Continua il viaggio sulle orme dei profughi di Enea Discepoli. Tappa in Ungheria

07/10/2015 - Stazione nei pressi di Bremen, Ungheria Ieri notte ho assistito ad una vera e propria deportazione di massa. Verso le 22 una lunga fila di profughi siriani, palestinesi e Iracheni sono stati “accompagnati” da reparti dell’esercito armati e tanta polizia verso un treno in attesa, caricati in malo modo, senza permettere a dei volontari di consegnare loro dei generi di conforto, cibo e acqua.

Solo quando caricati e con le porte chiuse i volontari hanno potuto lanciare loro dai finestrini qualche cosa da mangiare e bere. Molte donne con bambini, anziani aiutati da giovani, erano dalle 6 del pomeriggio che attendevano in un piazzale, tutti venivano dalla frontiera serba e tenuti in un campo ungherese che non siamo riusciti a trovare.

Dalle foto potrete capire l’atmosfera cupa e di rigido controllo in cui queste persone hanno dovuto vivere, molti erano due settimane che viaggiavano sballottati da paese a paese ma nonostante tutto ho visto volti felici di poter andare avanti verso le loro mete in Nord Europa.

Viaggiando per i confini in Ungheria una lunga barriera di rete metallica e filo spinato per kilometri e kilometri,praticamente gli ungheresi si sono chiusi in se stessi e anche con noi europei sguardi di sospetto e malevolezza.

Rivedi le foto della tappa in Serbia.







Questo è un articolo pubblicato il 07-10-2015 alle 11:10 sul giornale del 08 ottobre 2015 - 633 letture

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