La fisica di Star Wars: Hyperdrive I

22/12/2015 - Dalle più grandi astronavi imperiali ai caccia monoposto dei ribelli, tutte le navi su Star Wars hanno un motore Hyperdrive con il quale possono viaggiare senza problemi da un pianeta ad un altro a velocità superluminari.

Basta abbassare una leva e le stelle si allungano in segmenti bianchi che corrono all'indietro. Poco dopo la nave si ritrova a decine, centinaia se non migliaia di anni luce di distanza.
Per poter narrare una storia che ha luogo su diversi pianeti un motore in grado di far viaggiare un'astronave più veloce della luce è necessario, ma al giorno d'oggi, come vanno le cose in ambito di viaggi spaziali?
 
Di fatto le cose vanno malino: ci muoviamo nello spazio ma siamo estremamente lenti.
La massima velocità mai raggiunta da un oggetto creato dall'uomo è stata di 252.792 Km/h o meglio di 70,22 Km/s. Il record lo ha stabilito la sonda spaziale (priva di equipaggio) Helios 2 lanciata il 16 gennaio 1976 dalla Terra ed arrivata oggi a 43 milioni di Km dal Sole.
Se invece vogliamo considerare la massima velocità raggiunta da un equipaggio umano a bordo di una navicella questa è di "soli" 39.897 Km/h (11,08 Km/s). Ad andare così veloce fu il Modulo di Comando denominato Charlie Brown della missione Apollo 10 il 26 maggio 1969.
 
Entrambe sembrano velocità considerevoli se paragonate a quella delle automobili, dei treni o degli aerei di linea, ma sono ridicole se confrontate con quella della luce che è di circa 300.000 Km/s.
A conti fatti quindi, con le tecnologie attuali di propulsione, non raggiungiamo nemmeno lo 0,03%  della velocità della luce (appena lo 0,004% con equipaggio).
Facendo le giuste proporzioni potremmo dire che la velocità massima che possiamo ottenere rispetto a quella della luce è circa la velocità di una lumaca (0,05 Km/h) rispetto a quella del falco pellegrino in picchiata (384 Km/h)
 
Se vogliamo raggiungere le stelle dunque ci vogliono nuove idee, o meglio nuova tecnologia; le idee ci sono già: vele solari, razzi a propulsione nucleare, ramjet a fusione e razzi ad antimateria.
 
VELE SOLARI
Il funzionamento delle vele solari si basa sul fatto che, nonostante la luce non abbia massa, ha però momento, quindi può esercitare pressione. Sebbene la pressione della radiazione esercitata dal Sole sia molto debole e troppo leggera perché possa, per esempio, essere percepita sulle nostre mani, può tuttavia muovere un’astronave, se ha vele sufficientemente grandi e molto tempo a disposizione. (La luce del Sole nello spazio è otto volte più intensa che sulla superficie terrestre.)
Una vela del genere potrebbe spingere una sonda a una velocità pari allo 0,1% della velocità della luce, e forse raggiungere la stella più vicina al sistema solare in soli 400 anni contro i 70.000 che occorrerebbero ad una sonda spinta dall'odierna propulsione chimica.
Piccole vele solari sono in realtà già state costruite. Nel 2010 l’Agenzia Giapponese per l’Esplorazione dello Spazio ha lanciato con successo IKAROS11, la prima navicella spaziale che usa la tecnologia delle vele solari per la navigazione nello spazio interplanetario. IKAROS ha una vela quadrata con la diagonale di 20 metri, e raggiungerà Venere usando la propulsione solare.
Per raggiungere le stelle invece avremo bisogno di vele ben più grandi, come quella usata dal Conte Dooku in "Star Wars Episodio 2: L'attacco dei Cloni", per capirci.
 
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Questo è un articolo pubblicato il 22-12-2015 alle 23:56 sul giornale del 24 dicembre 2015 - 2547 letture

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