La Pastorale per la Famiglia interviene a proposito del gender...

Famiglia 05/10/2015 - In questi ultimi tempi si fa un gran parlare di tematiche che ruotano intorno alla parola “gender” (genere) e che finora non rientravano nei pensieri di genitori ed educatori. Ciò che appare a prima vista è una discreta confusione di termini, di concetti, di spiegazioni.

Questo breve comunicato vuole solo contribuire a diradare un po’ la nebbia su questa realtà, lungi dal voler dire una parola definitiva o tantomeno esaustiva, ribadendo però la visione cristiana della vita e della persona, che affonda le sue radici sul dato di natura e sulla rivelazione di Dio. La confusione che si riscontra, a nostro avviso, riguarda il collegare e mettere sullo stesso piano concetti e situazioni diverse, da cui poi far discendere conseguenze pratiche: lotta all’omofobia, al bullismo, alle discriminazioni, legge sulla buona scuola, teoria del gender, solo per ricordarne alcune.

Gender studies
Gli studi di genere (gender studies) sono iniziati più di mezzo secolo fa con lo scopo di contrastare situazioni di diseguaglianza, in particolare tra il maschile e il femminile, di riaffermare pari dignità e rispetto, a prescindere dall’essere maschio o femmina, uomo o donna. Doveroso indicare subito che non c’è una unitarietà di questi studi, bensì si riscontra un panorama diversificato, con diverse scuole di pensiero e teorie. L’aspetto positivo, e quindi condivisibile, dei “gender studies” è senz’altro quello di voler contrastare ogni forma di discriminazione, in particolare la discriminazione sessuale, la violenza sulle donne, l’omofobia. Altro aspetto rilevante e condivisibile è lo studio sull’influsso che la cultura ha sulla formazione della personalità e la strutturazione dei ruoli sociali in generale e di quelli sessuali in particolare. Quindi di genere non solo si può ma si deve parlare. Se, però, fra le diverse scuole e teorie sul gender prende il sopravvento, come sembra avvenire nel dibattito attuale, la teoria ‘culturalista-costruttivista’ nella sua accezione più radicale, secondo la quale la natura non conta e vale solo il discorso sociale, la determinazione culturale e la scelta individuale, siamo costretti a dissentire. Di fronte all’adagio, oggi ripreso e re-interpretato da più parti di Simone de Beauvoir “donna non si nasce, si diventa”, ne proponiamo un altro: “donna si nasce e si diventa”. Il vero nodo della questione, che sottoponiamo all’attenzione e alla riflessione di tutti è il rapporto fra natura e cultura, questione non affrontabile in poche righe ma che senz’altro non può essere risolta in modo esaustivo a favore dell’uno o dell’altro termine del discorso.

La teoria in parola, nella sua versione oggi più diffusa, afferma che l’essere umano nasce neutro, cioè non si nasce maschi o femmine ma si diventa tali (o qualcos’altro, se su facebook sono stati elencati 56 opzioni di genere!) secondo le circostanze dell’ambiente e la scelta personale. In questa sua particolare accezione la teoria del gender comporta gravi conseguenze per la vita degli uomini e delle donne e in particolare per quanto riguarda la famiglia: mette in discussione l’indole naturale della famiglia stessa, intesa come unione fondata sul matrimonio fra un uomo e una donna, composta da un padre e una madre che in quanto tali generano i loro figli, fermo restando il riconoscimento di diritti personali anche a situazioni di convivenza “diverse” dal matrimonio e famiglia. Se la lotta alla discriminazione e all’omofobia, se il riconoscimento di pari dignità ed eguaglianza, deve essere coniugata con i concetti di gender nell’accezione sopra espressa, non possiamo che dissentire. Nella visione cristiana della sessualità, infatti, gli uomini e le donne sono uguali in dignità e valore: non è dunque accettabile nessuna discriminazione tra i sessi, né ammissibile l’omofobia, né tantomeno si possono avvalorare violenze di qualsivoglia tipo o causa. Allo stesso tempo si afferma tuttavia che non si possono disconoscere o livellare le differenze tra i sessi: in base al dato biologico è diverso il modo di rapportarsi gli uni agli altri, si pensi ad esempio al fatto della generazione e procreazione. Né si può attribuire valore unico alla scelta personale per quanto concerne il proprio orientamento sessuale e identità di genere.

La buona scuola
Sempre con l’intento inizialmente espresso di contribuire a diradare confusione e nebbia, prendiamo atto con piacere che il Ministro Giannini affermi che la legge sulla buona scuola non prevede l’introduzione dell’ideologia del gender nell’offerta formativa delle scuole stesse. L’art 16 della suddetta legge non ha la finalità “di promuovere pensieri e azioni ispirati ad ideologie di qualsivoglia natura, bensì quello di trasmettere la conoscenza e la consapevolezza riguardo i diritti e doveri della persona costituzionalmente garantiti…” (MIUR, prot n.172 del 15/9/2015). Condividiamo in particolare quanto prevede il Ministero e cioè che le famiglie hanno il diritto, ma anche il dovere, di conoscere prima dell’iscrizione dei propri figli a scuola i contenuti del Piano di offerta formativa (POF), comprese le attività extracurriculari. Ci permettiamo peraltro di esprimere alcune riserve e perplessità su due documenti ai quali si dovranno attenere le autorità scolastiche, che sottoponiamo all’attenzione di tutti: la “strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni…” a firma dell’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali) e lo ‘standard per l’educazione sessuale in Europa’ a firma dell’Ufficio regionale per l’Europa dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e del BZgA (Centro tedesco per l’educazione sanitaria). Di fronte alle sfide e ai cambiamenti culturali del nostro tempo la comunità cristiana desidera offrire, nel rispetto delle opinioni altrui, il proprio contributo alla riflessione e al dialogo. In particolare esorta le famiglie a farsi carico delle nuove problematiche per quanto riguarda l’educazione dei figli, riconoscendo la preziosità della scuola e l’importanza della collaborazione con la medesima, ma affermando allo stesso tempo che il diritto primario di educare i figli, soprattutto per quanto concerne gli indirizzi di vita, spetta propriamente ai genitori.





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 05-10-2015 alle 16:04 sul giornale del 06 ottobre 2015 - 1437 letture

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