Serra de' Conti: Italia Nostra, 'Il ruolo determinante del Comune per il futuro dell'ex Monastero'

12/01/2016 - Nel corso dei dibattiti e degli incontri succedutisi negli ultimi tre anni sul destino dell’ex edificio monastico di S. Maria Maddalena è apparso evidente che la sua conservazione integrale è possibile solo se si è in grado di individuare una destinazione d’uso coerente con la storia e la natura architettonica dell’edificio stesso; e l’unica destinazione realistica e funzionale appare quella di un suo collegamento con la struttura già esistente del Museo delle arti monastiche e con le attività di formazione religiosa e promozione sociale della parrocchia.

 Il collegamento con il museo passa attraverso la conservazione e il potenziamento delle caratteristiche già proprie dell’edificio monastico, trasformandolo in convento -museo a testimonianza della storia della vita monastica femminile in Italia, senza però smantellare il museo stesso, che resta l’anima e il cardine di tutto il progetto; l’inserimento nell’attività parrocchiale può avvenire mediante l’utilizzazione degli spazi per iniziative di formazione spirituale e di cultura religiosa, che prevedano anche forme di ospitalità a pagamento. E’ questa la proposta avanzata in più occa-sioni dal comitato locale ed è questa anche l’opinione espressa da Italia Nostra.

E’ evidente però che un percorso di questo tipo non è praticabile senza la partecipazione delle due istituzioni principali del paese, il comune e la parrocchia, per l’intreccio di interessi e aspetti culturali rappresentati dall’edificio e dalla sua storia. Come è pure evidente che l’iniziativa principale per svinco-lare la proprietà dell’ex complesso monastico dall’Ordine religioso cui appartiene e renderlo disponibile per un progetto autonomo e cogestito dalle due istituzioni non può che spettare al comune, l’unica isti-tuzione in grado di aver accesso a risorse economiche adeguate per dare l’avvio all’operazione.

Perciò l’iniziativa presa dall’Amministrazione Comunale per l’acquisto dell’immobile è pienamente condivisibile, anche perché non vi sono alternative. Si tratta certamente di una scelta onerosa, ma l’unica possibile, non solo per conservare l’edificio, ma anche per preservarne il suo carattere di bene culturale. Si tratta di una sfida per il futuro, da cui può derivare un forte arricchimento dell’identità storico - culturale del paese con ricadute sociali ed economiche sicuramente positive.

L’esito non è scontato e i rischi non mancano: sarebbe ingenuo nasconderli. Si tratta di una sfida cul-turale ed economica che può essere gestita e vinta più agevolmente se sorretta da un ampio consenso, attraverso un’informazione, una trasparenza e un coinvolgimento che la facciano sentire come una bat-taglia collettiva e un obbiettivo comune. Solo un forte convincimento condiviso può mettere gli ammini-stratori in grado di superare le molte difficoltà e mettere in campo una progettazione articolata, sapiente e soprattutto convincente, condizione e presupposto indispensabile per attivare la ricerca dei finanziamenti pubblici.

Ma a parte questo, resta il fatto che per vincere una sfida così complessa e impegnativa è necessaria anche una forte carica di ambizioni e capacità visionarie, pur con la lucida consapevolezza delle difficoltà e dei rischi, senza le quali non è possibile realizzare progetti ambiziosi. 
 

 





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 12-01-2016 alle 15:53 sul giornale del 13 gennaio 2016 - 1003 letture

In questo articolo si parla di attualità, Italia Nostra - Senigallia, Serra de’ Conti

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.biz/asqL


Romina Sdogati

14 gennaio, 19:23
Peccato poi che il costo ricada sull'intera comunità. Se il museo avesse portato un reale guadagno allora il suo allargamento poteva essere condiviso, ma in tutti questi anni c'è stato un importante introito, o solo spese? Se la parrocchia è così entusiasta nel comperarlo può farlo, a sue spese.