Recensione della scrittrice fanese Cinzia Piccoli a “Il segreto di Giano”: l’individuo molteplice di Luca Rachetta

Il segreto di Giano 03/09/2015 - Leggendo questa nuova silloge di Luca Rachetta, Il segreto di Giano, non si può non pensare alle novelle pirandelliane. Che Rachetta non sia particolarmente tenero con i suoi personaggi è un fatto sufficientemente noto ai lettori che hanno avuto la fortuna di incontrarlo nelle loro letture.

Le caratteristiche fisiche, i comportamenti, le abitudini, i tic, la loro situazione esistenziale, psichica e sociale, tutto è monitorato dallo sguardo indagatore e spesso anche spietato della voce narrante, pronta a registrare senza mezzi termini, e con una leggera inclinazione al sadico, ogni minima caratteristica deforme, bizzarra, o sgradevole di ciascuno dei suoi personaggi.

Il risultato è un catalogo particolarmente ricco di peculiarità fisiche, atteggiamenti strampalati, movimenti significativi, abitudini bizzarre resi con l’ironia e con il gusto per la metafora propri dell’autore. Tutto ruota attorno all’identità dei personaggi, o per meglio dire attorno alle molteplici identità dell'io narrante, che, ricorrendo spesso al monologo interiore, indaga sulle molte sfaccettature della natura umana. E a questa autoanalisi introspettiva si accompagnano sempre le tinte del grottesco, che invitano a riflettere (spesso amaramente) sulle proprie e altrui miserie. Lo sguardo così rivolto nasconde una visione disincantata della vita ed è sorretto da una forma di “pietas” quasi palpabile.

L’autore sceglie la forma del racconto breve per rendere in maniera incisiva l’unicum individuale, riuscendo a fotografare frammenti, gesti significativi che attirano l’attenzione del lettore: “Quando Alvaro si trovò davanti alla porta dell’appartamento di Flacco, il dito indice della mano destra che si mosse per suonare il campanello non era un semplice dito, ma la punta acuminata di una volontà ferrea...”, ed è subito chiaro che si ha a che fare con una figura lacerata da un pragmatismo estremo. Ma non solo gli individui, anche gli oggetti paiono godere di vita propria ed essere essi stessi rappresentativi dell’altra faccia, quella nascosta e regolata dalle leggi dell’ambiguità.

La caduta del velo dell’apparenza ci impone quindi di riconoscere gli infiniti io che convivono in ciascuno, spesso l’uno a discapito dell’altro, a seconda degli umori e delle circostanze. Ma del resto...non è una cosa seria il gioco delle parti.





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 03-09-2015 alle 13:52 sul giornale del 04 settembre 2015 - 742 letture

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