'Il tema della regione e il caso umbro' nell’ultimo appuntamento del XII ciclo degli “Incontri con la Storia”

28/10/2015 - Le regioni, come è noto, sono entrate come ente autonomo nell’ordinamento italiano solo nel 1970. Ma la loro complessa vicenda storica risale indietro nel tempo.

Della regione e del suo particolare modo di renderle oggetto di storia attraverso un caso esemplificativo si parla nell’ultimo appuntamento del XII ciclo degli “Incontri con la Storia”, giovedìi pomeriggio (ore 17.15) alla Biblioteca “Antonelliana”, con due relatori d’eccezione: il prof. Mario Tosti, ordinario di Storia moderna dell’Università di Perugia, e Alberto Sorbini, direttore dell’Istituto per la storia dell’Umbria Contemporanea. Presenta Lidia Pupilli, Vicepresidente dell’Associazione di Storia Contemporanea (che ha organizzato la manifestazione insieme alla Biblioteca “Antonelliana” e il locale Centro Cooperativo Mazziniano), coordina i lavori Marco Severini (Università di Macerata).

Viene proposto il recente volume Storia dell’Umbria dall’Unità a oggi (a cura di M. Tosti, Marsilio, 2014, 2 vol.). I legami tra le Marche e l’Umbria sono profondi nella storia: l’Appennino che divide le due regioni si chiama umbro-marchigiano; nell’Italia augustea la VI regione, denominata Umbria, comprendeva gli odierni territori umbri a est del Tevere insieme all’Anconetano e al Pesarese (Ager Gallicus); la civiltà comunale trovò nelle due periferie significative espressioni di autonomia e di civiltà; e, guardando alla storia contemporanea, alla vigilia dell’Unità alcuni territori dell’una entrarono nell’altra, come Visso, che per la sua importanza nel territorio umbro era stata insignita nel 1822 del titolo di “città”, entrò nella provincia di Macerata mentre Gubbio, appartenente al territorio delegatizio di Pesaro-Urbino, fece il proprio ingresso in quello di Perugia. Ancora, il primo ente istituito nel 1863 per valorizzare la ricerca storica e i beni culturali, archivistici e bibliotecari fu una Deputazione di Storia patria che unì Marche, Umbria e Toscana. In piena età giolittiana, il movimento politico-parlamentare che nel 1906 richiese aiuti e incentivi al governo nazionale vide schierati insieme i deputati dell’Umbria e delle Marche; per non parlare delle vicende in parte comuni e certamente drammatiche della Resistenza sull’Appennino.

Questi due volumi ricostruiscono i molteplici aspetti che hanno costituito l’identità umbra, sfrondando luoghi comuni, indagando le particolarità di medio-lungo periodo e presentando una storia della regione articolata, ricca, linguisticamente avvincente; dalle vicende politico-civili-istituzionali l’opera passa a indagare quelle socio-economiche e culturali, l’emigrazione e l’immigrazione, la storia della stampa e dell’Università, lo sviluppo industriale e infrastrutturale, il folclore, senza dimenticare lo storico dualismo tra una provincia moderata, cattolica e prevalentemente rurale (Perugia) e una sinistrorsa e industrializzata (Terni).

Tra le curiosità proposte dal volume va ricordato come la famosa “Corsa dei Ceri”, che rappresenta l’anima identitaria di Gubbio, è stata rivissuta, superando non poche problematiche, in Francia, in Lussemburgo, in Argentina, in Africa e negli Stati Uniti: qui a Jessup (Pennsylvania) gli eugubini, che costituivano la maggioranza degli emigrati umbri (ma dove pure erano arrivate numerose famiglie da Gualdo Tadino, Scheggia e Sassoferrato), ingaggiarono nel 1908 una accesa lotta contro le compagnie minerarie che si rifiutavano di riconoscere la festività; lotta alla fine vinta visto che tutt’oggi attorno alla festa, chiamata “Corsa dei santi”, si ritrova l’intera cittadina americana.


da Associazione di Storia Contemporanea
Senigallia






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 28-10-2015 alle 12:50 sul giornale del 29 ottobre 2015 - 524 letture

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Commento modificato il 28 ottobre 2015

Tutto questo conferma il millenario legame tra Umbria e Marche, estesosi poi alla Romagna.
Ed e' un assurdo storico che in Senato ci sia chi propone di spezzare le Marche per unire Pesaro all'Emilia-Romagna (che potrebbe anche vagamente starci) lasciando tutto il resto della Regione unita con l'Abruzzo a formare la fantomatica quanto irragionevole, antistorica, illogica Regione Adriatica.

Ma davvero i senatori eletti nelle Marche sono convinti di andare impunemente avanti con una simile scempiaggine?
Come potrebbero mai persone quali la Senatrice Amati accettare di vedere i propri concittadini elettori rivolgersi fino all'Aquila (o Pescara) per i servizi Regionali?
Si vogliono accorpare le Regioni per ridurne il numero ed i costi?
Bene, allora si facciano Marche+Umbria e Abruzzo+Molise. E gia' cosi' ci sarebbero due Regioni in meno, ma almeno organizzate con un minimo di raziocinio.




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