luogo nacque una controversia tra Puccini e Leoncavallo per avere la precedenza sulla Boheme. Nello stesso tempo però la piece venne ben accolta soprattutto in Italia, dove er sorto il movimento della Scapigliatura che il 6 febbraio 1862, stimolò uno sviluppo della letteratura italiana dal tardo romanticismo agli inizi del realismo.Inoltre gli scapigliati avevano una propensione per fonti d’ispirazione straniere, in particolare della cultura bohemienne del tardo romanticismo europeo, la glorificazione della vita artistica in opposizione alla borghesia, l’identificazione di arte e vita e la ricerca di una libera soggettività. Ma Illica e Giacosa pur essendo aderenti ed attratti dalla scapigliatura, apportarono una sostanziale variazione al libretto con una introduzione che coprisse tutte le eventualità legate ai personaggi principali, in particolare a Mimì e la fedeltà al dettaglio ambientale. Nel mio caso, che interpreto il filosofo Colline, devo entrare in un personaggio miserevole come il pittore, il poeta e il musicista, sdrammatizzando però una esperienza esistenziale, passando da una dama ad un’altra sciorinando  con voce soave e con le labbra strette al cuore, tutte le galanterie  e i madrigali  che si trovavano nell’Almanacco delle Muse.
E se il quadro secondo è l’apoteosi dell’amore, il quadro terzo, inventato solo da Illica è basato su Barriere, la scelta del dazio. Il mutamento urbanistico e il passaggio tra città e campagna, che già Flaubert individuò  nel suo capolavoro L’Educazione sentimentale. La barriera, l’ambiente malinconico si accompagnano con l’evocazione orchestrale dei Cameristi del Montefeltro diretti dal maestro Massimo Sabbatini. E solo nel finale quella gioia, quel senso ludico, trasformati in una riflessione incosciente di gente che non ha niente da perdere porta ad un finale di morte quella del personaggio più puro e fragile, Mimì
’’.

Dunque maestro Ripesi, i sentimenti espressi con il canto e la musica dominano la più nota opera di Puccini?

Certamente , la solidarietà e l’amicizia hanno il sopravvento su una scenografia scarna con un solo letto e un baldacchino e la luce delle candele. Solidarietà che anche oggi ritorna attuale di fronte alle ondate dei poveri, emarginati, senza tetto’’.

Veniamo ai cantanti.

Mimì sarà interpretata da Laura Palma, Rodolfo da Cristiano Olivieri, Marcello da  Daniele Girometti e Musetta da Kelly Mc Klandon. A questi si aggiungono Colline il filoso che interpreto io, Schonard interpretato da Giuseppe Lamicela, Alcindoro da Andrea Gamberini e Benoit da Michele Bocchini. Un ruolo importante alla fine del secondo quadro e all’inizio del terzo quadro, avrà il coro del teatro la Regina di Cattolica, diretto dal maestro Gilberto Del Chierico’’.

E che cosa mi può anticipare della seconda opera in programma, la Cenerentola di Rossini?

Per quest’opera di Rossini , dramma giocoso in due atti, che fu rappresentata la prima volta a Roma, al teatro Valle , il 25 gennaio 1817, ci sarebbe molto da dire. Vorrei partire da come ho concepito la regia. Ho voluto realizzare una scenografia agile con un muro in tre pari girabile che crea sostanzialmente due locations: la casa di don Magnifico, che interpreterò io e la reggia con il trono di don Ramiro. Anche quest’opera come la gran parte delle opere rossiniane è giocata sugli equivoci e la figura di Dandini è proprio il simbolo di questo trasformismo, una specie di Barbiere di Siviglia, forse meno simpatico ma bizzarro e arruffone, che alla fine sarà il deus ex machina  del dramma giocoso. La Cenerentola è un’opera lirica composta da Rossini su libretto di Jacopo Ferretti. Il titolo originale completo è “La Cenerentola,ossia la bontà in trionfo’’. Il soggetto fu tratto dalla fiaba di Charles Perrault. Nell’opera non è presente la fata e al suo posto troviamo il filosofo e maestro Alidoro, che sarà interpretato da Massimiliano Mandozzi. Viene eliminata anche la matrigna in favore di un patrigno, Don Magnifico, alttrettanto malvagio benché ridicolo e goffo. Restano le sorellastre, Tisbe interpretata da Daniela Bertozzi e Clorinda interpretata da Anna Caterina Cornacchini e il principe Ramiro interpretato dal bravo tenore Patrizio Saudelli. Infine il personaggio più difficile da un punto di vista vocale interpretativo: Dandini, il goffo scudiero, interpretato da Daniele Girometti. Il vero nome di Cenerentola, secondo il librettista Jacopo Ferretti, è Angiolina e il sottotitolo è “La bontà del trionfo’’. Apparentemente lo spettatore non preparato potrebbe pensare di trovarsi di fronte ad una messa in scena di stile vittorian, fatta più di oscurità che di luci in cui la protagonista vive la sua esistenza in profonde malinconie e solitudini. In realtà il librettista, ma soprattutto Rossini, vogliono fare di Cenerentola ,una vera e propria protagonista, e che sarà interpretata dalla convincente soprano Juljia Samsonova, che dovrà affrontare veri e propri momenti di virtuosismi vocali. Parente non troppo lontana dall’opera rossiniana era Agatina di Stefano Pavesi, opera che debuttò a Milano nel 1814, che sicuramente Rossini vide in quanto in quel periodo aveva avuto nella stessa stagione alla Scala due opere, Aureliano in Palmira e Il turco in Italia. Ma nonostante irpensamenti e rifacimenti del Ferretti, Rossini compositore non sempre costante nella sua vena creativa, riuscì a trovare con quest’opera, per troppo tempo rimasta nel dimenticatoio, un’opera che superava il convenzionalismo dell’opera buffa, e si  spostava velocemente dal giocoso al drammatico. Il coro della Città futura diretto dal maestro Giberto del Chierico e l’orchestra dei Cameristi del Montefeltro diretti dal maestro Stefano Bartolucci, creeranno l’architettura musicale, un pinsesto fra il fiabesco e il ludico intramezzati numerosi crescendi rossiniani’’
 





Questa è un'intervista pubblicata il 20-01-2016 alle 21:33 sul giornale del 21 gennaio 2016 - 881 letture

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