Corinaldo: progetto memoteca, incontro con Giuseppe Baldarelli alla scoperta del pane

04/07/2015 - “Ci vuole molta fantasia per fare il pane.” E’ bello quando i racconti degli anziani smontano alcune certezze, magari anche piccole: il pane, verrebbe da pensare, si fa sempre allo stesso modo. E’ vero, ci sono tipi di pane diversi, ma la base è sempre quella.

Sembrerebbe un lavoro ripetitivo, dov’è la fantasia? E’ proprio quello che ci siamo chiesti io e Martina Spadoni – giovane volontaria del progetto Memoteca – di ritorno dall’incontro con Giuseppe Baldarelli, storico fornaio di Corinaldo. Ma il dialogo si realizza quando ci si apre per condividere punti di vista diversi dal nostro. Ed è sottilmente piacevole quando si viene un po’ sorpresi e un po’ spiazzati dai racconti. Giuseppe Baldarelli, in uno dei nostri incontri legati al progetto, ci ha raccontato la sua infanzia non priva di difficoltà, la permanenza nel collegio a Potenza Picena, dove regnava una disciplina, che al confronto il servizio militare sembrava quasi una gita scolastica. La vanga e la falce fienaia erano le compagne di molte giornate faticose, molto pesanti, sin da giovanissimo. “Io non ho nostalgia di quei tempi, era dura, anche potendo io non tornerei mai indietro, ma c’era una cosa allora, di diverso da oggi: c’era più fratellanza.” La maggiore concordia, la sensazione di armonia nelle relazioni umane è qualcosa che moltissimi raccontano, in forme diverse.

Povertà, fatica, ma si era più uniti, tra vicini, nella contrada, nel paese. Viene da pensare che abbiamo guadagnato tanti benefici col tempo, ma forse abbiamo perso qualcosa di importante durante la grande trasformazione che nel XX secolo ha travolto tutte le strutture sociali e mentali ereditate da secoli. “Ma per la maggior parte del globo i mutamenti furono repentini e catastrofici. Per l’80% dell’umanità il medioevo finì di colpo negli anni ’50; o, meglio ancora, se ne avvertì la fine negli anni ’60.” Così Eric Hobsbawm nel suo classico della storiografia intitolato “Il secolo breve” chiosa il tumultuoso cambiamento che ha caratterizzato la seconda metà del XX secolo. Le storie raccontate da chi è nato prima del 1940 nelle Marche ci parlano di un mondo che potrebbe assomigliare al medioevo, o all’idea che, grazie al senso comune, ci siamo fatti di esso. Il privilegio di un viaggio di secoli, nel racconto di persone che pensano di non avere chissà cosa da raccontare, mette in gioco grandi temi: la mezzadria, la guerra, l’emigrazione, il boom economico. La terra è composta di humus, di acqua, di silicio, di sodio e di tanti altri elementi chimici.

Ma per diventare paesaggio la terra deve essere organismo vivente, qualcosa che respira. Nella nostra terra si respirano storie: e chi più di coloro che hanno tanti anni di vita alle spalle possono raccontarci storie che ci appartengono? Con Giuseppe Baldarelli abbiamo parlato di tante cose, ma abbiamo volutamente tralasciato il racconto della tradizionale Fiera di Sant’Anna, che era un appuntamento fondamentale della comunità contadina, perché anche ad esso dedicheremo il prossimo incontro che faremo insieme a Vittorio, ex inferimere, sempre nell’ambito del progetto memoteca promosso dall’associazione Generazioni Storie Orizzonti. Andremo proprio alla ricerca di qualche segno, come gli anelli a cui attaccavano il bestiame. Dettagli un tempo che lascia tracce attorno a noi che per colpa della troppa fretta non siamo più capaci di vedere.





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 04-07-2015 alle 13:24 sul giornale del 06 luglio 2015 - 496 letture

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