Voucher e lavoro, La Città Futura scrive agli onorevoli Ricciatti e Scotto

14/01/2016 - Dopo l’incontro del dicembre scorso “L’impatto dei voucher nel sistema economico senigalliese”, di cui è possibile vedere il video integrale sul sito www.lacittafutura.info, continua l’iniziativa politica de La Città Futura sul tema del lavoro.

L’11 gennaio è partita una lettera indirizzata agli onorevoli Lara Ricciatti (deputata marchigiana SI-SEL) e Arturo Scotto (capogruppo SI-SEL). Ne riportiamo di seguito un ampio stralcio:

1.       il lavoro accessorio ha conosciuto in questi anni una crescita inarrestabile che lo ha visto sottrarre spazio ad altre tipologie contrattuali un po’ in tutti i settori economici tant’è che i settori per i quali il lavoro accessorio era stato inizialmente pensato (agricoltura, lavoro domestico, piccole manutenzioni, ecc.), al fine di favorire l’emersione del lavoro nero, oggi risultano residuali rispetto a quelli in cui è maggiormente diffuso (commercio, servizi e turismo);

2.       nel nostro territorio (ma questo è certamente vero anche altrove) la diffusione del lavoro accessorio ha comportato una consistente riduzione del numero degli avviamenti nel settore turistico, nonostante che i dati su arrivi e presenze, così come rilevati dall’osservatorio regionale, abbiano avuto un trend costantemente positivo consacrando Senigallia prima meta turistica della regione Marche;

3.       il lavoro accessorio non è un contratto di lavoro ma uno scambio di prestazioni ai minimi termini, senza ferie, malattia, TFR, indennità di disoccupazione. Non serve ad accrescere la competitività delle aziende, ma semmai la loro redditività. Non è un investimento sulle persone ma un risparmio immediato per le aziende, che si traduce in un abbassamento della qualità del lavoro che, nel tempo, porterà ad una perdita di competitività di tutto un sistema economico locale.

4.       Infine, e soprattutto, i voucher si prestano ad una colossale evasione contributiva come ci dicono le testimonianze raccolte (a fronte di un mese di lavoro vengono erogati pochi voucher e tutto il resto viene retribuito in nero) e gli stessi numeri che, se ben analizzati, dimostrano che i voucher venduti non valgono neanche in minima parte a compensare il contratti a tempo determinato che sono andati perduti. In buona sostanza quello che si verifica e su cui desideriamo richiamare la vostra attenzione è che i voucher vengono utilizzati come una sorta di parafulmine in previsione di sempre possibili visite ispettive di Inps o Ispettorato del Lavoro.

A fronte di tutto ciò, confidando nella vostra dimostrata attenzione e sensibilità, siamo ad invitarvi ad assumere le iniziative legislative necessarie per contrastare l’ulteriore diffusione di questo strumento il cui ambito di applicazione dovrebbe tornare ad essere circoscritto a limitati settori caratterizzati da una effettiva occasionalità delle prestazioni e per predisporre meccanismi (analoghi a quelli già introdotti nel 2012 per il lavoro a chiamata) atti ad impedire l’utilizzo con finalità elusive dal punto di vista contributivo. Non vi è infatti dubbio che il successo del lavoro accessorio sia da ricondurre alla facilità con cui si presta alla elusione per cui è verosimile pensare che ridisegnando le norme in modo tale da rendere impossibile questo uso distorto il fenomeno si ridimensionerebbe rapidamente da sé (il caso del lavoro a chiamata è in tal senso emblematico).





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 14-01-2016 alle 16:35 sul giornale del 15 gennaio 2016 - 450 letture

In questo articolo si parla di politica, La Città Futura

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