Venerdì Nicolai Lilin alla Piccola Fenice. L'intervista di Vivere Senigallia

26/11/2015 - Scrittore russo naturalizzato italiano Nicolai Lilin è autore di cinque romanzi, editi da Einaudi, di cui i primi formano una trilogia di ispirazione autobiografica che partono delle sue incredibili avventure dall'enclave della Transinistria, governata secondo il codice d'onore dei criminali deportati dalla Russia, per arrivare alla sua cruenta esperienza nei reparti antiterrorismo dell'Esercito Russo in Cecenia. Lilin sarà a Senigallia venerdì 27 novembre alle 18:00 alla Piccola Fenice per presentare il suo ultimo lavoro, Un tappeto di Boschi Selvaggi, un libro illustrato edito da Rizzoli. Vivere Senigallia lo ha intervistato.

Dal primo libro di Lilin, Gabriele Salvatores ha tratto il film omonimo Educazione Siberiana. Oggi Lilin Ha 35 anni e vive da 11 anni in Italia, ha svolto diverse attività, tra cui anche quella di tatuatore, prima di approdare alla sua carriera di scrittore.

Cosa rimpiangi della Transinistria e della tua "educazione criminale"?
Rimpiangere no. C'è un senso di nostalgia, più che altro per gli anni passati, per la gioventù, gli amici, quello che ero, i paesaggi ed il cibo. Tutti piccoli frammenti di una realtà che esiste ancora e se serve prendo l'aereo e la raggiungo. Nel mio ultimo libro ci sono proprio questi frammenti di vita, accompagnati da immagini.

Cosa hai salvato della tua esperienza nell'esercito russo?
Ho imparato molte cose. Avevo solo 18 anni e a quell'età si tempra l'educazione di un adolescente durante la sua crescita. L'esercito è un luogo dove tutte le tue capacità vengono messe quotidianamente alla prova. Le persone deboli si spezzano, quelle forti sopravvivono. Non so se sono stato forte o solo fortunato, so solo che quello che ho visto e vissuto in quegli anni non lo auguro a nessuno.
Guardando cosa sta accadendo oggi nel mondo da un lato mi sento fiero di aver partecipato ad operazioni anti terroristiche. Ho dato il mio contributo a liberare il mio paese dal terrorismo islamico. Ma la verità è che un giovane non dovrebbe mai trovarsi in quella situazione, perché è solo una piccola pedina di un gioco crudele.

Per diventare scrittore è necessario aver vissuto esperienze forti come quelle che hai vissuto tu?
No. Scrittore è una persona che ha una impostazione mentale, indipendentemente da quello che si è vissuto. Essere scrittore è un modo di vivere. Uno scrittore ha il dono di saper affascinare e raccontare. Uno scrittore può rendere emozionante anche la crescita di una zucchina nell'orto.
Non credo che si diventi scrittore, lo si nasce. Puoi diventare bravo tecnicamente, puoi usare un linguaggio sempre più ricercato, ma se non hai dentro di te la capacità di raccontare credo che non si possa andare lontano.
Scrittore è colui che ha dentro di sé una vena narrativa che gli è stata donata da Dio o dalla Natura.
Non ho mai capito quando sono diventato scrittore. Sono sempre stato così, ho sempre attratto le persone con le cose che raccontavo e poi ho avuto la fortuna di incontrare persone che hanno creduto nella mia forza narrativa e hanno deciso di pubblicare i miei scritti.







Questa è un'intervista pubblicata il 26-11-2015 alle 11:43 sul giornale del 27 novembre 2015 - 1390 letture

In questo articolo si parla di libri, cultura, michele pinto, intervista, nicolai lilin, libreria ubik e piace a michele

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.biz/aqVh





logoEV