Corinaldo: il racconto di Martina Spadoni ed Elisa Fabrizi tra memoria e progetti alla festa dei nonni

06/10/2015 - “Quant’era bello mio nonno da giovane!” “Però, che strane acconciature avevano…” Martina Spadoni ed Elisa Fabrizi tengono in mano alcune foto del proprio album familiare con i nonni da giovani, quel bianco e nero delle vecchie foto è già evocativo e risveglia la voglia di viaggiare nella memoria, di agguantare qualche sensazione di quel tempo che non abbiamo vissuto, ma che aleggia nelle immagini.

Una conversazione leggera, sul filo dei ricordi, proiettandoli nell’immaginazione del futuro di due ragazze corinaldesi, che hanno condiviso storie ascoltate in famiglia, progetti futuri, annodando il filo del dialogo tra generazioni sul quale per anni si è fondato la trasmissione del sapere, ma il cui meccanismo oggi sembra essersi inceppato. Guardarsi in faccia, raccontare, aprire quei cassetti della memoria rimasti chiusi a lungo. Queste narrazioni, a cura dell’associazione Ge.St.O. che gestisce il progetto memoteca, saranno uno dei temi della festa dei nonni che si svolgerà a Corinaldo il domenica 11 ottobre presso il centro di accoglienza della casa natale di Santa Maria Goretti.

“Mio nonno mi raccontava della guerra, quando si nascondevano nei rifugi per paura dei bombardamenti – ci racconta Martina Spadoni – la paura era tantissima…”
Un terrore difficile da immaginare dal punto di vista attuale: essere completamente in balia di una tremenda minaccia che viene improvvisamente dall’alto, il sibilo sinistro lasciato dalla invisibile traiettoria delle bombe o dell’artiglieria, poi il destino colpisce ciecamente e distrugge. “Mi ha raccontato che durante un bombardamento molto lungo si sono messi tutti insieme a pregare, per far smettere, poi, comunque, dopo la preghiera, ha smesso veramente, per loro è stata una felicità grande.”

“Da piccola abitavo in campagna, i miei nonni avevano il maiale e i conigli – racconta Elisa Fabrizi - quando ammazzavano il maiale mi proibivano di andare a vedere. Io ero curiosa, ma loro dicevano di no, che non potevo, perché era una scena troppo dura per me che ero bambina. Poi facevano le carni…” I contadini volevano bene ai propri animali, che non erano semplici strumenti di lavoro o mezzo per avere cibo, erano qualcosa di vivo intimamente legato al proprio mondo, ci parlavano; le vacche nella stalla erano il calore fisico e la compagnia di lunghe sere d’inverno quando la legna era poca; gli uomini giocavano a carte e le donne filavano. E i vecchi raccontavano le storie che i bambini ascoltavano stupìti.

Memoria e immaginazione del futuro, i ricordi vengono giù come i grappoli nella cassetta quando si vendemmia, i pensieri si espandono come l’odore del mosto nelle vecchie cantine.
Elisa frequenta la facoltà di scienze della formazione: “Io ho la passione per la campagna e per l’insegnamento, mi piacerebbe tanto aprire un agriasilo a Corinaldo, così posso unire queste le due mie grandi passioni, ma so che è difficilissimo…”.

Martina studia filosofia a Bologna: “L’idea del futuro mi attrae e mi spaventa nello stesso tempo. Adesso faccio l’università dopo non so cosa succederà, non ho le idee chiare, ma vedo anche amici che hanno le idee molto chiare poi non riescono a realizzarle…” La memoria serve anche a questo, a immaginare un futuro, pieno di storie che un giorno saranno raccontate ai più giovani.







Questo è un comunicato stampa pubblicato il 06-10-2015 alle 17:18 sul giornale del 07 ottobre 2015 - 1061 letture

In questo articolo si parla di attualità, massimo bellucci e piace a Massimo_Bellucci

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