Verdini: ecco perché piazza Garibaldi è più bella senza alberi

piazza garibaldi 01/07/2015 - Nel dibattito che si è aperto in questi giorni mi sento di esprimere un parere intorno alla nuova sistemazione di P.zza Garibaldi e soprattutto una mia opinione sull’abbattimento dei lecci. Per tutta la durata della mia attività professionale, non ho mai espresso pubblicamente valutazioni su progetti redatti da colleghi perché ho sempre ritenuto che sia un atteggiamento scorretto oltreché poco elegante.

Anche questa volta lascio volentieri ad altri più attrezzati di me il compito di commentare il progetto; mi limiterò a riportare soltanto alcune mie idee intorno al verde urbano, idee espresse da comune cittadino e come tali vanno quindi considerate.

Erano gli anni della prima legislatura Mariani; con la poca autorevolezza che mi derivava dall’essere stato eletto presidente della allora 2^ Circoscrizione, chiesi al sindaco un gesto di coraggio: abbattere gli alberi di Piazza Garibaldi. Era solo un modo per far capire come vedevo la città, una richiesta di incontro e dibattito su alcuni problemi. Sapevo fin troppo bene che, nel clima culturale che si respirava in quegli anni, una proposta siffatta sarebbe stata considerata perlomeno bizzarra se non più verosimilmente come una provocazione politica, un’idea fuori dagli schemi ideologici del tempo in cui tutto ciò che era “natura” o “naturale” era sacro o in odore di sacralità e poca era la differenza tra umano, “animale” o ricadente nelle categorie botaniche: una gerarchia di valori accettabile e condivisa era improbabile e scartata poiché non appartenente alla cultura del tempo.

Almeno a me sembrava essere quella la tonalità in cui si svolgeva il dibattito culturale del tempo.

Ma le scelte ideologiche non fondate sull’analisi della realtà sono, generalmente, facili, condivise da molti e spesso sbagliate.

Ho appreso quindi, con grande sorpresa e soddisfazione, la decisione di abbattere i lecci di P.zza Garibaldi non perché nutra poco rispetto per la natura, ma perché le piante creavano uno schermo ed una cortina talmente fitta da nascondere alla vista le belle facciate degli edifici che davano sulla piazza.

Di questi prospetti tutti, dico tutti, sono pregevoli, eleganti ed in buone condizioni di conservazione ed ognuno di loro, dalla Filanda all’Episcopio, da S.Rocco ai palazzi nobiliari o borghesi, è realtà viva e racconta parte della nostra storia. Ed io penso che la nostra storia e la capacità di leggerla attraverso il complesso del tessuto urbano (anch’esso da non sacralizzare beninteso) sia molto più importante di alcuni alberi malandati che avrebbero trovato habitat migliore in altra dimora.

La visione che si ha ora, ora che l'enorme cortina cresciuta nel corso dei decenni è finalmente caduta, le dimensioni e lo spazio che si rigenerano ci fanno tornare alle origini, al tempo in cui questo spazio racchiuso fu progettato e realizzato dalle generazioni che ci hanno preceduto: le linee prospettiche, gli angoli che delimitano gli schemi visuali ed il senso stesso della scansione dimensionale riacquistano la forza, l’eleganza e la dignità originarie.

Il nuovo spazio potrà avere qualsiasi direttrice progettuale: sta alla sensibilità del progettista individuarne la direzione e l’ampiezza. L’unico suggerimento che mi sento di dare è quello di non cadere nello stesso errore dei nostri predecessori: ripiantumare. Adotterei grande cautela anche nei riguardi delle cosiddette “fioriere” per “il decoro della citta” che, come diceva un nostro saggio professore di Università, diventano normalmente “patetiche insalatiere scombinate”.

Ma d’altronde ragioniamo in maniera libera e laica.

È risaputo che l’habitat naturale delle piante è la campagna, il bosco, la foresta ma se, come è giusto, vogliamo goderne anche noi che abitiamo le città, la collocazione corretta non può che essere quella dei parchi urbani pensati e costruiti per questo (Villa Borghese, Villa Doria Pamphili, Villa Ada, ecc. per citare solo i più noti).

Inoltre una piazza storica non si maschera: proviamo ad immaginare cosa sarebbe Piazza Navona o Piazza del Campo a Siena o Piazza S. Marco se fossero piantumate!

Ritengo che le piante non vivano bene neanche lungo i viali a meno che non siano i grandi Boulevards o gli Champs – Elysèes di Parigi dove però gli spazi sono talmente dilatati che un’appropriata piantumazione anche lì può avere il suo fascino. (Agli Amministratori attuali mi permetto di suggerire una riflessione sui nostri viali, sugli errori del passato e sui danni che tali scelte comportano anche oggi).

Ad una lettura un po’ sbrigativa delle mie note potrebbe risultare che io consideri l’inserimento del verde, inteso nella sua generalità, inadatto a convivere nell’ambiente urbano costruito: è invece il contrario.

Come uomini apparteniamo al creato ed alla natura e pertanto non vogliamo escludere nessun ambito, sia animale che vegetale, dalla nostra vita, ambiti di cui vogliamo essere partecipi, in cui vivere ed interagire. L’ambiente urbano non può quindi prescindere da questi valori: ogni aspetto della vita tuttavia presenta delle difficoltà, ostacoli e problematiche che vanno indagate, gestite e le cui soluzioni vanno ricercate con spirito ed intelligenza liberi.

Chi può negare la bellezza di un viale alberato nel periodo della fioritura? O l’atmosfera del tramonto nel Giardino degli Aranci sull’Aventino o la raffinata eleganza della Mostra delle Azalee lungo la scalinata barocca di Piazza di Spagna nel mese di maggio (poi le azalee vengono ricondotte nei vivai fino al prossimo anno). Lo stesso di può dire dello straordinario ambiente ricco di fascino e suggestioni creato dai tanti alberi, secolari e maestosi, che ornano anch’essi una piazza di Roma: Piazza di Siena.

A tutto questo non vorremmo rinunciare e possiamo farlo se non abbiamo preconcetti, schemi e chiusure ideologiche.





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 01-07-2015 alle 12:35 sul giornale del 02 luglio 2015 - 3340 letture

In questo articolo si parla di politica, piazza garibaldi, Osvaldo Verdini e piace a Daniele_Sole Daria

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Bravissimo ing. Verdini ! Finalmente c'è chi ancora dimostra di avere le basi, i fondamentali e li esprime così chiaramente.

Maurizio Tonini Bossi

02 luglio, 06:54
Plaudo all'intervento autorevole e competente dell'ing.Verdini il quale evidenza in "bella copia" quello che nei giorni scorsi, e non solo, che mi sono sforzato di far comprendere.- Spero che quanto affermato sia colto favorevolmente da chi dovrà governare i nuovi processi progettuali della nostra Piazza Garibaldi.-
Maurizio Tonini Bossi

Finalmente qualcuno ha il coraggio di dire che Piazza Garibaldi senza alberi è infinitamente più bella, anzi torna ad essere una vera piazza, che rivaluta tutto lo spazio in cui è inserita. Tutto questo non c'entra con il rispetto per la natura. Il resto sono polemiche ideologiche o sottoculturali.

Sono d’accordo con quanto sostenuto da Osvaldo in merito alla piazza senza alberi.
D’altronde, era così prevista nel Piano Cervellati dopo l’attivazione di un procedimento partito, e conclusosi, in Consiglio comunale.
La piantumazione avrebbe avuto un senso se fossero stati identificati i lecci sani e se si fosse poi studiata una sistemazione della piazza che avesse previsto la loro permanenza (riducendoli ulteriormente od integrandoli opportunamente, ed esponendone le motivazioni nelle scelte progettuali).

Ogni diversa soluzione si legittimerebbe soltanto con un passaggio nella sede istituzionale all'uopo prevista (il Consiglio comunale), in cui si inseriscano quindi le fasi imprescindibili della pubblicazione degli atti e delle osservazioni di quanti interessati (Cittadini ed Associazioni varie).

nome e cognome

02 luglio, 14:25
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