Trecastelli: una storia dimenticata. Giuseppe Grossi, partigiano

12/08/2015 - Nei giorni scorsi ricorreva la Liberazione del territorio di Trecastelli, iniziata il 4 agosto con l’arrivo delle truppe polacche a Ripe, per proseguire fino all’inizio della battaglia del Cesano, quando, il 9 agosto, le truppe di occupazione lasciano definitivamente Monterado.

Tuttavia c’è un fatto legato a quella stagione storica, tragico e importante, quasi completamente dimenticato. Bisogna tornare alla mattina del 9 giugno 1944. Una camionetta di militi della Guardia Nazionale Repubblicana proveniente da Jesi arriva dal viale Umberto I, giunge in piazza Leopardi, i fascisti circondano la casa di Giuseppe Grossi, antifascista e partigiano. Lo chiamano a gran voce, i familiari sono terrorizzati, Giuseppe Grossi tenta una fuga dal lucernaio del tetto.

La sua casa è a ridosso del palazzo comunale, a fianco delle scale del palazzo comunale che salgono fino a sopra il livello del tetto della casa stessa. Proprio su queste scale lo stava aspettando un uomo che, vedendolo uscire, gli spara uccidendolo sul colpo. La meticolosa conoscenza del territorio e della sua casa è dovuta ad una sicura partecipazione di persone del posto. Giuseppe Grossi, falegname, appartenente ad una famiglia di onesti lavoratori, piuttosto discreta e riservata: secondo le testimonianze raccolte egli nei mesi precedenti ha combattuto lunghi mesi ad Arcevia, riesce tuttavia a sfuggire alle stragi di maggio, rientra a Ripe dove riprende la sua attività lavorativa. Poi l’aggressione; i familiari si mettono in fuga in qualche modo. Qualcuno raccoglie il corpo di Grossi che giace esanime sul tetto della sua casa e lo depone in una bara. Questo evento desta molto scalpore in quei giorni, ma viene subito dimenticato, un oblio che dura sino ai nostri giorni. Niente di ufficiale su questa figura è stato scritto o detto, per decenni.

Recentemente una pubblicazione a cura di Marco Severini intitolata “La Resistenza in una periferia” ha gettato una luce sulla storia della resistenza in questo specifico territorio comunale; precedentemente furono pubblicate ricerche del prof. Santoni e del sig. Lavatori con alcuni cenni alla vicenda. Ma fa riflettere che nei 71 anni intercorsi dalla Liberazione a oggi, non vi sia stata nessuna commemorazione, nessuna epigrafe, nessuna iniziativa volta a ricordare un uomo che ha sacrificato la propria vita per la libertà e la democrazia del nostro paese. Non è stato mai neanche officiato alcun rito funebre. In quei giorni concitati il corpo è stato raccolto e sepolto subito al cimitero, ma neanche successivamente è stata fatta alcuna cerimonia o commemorazione religiosa o civile come in altre circostanze analoghe invece è accaduto. Pensiamo che sia doveroso recuperare la memoria di questa figura tanto importante quanto dimenticata, in modo semplice, possibilmente senza retorica, come è nello stile della sua famiglia che ha custodito silenziosamente per anni questo dolore.


da Associazione Generazioni Storie Orizzonti






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 12-08-2015 alle 11:00 sul giornale del 13 agosto 2015 - 1260 letture

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