Canafoglia: pronti a far causa alla Nuova Banca Marche per riavere i soldi degli azionisti

Banca delle Marche 24/11/2015 - L'unione Nazionale Consumatori rappresenta oltre 1.500 dei 44.000 azionisti ed obbligazionisti di Banca Marche, un numero in crescita costante. Il suo rappresentante, l'avvocato Corrado Canafoglia, esprime apprezzamento per il salvataggio dei correntisti e degli obbligazionisti ordinari, ma non accetta quanto accadrà ad azionisti e proprietari di obbligazioni subordinate.

Dopo il no dell'Unione Europea al salvataggio di Banca Marche da parte del Fondo depositi interbancari il rischio era che venisse applicata la nuova normativa del "Bail-in" in vigore dal 1° gennaio, secondo la quale i debiti della banca sarebbero stati ripianati anche con i soldi dei correntisti.

"L'operazione del governo - commenta Corrado Canafoglia dell'Unione Nazionale Consumatori - è positiva in quanto sono stati salvati i correntisti e gli obbligazionisti ordinari, ma è inaccettabile quello che accade ad azionisti e proprietari di obbligazioni subordinate che vedono portare a zero il loro capitale. Chi ha sottoscritto azioni e obbligazioni Banca Marche non aveva alcuna propensione al rischio. Banca Marche era un'istituzione del territorio e un investimento di questo tipo era paragonabile ad un investimento in titoli di stato. Non dimentichiamo che Banca Marche non è mai stata quotata in borsa".

Canafoglia sottolinea come questo "salvataggio" per il territorio comporti un danno molto ingente. Oltre alla sparizione di fatto delle quattro fondazioni bancarie (Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro, di Fano, di Jesi e di Macerata), che nel territorio hanno sempre avuto una funzione sociale, azionisti ed obbligazionisti hanno perso 736 milioni di euro. In media 500€ per ogni cittadino marchigiano.

Questa cifra, 736.000.000 euro, varia a seconda se si prende in considerazione il valore delle azioni nel momento in cui Banca d'Italia ne ha bloccato la commercializzazione nell'agosto 2014 o quando i cittadini le hanno comprate, ad esempio durante l'aumento di capitale del marzo 2012.

Oltre a situazioni tragiche, come quelle di tanti azionisti per lo più pensionati che hanno investito tutti i loro averi in Banca Marche e che ora non hanno più nulla, il danno della sparizione di una tale quantità di denaro dalla nostra regione lo si può misurare guardando quegli imprenditori e quelle aziende che avevano messo le loro azioni e le loro obbligazioni a garanzia di prestiti e finaziamenti. Ora quelle aziende, già in difficoltà con la crisi, hanno ricevuto un ulteriore colpo dal quale non tutte potranno riprendersi.

Ma non finisce qui. Presto il nostro territorio da questo "salvataggio" subirà altri due gravi contraccolpi. Il primo e più misurabile è la possibile creazione di esuberi tra i dipendenti in caso di un'acquisizione di Banca Marche da parte di altri gruppi bancari, considerata probabile nel giro dei prossimi due anni. Molti dei dipendenti della banca sono anche azionisti, e per loro il danno sarebbe doppio.
Il secondo è la crisi di fiducia dei clienti nei confronti della banca. Banca Marche potrà mai tornare ad essere quello che era prima, una banca locale al servizio del territorio? In caso di acquisizione è probabile che la risposta sia no.

"L'Unione Nazionale Consumatori fino ad oggi ha portato avanti azioni per ottenere un arbitrato nei confronti dei vertici della banca, del consiglio di amministrazione, del collegio sindacale e di alcuni imprenditori beneficiati dalla banca - insiste Canafoglia - intendiamo fare in modo che gli azionisti ottengano il valore delle loro azioni dai patrimoni personali e dalle polizze assicurative professionali di chi ha portato la banca dove è oggi".

Ma non finisce qui. "Da oggi stiamo valutando l'ipotesi di chiedere risarcimenti anche a Nuova Banca Marche. L'azzeramento del valore delle azioni è ingiustificato. La Banca possiede immobili ed un avviamente per un valore superiore a quanto perso dagli azionisti. Il Governo deve spiegare su quali basi intende togliere agli azionisti ciò che è loro. Che la politica canti vittoria è la dimostrazione di come i nostri amministratori siano poco collegati con la realtà."





Questo è un articolo pubblicato il 24-11-2015 alle 17:12 sul giornale del 25 novembre 2015 - 3125 letture

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Quando mai la politica è al servizio del cittadino, ormai vivono in un mondo a sé il bello di tutto è che ancora li votano sti magnapane a tradimento

Luigi Alberto Weiss

25 novembre, 08:37
In questa vicenda l'asservimento della politica diventa criminale quando ad esserne interpreti sono quei politici che vivono e vengono eletti nei territori dove la banca ha pasturato alla grande. Non pretendo che a difendere gli azionisti e i patrimoni della Banca Marche fossero stati politici della Sardegna o della Lucania, ma quelli marchigiani sì, perchè dovrebbero essere più vicini alla conoscenza del disastro provocato dalle scelte scellerate di amministratori e manager della banca.

Gli ultimi due capoversi dell'articolo forniscono già una risposta possibile di azioni, in particolare il ricorso ai ben immobili, ma temo che quest'ultima aziione renderebbe la Nuova Banca Marche meno appetibile e la farebbe nascere già "morta".
Sarebbe da trovare un'ulteriore mediazione.

francesco simoncioni

25 novembre, 13:19
Siamo alle solite quando un'azienza è in difficoltà (magari senza colpe) viene lasciata morire Se si tratta di una Banca e magari la situazione di crisi è determinata in maniera inequivoca dalla stessa, interviene a gamba tesa la politica a tutelare piu gli interessi del sistema che dei singoli cittadini.rnNenche Putin si azzarderebbe a tanto !!!rnpensate poi se avesse fatto la stessa azione Berlusconi !!! Oggi vi sarebbero piazze piene Siccome l'hanno fatta i compagni per "nobili interessi " Tutti zitti VERGOGNA Non diamogliela vinta