La Sancta Photographia e gli scatti del Cardinale Grech

11/01/2016 - Sabato Fondazione Senigallia, Comune di Senigallia e Musinf hanno proposto un evento, che torna a segnalare con forza il ruolo di Senigallia come città della fotografia. Nell'affollato vernissage della mostra gli interventi della vicepresidente della Camera, on. Marina Sereni, del presidente della Giunta regionale delle Marche, Luca Ceriscioli, del Vescovo Giuseppe Orlandoni e del Sindaco di Senigallia Maurizio Mangialardi, hanno sottolineato l'importanza dell'avvenimento espositivo e del progetto senigalliese sulla fotografia.

Al pubblico delle grandi occasioni, che ha affollato il Palazzo del Duca ed applaudito il cardinale Grech il prof Bugtti, direttore del Musinf ha detto che nella mostra, allineata sul progetto di Salvatore Gajas, "sorprende la qualità delle fotografie del Cardinale" aggiungendo anche che "si tratta di una qualità che appartiene alla personale sensibilità e vocazione poetica del Cardinale, come appartiene alla sua pratica tecnica di studioso, che ha frequentato lungamente biblioteche ed archivi storici in un'epoca in cui le fotocopiatrici non c'erano e la macchia fotografica doveva sostituirle, con i problemi di luci e messe a fuoco, che si possono oggi, in tempi di fotografia digitale, solo vagamente immaginare".

Culturalmente la suite fotografica del Cardinale Grech sorprende soprattutto tematicamente per la sintesi che compie tra la funzione di santa documentazione della fotografia di eventi e monumenti religiosi e l'altrettanto santa funzione di apertura al mondo esterno, sulla scia degli Indirizzi papali. "Fotografare per Grech" ha spiegato il prof. Bugatti, “si direbbe in questo senso, un modo per meglio conoscere il miracolo del mondo. Che si esprime con semplicità ed immediatezza in un volto, in uno sguardo o in un sorriso o nelle forme di un monumento o nelle emozioni di un evento”.

Dunque la mostra a palazzo del Duca delle belle fotografie del Cardinale Grech, consente di incontrare un autore di rilevante personalità ed esperienza. Nel contempo ci consente di prendere coscienza, certo con soddisfazione, di come Senigallia con la storia della fotografia c'entri sempre qualcosa. Anche con la storia della fotografia in Vaticano Senigallia c'entra moltissimo. Infatti , come ha ricordato il prof. Bugatti, fu proprio il senigalliese Papa Mastai Ferretti , che a partire dal 1860, promosse con forza l'arte della fotografia , sponsorizzando numerose campagne fotografiche, circondando poi di forte attenzione e interesse gli album fotografici che fedeli e ammiratori gli inviavano in dono da tutto il mondo. Si tratta dei cosiddetti "Indirizzi Papali", album di fotografie anche in argento, che portavano in Vaticano l'immagine del mondo e delle genti. Della santità della fotografia aveva scritto Leone XIII, papa Pecci , che è l'autore della Rerum novarum.

Un papa che era certo attento alle novità. Commissionò nel 1883 al pittore Domenico Torti un affresco per la Galleria dei Candelabri in Vaticano dove volle fosse raffigurata l'Allegoria della Scienza della Fotografia. La fotografia vi appare nelle sembianze di una donna vestita di giallo, assisa tra le nuvole. Ha lo sguardo rivolto al cielo ed è assistita da un angioletto, che sostiene una grande macchina fotografica. Leone XIII fu il primo papa a inserire la parola «fotografia» in un'enciclica. Per di più essendo fecondo autore di composizioni in latino compose un'ode dedicata specificamente alla nuova forma di espressione, sottolineandone la santa missione. Però in Vaticano la fotografia era entrata già nel 1822, quando Niepce tentò di imprimere fotograficamente su una lastra di vetro l'immagine di Pio VII, Chiaramonti. Tentò, ma non ci riuscì. La prima foto di un pontefice è del 1845 e fu scattata dall'abate Vittorio della Rovere.

Il primo papa a venir fotografato fu Gregorio XVI Cappellari, che per altro non si segnalò per apertura alle invenzioni. Per guidarci nella conoscenza della collezione papale di fotografia conservata dalla Biblioteca Apostolica c'è un volume recente di Sandra S. Philips. La fototeca papale compone una raccolta di immagini storiche: ritratti di papi, cerimonie, incontri diplomatici e pastorali, scene della vita in Vaticano, immagini di tutte le opere d'arte conservate in Vaticano, più i citati album degli "Indirizzi Papali".Un altro importante gruppo di fotografie è dedicato alle chiese, palazzi, castelli, rovine, quadri e sculture. Alla materia nel 2010 Anna Maria Voltan ha dedicato una pubblicazione intitolata "Cento Immagini del XIX secolo dalla Raccolta fotografica della Biblioteca Apostolica Vaticana".

Il direttore del Musinf, illustrando il percorso della mostra di Grech ha anticipato: "Credo di non tradire i segreti del presidente Guzzonato e dell'assesore Bucari dicendo che la prossima tappa espositiva riguarderà l'archivio di Giuseppe Felici e dei suoi eredi". Felici era nato a Cagli, 1839. Questo fotografo marchigiano è divenuto famoso per esser stato fotografo ufficiale di numerosi avvenimenti vaticani. Di famiglia benestante si recò a Roma nel 1860 per studiare violino al Conservatorio. Frequentando il circolo artistico di via Margutta si avvicinò alla fotografia. Il successo ottenuto da alcuni ritratti da lui scattati agli zuavi pontifici lo spinse ad aprire nel 1863 uno studio in via di Ripetta, realizzando fotografie di paesaggi e vedute stereoscopiche di Roma. In seguito la sua attività si orientò verso la ritrattistica e la fotografia di eventi.

Tra le prime occasioni ufficiali da lui documentate fotograficamente spicca il banchetto offerto a Giuseppe Garibaldi dalle società operaie nel febbraio del 1875. Nel 1870 aveva realizzato una serie di fotografie dei disegni di V. Vecchi denominata Collezione istorica dei concili ecumenici. Queste fotografie furono premiate con la medaglia d'oro nel 1888 in occasione dell'Esposizione mondiale vaticana. Nella stessa occasione Felici fu nominato "fotografo pontificio".





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 11-01-2016 alle 17:47 sul giornale del 12 gennaio 2016 - 903 letture

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