Incontri con la storia: mercoledì 'L’eroismo e le scelte dei Carabinieri nella Resistenza'

13/10/2015 - C’è attesa in città per il secondo, rilevante appuntamento della rassegna “Incontri con la Storia” che, alle 17.15 in Biblioteca “Antonelliana”, propone un tema di grande rilevanza: l’operato dei Carabinieri nel delicatissimo frangente della Resistenza e della guerra di Liberazione (1943-45).

Ne parleranno, dopo i saluti del Direttore della Biblioteca Italo Pelinga, in merito all’opera “I carabinieri nella Resistenza e nella guerra di liberazione 1943-1945”, il curatore e co-autore Marco Ruzzi, Michele Calandri, direttore dell’Istituto storico della Resistenza e della società contemporanea in provincia di Cuneo, e il prof. Marco Severini (Università di Macerata), presidente dell’Associazione di Storia Contemporanea che, insieme al locale Centro Mazziniano e alla Amministrazione comunale, ha organizzato questo XII ciclo della rassegna. Il tema proposto è di grande interesse poiché l’opera suddetta non si limita a ricostruire la complessa vicenda dell’Arma sul territorio nazionale, ma indaga il fenomeno in alcuni contesti regionali, come il Trentino, il Piacentino, il Cuneese e lo stesso territorio marchigiano dove furono impegnati, nel frangente resistenziale, due valorosi carabinieri.

Il primo è famosissimo, Carlo Alberto Dalla Chiesa (Saluzzo, 1920 – Palermo,1982) che, futuro generale dei Carabinieri poi ucciso dalla mafia, ebbe il suo battesimo nell’Arma nel 1943 come tenente a S. Benedetto del Tronto dove, rischiando la vita, si schierò all’indomani dell’8 settembre in favore dei partigiani: per un puro caso, Dalla Chiesa riuscì a sottrarsi all’arresto da parte dei tedeschi e a riparare nell’Italia liberata. Pressoché sconosciuta è invece la vicenda che ebbe per protagonista un altro carabiniere piemontese, il brigadiere Ernesto Bergamin (Savigliano, 1909 – Camerino, 1944): anche Bergamin aderì alle formazioni partigiane e, di fronte all’improvviso attacco operato dai nazisti (24 giugno 1944) contro la popolazione delle frazioni camerti di Letegge e Pozzuolo, interpose la propria persona per salvare donne, anziani e bambini; intercettato dai tedeschi lungo la via di Statte, Bergamin si rifiutò di consegnare l’arma, affermando che “un soldato, un carabiniere, non abbandona la sua arma che con la morte: mi potrete uccidere, ma l’arma, la mia arma non la cedo a nessuno”.

Freddato da una raffica di mitra, Bergamin (nella foto, gentilmente concessa dai familiari) venne poi dimenticato dall’Italia repubblicana insieme alle altre 62 persone, tra abitanti e partigiani, trucidate dai tedeschi. Una vicenda terribile, solo di recente ricostruita dala ricerca storica.


da Associazione di Storia Contemporanea
Senigallia




Questo è un comunicato stampa pubblicato il 13-10-2015 alle 15:49 sul giornale del 14 ottobre 2015 - 856 letture

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