Villani sul progetto di Piazza Garibaldi, 'Chiudo il dibattito con riflessioni su stemmi e alberi'

06/07/2015 - Raramente a Senigallia si è visto un dibattito così ampio e acceso, come quello suscitato dal progetto di Piazza Garibaldi; qualcosa di simile era accaduto per piazza del Duca, sempre dopo però che il progetto in questione era arrivata alla fase esecutiva. E questo dovrebbe insegnare qualcosa.

Dopo i numerosi interventi che Italia Nostra ha dedicato alla questione, voglio chiudere il dibattito, almeno per quanto mi riguarda, con due riflessioni su due questioni ancora aperte: gli stemmi e gli alberi. Sulla prima va detto preliminarmente che un disegno che rievoca fatti o un personaggi della storia assume inevitabilmente una valenza simbolica e ripropone di conseguenza anche i valori di cui l’evento o il personaggio sono portatori. Uno stemma non può essere considerato semplicisticamente un elemento decorativo e di conseguenza prima di proporlo in un luogo pubblico bisognerebbe chiedersi quale rappresentazione si vuole dare e se tale rappresentazione sia condivisibile e opportuna.

Per fare un esempio, se a qualcuno venisse in mente di riprodurre lo stemma di casa Savoia in piazza del Duca, gli direi che dovrebbe darne prima una giustificazione in termini storici e politici, vista la valenza simbolica e la pluralità di interpretazioni cui un’operazione del genere potrebbe dare adito. Se poi mi si dicesse che si vorrebbe celebrare la monarchia artefice dell’Unità d’Italia, ammesso che una cosa del genere sia attualità, gli suggerirei una lapide commemorativa in grado di illustrare le ragioni di tale iniziativa senza dare adito ad equivoci o interpretazioni di parte. Altrimenti sarebbe come inserire lo stemma di casa Borbone nella pavimentazione di Piazza Plebiscito di Napoli.

Così gli stemmi papali in piazza Garibaldi non possono essere interpretati solo come un innocuo omaggio a singole figure storiche, ma rimandano inevitabilmente a quel potere temporale dei papi di cui sono il simbolo: non possono quindi passare come un semplice omaggio a papa Mastai cittadino senigalliese senza alludere anche a Pio IX come sovrano e alla monarchia papale di cui è stato rappresentante. La stessa cosa vale per papa Lambertini Benedetto XIV nella sua veste di protagonista dell’ampliazione della città. Di conseguenza, se nel riqualificare la piazza si vuole ricordare i protagonisti della sua realizzazione (papa Mastai) e dell’Ampliazione in generale (papa Lambertini, ma anche altri), sarebbe più opportuna, più comprensibile e meno equivoca una scritta celebrativa dell’insieme degli eventi e dei suoi protagonisti, in grado di comunicare con più chiarezza e senza equivoci l’evento storico.

Passando al secondo punto, dopo l’abbattimento degli alberi la piazza appare più che mai un vero e proprio monumento dell’architettura settecentesca senigalliese, costituendo anche la testimonianza più esplicita di quel grande evento urbanistico che fu l’ampliazione. In nessun altro luogo della città questa rappresentazione può essere colta con la stessa immediatezza, nemmeno nei Portici Ercolani. Quindi perché togliere questa bella e integra visuale restituita dopo un secolo ai cittadini? Che senso avrebbe ripristinare una nuova cortina di alberi lungo i lati della piazza, come vorrebbe una prescrizione imposta dall’alto?  Perché collocare grandi vasi e lampioni ai lati della fascia centrale che spezzerebbero l’unita spaziale e coprirebbero la visuale dei lati brevi?

La richiesta di ornare di verde la piazza anche per renderla più fruibile potrebbe essere ugualmente soddisfatta e con più funzionalità realizzando angoli o isole di verde con panchine di metallo sapientemente progettati dal punto di vista formale e ben collocati dal punto di vista spaziale, in modo da non interferire con la visuale degli edifici, mentre per proteggere la fascia centrale basterebbero semplici dissuasori formati da piccoli blocchi di granito.







Questo è un comunicato stampa pubblicato il 06-07-2015 alle 17:48 sul giornale del 07 luglio 2015 - 1095 letture

In questo articolo si parla di attualità, virginio villani, piazza garibaldi

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D,accordo sugli alberi: guai a ripristinare quella o altre alberature, per ragioni che oggi tutti possono vedere! Quanto agli stemmi lascio la parola agli esperti, ma non drammatizziamo. Se poi si può risparmiare denaro pubblico !!

Luigi Alberto Weiss

07 luglio, 10:14
Senigallia è sempre stupefacente: si accapiglia sulle fesserie scomodando santi e grandi pensatori, mentre tace sulle scelte decisive svegliandosi quando ormai i buoi sono scappati dalla stalla o quando si arriva con... l'acqua alla cintola. Interpello i ravanatori di archivi storici: quando in piazza Garibaldi venne apposta la lapide a ricordo dell'Eroe dei due mondi, ci fu polemica, ci furono barricate, si arrivò allo scontro fisico visti i tempi? O ci fu più saggezza secondo il principio del "vivere e lascia vivere"?rnPiuttosto si guardi (è il caso di dirlo) il lato estetico. Stemmi papali o sabaudi, repubblicani o massoni, sono davvero belli da vedere in quel contesto? Non è detto che un sindaco abbia in tasca sempre il verbo della verità.

Giancarlo Anselmi

07 luglio, 10:25
Buongiorno.rnL'articolo a firma Virginio Villani è da me pienamente condivisibile. Il verde, importante e indispensabile, dovrebbe essere basso, a cespuglio per intenderci e non con alberi che, nella proposta comunale consentirebbero la visione degli edifici, nella loro interezza, solo a foglie cadute. L'ideale, per una piazza così importane e significativa, sarebbe un parcheggio interrato, ma mi rendo conto che l'investimento sarebbe difficilmente sostenibile. Sul mercato settimanale sono possibilista, mezza giornata a settimana è un "sacrificio" urbanistico accettabile. No decisamente agli stemmi papali.Cordialmente,Giancarlo Anselmi

Ogni giorno passo per via Testaferrata e nel vedere la piazza denudata, sciatta e priva dei suoi lecci provo un forte sdegno per lo scempio perpetrato. Lo stato di abbandono e di degrado in cui è stata lasciata non trovano nessuna giustificazione. Solo l’indifferenza di un’amministrazione poco propensa al decoro urbano, in particolare negli ultimi anni, poteva riuscirci. Neanche i tanto celebrati (bah!) palazzi che la circondano riescono a riscattarla tanto è fatiscente e martoriata. Ora, però, non rimane che metterci mano e restituire alla città una piazza che sia un elemento portante della nuova struttura, una nuova agorà. Alberata o meno dipende tutto l’utilizzo che si vuol fare di questa immensa piazza sperando che alla fine della giostra non sia solo una landa assolata utilizzabile solo per il parcheggio. Questa scelta sarebbe la più deleteria tra le diverse soluzioni praticabili. Dal mio punto di vista preferirei una piazza con isole alberate ai quattro vertici, in cui collocare due strutture ricettive per la somministrazione di bevande e il relax, e un camminamento verticale che confluisca con quello più ampio centrale. In alternativa, lasciare la piazza non alberata ma abbellita con elementi scenografici come due fontane monumentali moderne o magari settecentesche. Purtroppo, da come procedono spedite le gare d’appalto, questi input e quelli espressi dagli altri commentatori rimarranno solo dei pii desideri perché ho l’impressione che tutto sia stato già deciso alla faccia della tanta decantata politica d’inclusione proposta con l’iniziativa di “Città di Tutti”.