Monaco e la Baviera raccontata dai ragazzi della 5AL del liceo Medi

26/10/2015 - Spett.le Redazione di Viveresenigallia, chi vi scrive è un insegnante di tedesco del Liceo Medi I ragazzi del liceo Medi ogni anno, insieme al prof. di tedesco Enrico Stolfi, sono protagonisti di uno scambio scolastico con la Realschule di Neubiberg, un piccolo comune di 13.000 abitanti alla periferia di Monaco di Baviera. Ecco come i ragazzi raccontano il loro soggiorno, avvenuto dal 3 al 10 ottobre, ospiti delle famiglie dei loro corrispondenti tedeschi che gli avevano fatto visita lo scorso aprile.

Il 3 Ottobre finalmente partiamo. Undici ore di viaggio ci aspettano. Ma da bravi italiani appena saliti sul treno, cominciamo a far confusione per non annoiarci. E così le ore passano. Il paesaggio che intravediamo dai finestrini cambia . Vaste vallate ed enormi montagne prendono il posto delle nostre colline. L’erba chiarissima, le mucche che pascolano, bianche e marroni proprio come quelle della Milka. Appena arrivati in Germania a Rosenheim entra la “Polizei”: dei ragazzi belli, giovani e muscolosi, insomma molto diversi dai nostri carabinieri… Ci dicono di spostarci per far strada ad un gruppo di immigrati. La Germania infatti è fortemente investita dal fenomeno migratorio. Anche vicino alle nostre abitazioni, situate in una piccola cittadina all’estrema periferia di Monaco, hanno montato un grosso tendone per ospitare più di 4.000 profughi e a breve ne costruiranno altri due.

Ore 19:00. Arrivo. Neuperlach Sud. “Hallo, wie geht’s dir?” “Ehm, sì, ciao, gut, danke! „ Scendiamo dal treno senza nemmeno accorgercene, ed eccoci davanti a questa gente, particolarmente bionda, che ti parla una lingua strana. Percorri il sottopassaggio della stazione. Non sai dove stai andando, ogni passo è automatismo, ma tu prosegui. Grandi facce rassicuranti ti sorridono dai cartelloni pubblicitari. Non capisci nemmeno cosa stiano cercando di venderti. Insomma tu cammini e ti trascini dietro la tua valigia rumorosa, e ti accorgi che forse l’unico suono che riconosci è proprio quello delle sue ruote, l’unico suono che la tua mente comprende. Ma forse è davvero l’unico suono che giunge al tuo orecchio. Ti accorgi che il mondo è silenzioso. Ti accorgi che la gente è troppa e le loro bocche si muovono pure, ma per quanto ti sforzi di sentirlo, non lo trovi il caos. Ti accorgi che nessuno urla e non si agitano mani ad accompagnare le parole. Insomma, ti accorgi di non essere più in Italia. Ma che siano immigrati, turisti o Tedeschi stessi.

Eccoci a brindar tutti insieme il giorno dopo. Metro. Sali, poche fermate, scendi. Solo luci. Oktoberfest. Donne con abiti bavaresi, odore di Bratwurst ed immensi tendoni che recano i nomi delle più famose marche di birra. Tendoni si fa per dire. Entri. E se finora hai conosciuto il lato “tedesco” della Germania, ora scopri l’altro lato tedesco. Ora ti senti immerso in una cultura che non ti appartiene ma ti affascina. Ecco il clima che speravi di trovare. Eccola Monaco. E’ tutta qui, dentro ad un tendone della Paulaner, fra odori di Bretzel e cameriere prosperose che ti portano al tavolo qualcosa come otto litri di birra in boccali che, solo vuoti, potrebbero benissimo essere usati per farsi i muscoli (e già lo sforzo si sentirebbe…). Eppure loro li portano con una nonchalance incredibile! E quando senti migliaia di persone intonare inni “tipisch” sollevando all’unisono il boccale e gridando “Prost”, cominci a sentirti a casa, pur essendo a casa d’altri. Certo che però questi Tedeschi sono proprio Tedeschi! In Italia viviamo in un piccola città in cui il ragazzino ribelle butta cartacce a terra per credersi grande. Qui , a Monaco invece i bidoni quasi non ci sono, eppure di sporcizia non se ne vede. E son più piccoli di noi i nostri corrispondenti, tuttavia sono indipendenti e non si atteggiano da grandi! Non lo sono e lo sanno ma non pesa loro lo scorrere lento del tempo. Non hanno fretta di crescere. E quasi per frenare anche il nostro di tempo, ci portano al Chiemsee, un lago con due isole. Qui alla Fraueninsel, a parte qualche “qua, qua” di anatre, regna solo silenzio. Nella seconda isola che visitiamo , la Herreninsel, vi è la reggia di Ludwig II .

Un re un po’ sociopatico, il quale si era fatto costruire una copia, in piccolo, di Versailles; incompleta per mancanza di denaro. Vi soggiornò una volta sola, desideroso di stare lontano dalla gente. Il tavolo dove pranzava era addirittura dotato di un congegno che permetteva di abbassarlo fino al piano inferiore cosicché i suoi camerieri lo apparecchiassero senza farsi vedere da lui. E dopo la psicologia di questo eccentrico monarca, conosciamo , il giorno seguente, quella dei più grandi artisti. Visitiamo la Neue Pinakothek con Dalì, Kandinsky, Picasso, Boccioni, Beckmann. Posso affermare con sicurezza di aver adorato questa città e la sua arte. Tuttavia la Germania ha tutt’ora un grosso peso sulle proprie spalle. Il peso di una storia che non si cancellerà. Ed è proprio per non dimenticare, che varchiamo quel cancello metallico, il quale ci “accoglie” con un falso messaggio di speranza: “Arbeit macht frei”. Percorrere quei corridoi, i quali una volta furono calpestati da piedi doloranti, pieni di piaghe, è straziante. Percepire tutte le umiliazioni subite tra quelle mura, è per noi un’agonia. Molte lacrime bagnano i nostri volti, ma, in mezzo a tutto quel dolore, sorrido un momento.

La nostra guida ci dice infatti che il campo di concentramento di Dachau fu quello con maggior solidarietà fra i prigionieri, per il semplice motivo che vi erano rinchiusi molti socialisti. Nonostante le lacrime, in quel momento, c’è un sorriso. Poiché, nonostante tutti gli sforzi dei nazisti, per ridurre a bestie gli uomini, nonostante tutte le torture e le ingiurie, loro non hanno smesso di combattere per il bene e l’amore per la vita.



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Questo è un comunicato stampa pubblicato il 26-10-2015 alle 21:10 sul giornale del 27 ottobre 2015 - 831 letture

In questo articolo si parla di scuola, attualità, liceo scientifico E. medi

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