Stemmi pontifici in Piazza Garibaldi. Lettera aperta dell’UAAR Senigallia al sindaco Mangialardi

orti del vescovo definitivo 29/06/2015 - Gentile Sindaco Maurizio Mangialardi, Apprendiamo dagli organi di stampa locali, sue dichiarazioni che come associazione non possiamo che accogliere in modo gradito. Sapere che nel contesto della riqualificazione di Piazza Garibaldi, la decisione di inserire due stemmi pontifici non è definitiva ma che anzi, è ancora un’idea correggibile e perfettibile, non può farci altro che piacere, stimolandoci al confronto.

L’argomentazione di tipo storico che abbiamo sostenuto per esortare la vostra amministrazione a rivedere la decisione nella parte di progetto che riguarda gli stemmi pontifici (non solo papali), è quella che ci interessa maggiormente, ma non l’unica. La ribadiamo con forza, proprio in virtù della Storia, fornendone una spiegazione: simili stemmi risalenti allo Stato Pontificio, giocoforza rappresentanti un teocrazia battuta per l’ottenimento dell’Unità d’Italia, installati proprio in una piazza che i nostri concittadini senigalliesi hanno voluto non a caso intitolare a Giuseppe Garibaldi, il quale più di tutti l’ha combattuta, siano in profonda contraddizione. Riteniamo quindi che inserirli ex novo in una piazza, si configuri come un’antinomia, al limite del falso storico.

Volendo porre in evidenza anche quella che lei chiama la “Nostra Storia” riferendosi agli stemmi pontifici, sicuramente sarebbe difficile contraddirla. Impossibile e impensabile negare che la città abbia dato i natali ad un Pontefice, discutibile o meno a seconda della lettura o delle valutazioni da noi già esposte in altre precedenti considerazioni. Ma “Nostra Storia” sono anche quei cittadini senigalliesi che hanno voluto intitolare le principali vie, piazze, e perfino porte della nostra città - non a caso accanto a proprietà pontificie e diocesane - a tanti eroi risorgimentali. “Nostra Storia”, sono anche i nostri avi che ottenuta l’Unità d’Italia e defunto Pio IX, non hanno mai smesso di combattere il suo “Non Expedit”, o le ingerenze - anche mediatiche e propagandistiche - della sua diocesi, nella vita sociale, politica ed economica della città. “Nostra Storia” sono le divise garibaldine ancora conservate da associazioni e centri culturali senigalliesi e marchigiani.

“Nostra Storia” sono le vite di tanti senigalliesi che animarono, a volte anche in modo violento, il confronto tra l’anima ormai compromessa al papismo e al clericalismo della città, e quella dei tanti repubblicani, socialisti, anarchici, liberi pensatori e razionalisti, che in città erano uniti unicamente dall’anticlericalismo, funzionale ad una vigilanza sulle interferenze da parte della religione nella sfera pubblica. Siamo certi della difficoltà che possa avere chiunque nel negare le origini senigalliesi di Pio IX, ma siamo altrettanto certi che è impossibile negare, quest’altra “Nostra Storia” che a quei stemmi pontifici inevitabilmente si contrappone, e che è fatta di personaggi come Girolamo Simoncelli, Ottorino Manni, Augusto Bonopera, e di fatti storici cittadini come le tumultuose elezioni cittadine del 1913, o come quei moti popolari che la Storia del nostro Paese ricorda come “la Settimana Rossa”.
E’ solo in virtù di queste motivazioni storiche e ben documentate dai più grandi esperti del Risorgimento, che critichiamo l’installazione dei due stemmi pontifici in una piazza intitolata a Giuseppe Garibaldi, e che pertanto valutiamo un errore, o comunque una decisione presa con fin troppa leggerezza.

Anche la giustificazione - che chiameremo così - di tipo architettonico, ci lascia piuttosto perplessi, anche alla luce di quanto affermato sia dall’architetto responsabile del progetto iniziale che si è dissociato dalle modifiche, sia da quanto affermano da altre associazioni, che hanno definito quei stemmi pontifici sostanzialmente “artificiosi”. Nei giorni scorsi abbiamo anche potuto leggere dichiarazioni e commenti di molti che si appellavano alla prospettiva che, avendo Pio IX e Benedetto IV voluto edificare in quella zona della città, quei due loro stemmi pontifici avessero logica ad essere inseriti nella riqualificazione della piazza. Ci permettiamo attraverso lei di rispondere a queste considerazioni, sottolineando come questa argomentazione sia piuttosto inefficace e sterile. Applicando questi stessi metri di giudizio a simili scelte progettuali, nel futuro si potrebbe avallare un’eventuale riqualificazione di alcuni palazzi comunali con il “fascio littorio” (ex GIL), solo perché fu Mussolini a volerne la costruzione. Altresì, è bene ricordare che sia il Mastai Ferretti che il Lambertini, edificarono in quella zona solo perché di quella zona erano semplicemente i sovrani ed amministratori.

Paradossalmente, se tra un secolo si volesse dare lustro e riconoscenza al Sindaco Maurizio Mangialardi, si potrebbe farlo anche solo sulla base di quanto questo amministratore di una Senigallia del passato, abbia fatto costruire durante i suoi mandati. Non vorremmo essere eccessivamente irrispettosi o ingrati nei suoi confronti, e siamo certi che capirà l’analogia, ma a nostro modesto avviso ci sembra una giustificazione poco sostenibile, comunque la si voglia vedere. Di sicuro Pio IX non avrebbe edificato ne nel Granducato di Toscana, ne nel Regno di Sardegna, per ovvi motivi. Il fatto che lo abbia fatto nella sua città di origine in qualità di monarca , ci pare cosa troppo ovvia per poterla accettare come difesa dell’installazione di due giganteschi fregi nella piazza intitolata a Garibaldi.

Si è argomentata la presenza nel progetto degli stemmi pontifici, in base a chi li abbia voluti. Su questo abbiamo ben poco da dirle. Esprimiamo la nostra opinione su quella decisione che ci pare davvero pessima, a prescindere da chi l’abbia presa. Non andando a criticare una qualsivoglia persona specifica che ha preso la decisione, ma la decisione in se. Riflettiamo invece su un dettaglio di non poco conto. Se nemmeno coloro che per obblighi di fede o mestiere difendono gli interessi e le volontà dei due pontefici, chiedendo o pretendendo che simili stemmi vengano inseriti nel progetto, ecco che più di qualche dubbio e domanda sull’opportunità di incastonarli davvero nella pavimentazione della piazza, dovrebbe far riflettere un po’ tutti. 

Il ricorso alla motivazione puramente estetica per spiegare la presenza degli stemmi pontifici, vorremmo evitare di commentarlo. Primo perché i gusti di ogni singolo cittadino sono diversi, e quindi che quei stemmi “ci stanno bene” non è che un’opinione personale. Secondo perché definendoci agnostici e razionalisti noi per primi, in assenza di evidenze che possano sostenere la grazia di simili stemmi, sospendiamo il giudizio. Vederli su carta o riportati in qualche piantina del progetto, è ancora troppo poco per esprimere un giudizio ben ponderato su una scelta di questo genere. Rimandiamo questo parere sull’estetica di questi stemmi pontifici al futuro, qualora eventualmente le nostre istanze di rivedere il progetto in quella parte non venissero accolte.

A prescindere da tutte queste considerazioni, ci teniamo a precisare che la nostra associazione non è solo critiche o solo polemiche. L’UAAR a Senigallia, oltre che alle attività in difesa del “Principio di Laicità” che notoriamente e costantemente caratterizzano la nostra associazione, si è sempre distinta anche nell’ascolto dei cittadini (petizione per il “bosco comunale a Charles Darwin”), nel confronto con chi ha idee ed opinioni diverse dalle nostre, e proprio nella valorizzazione di quella storia risorgimentale cittadina sconosciuta ai più. Commemorare i concittadini Girolamo Simoncelli o Ottorino Manni, insieme ai più autorevoli esperti di Storia di cui la nostra Regione - se non il nostro Paese - possa vantare di avere, ne sono la dimostrazione. 

A riprova del fatto che la nostra associazione non si pone solo in modo critico o polemico quindi, siamo disponibili anche a fornire una nostra proposta costruttiva e rispettosa di tutti per la piazza. La nostra logica sarebbe quella di non inserire nessun simbolo di sorta nella pavimentazione di Piazza Garibaldi. Oltre al risparmio di una spesa che in tempi di crisi potrebbe essere dirottata altrove, permetterebbe anche la disponibilità di quella parte pavimentata di piazza, sia per accogliere le funzioni religiose, sia per manifestazioni di carattere più sociale o laico. Una piazza “di tutti”.

Se invece il progetto dovesse necessariamente prevedere un fregio o uno stemma nella pavimentazione, a nostro avviso dovrebbe essere un emblema o un simbolo in cui tutti i cittadini potranno riconoscersi. Repubblica italiana, Regione, e soprattutto il Comune di Senigallia, hanno già i loro simboli ed i loro stemmi. Molti valori costituzionali, e principi democratici possono altresì essere rappresentati e riportati - simbolicamente o concettualmente - nella piazza. Pensiamo alla Libertà, alla Pace, o all’Uguaglianza, per esempio. Scegliere tra uno di questi, sarebbe una decisione sicuramente più condivisibile da parte di tanti abitanti di una città che aspira ad essere veramente “di tutti”.  

In attesa che possiate lavorare avviando un confronto che auspichiamo più ampio e sereno su questo tema, oltre a pianificare le nostre attività future coinvolgendo altre associazioni per l’organizzazione di eventi rivolti a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla Storia cittadina e sul Risorgimento in particolare, non possiamo fare altro che continuare a vedere l’intenzione di realizzare quei due stemmi pontifici con occhio critico, e continuare a vedere una simile decisione come ad una pecca , convinti che si sia presa come un abbaglio.

Accogliamo comunque le sue parole di apertura nel voler rivedere quella parte di progetto, con estrema fiducia, consci che questa nuova amministrazione - a cui vanno i nostri migliori auguri per il futuro - saprà invece pensare ad una piazza più inclusiva e pluralista nei confronti di tutti i cittadini senigalliesi. Sia di quelli che hanno vissuto la città nel passato, sia di quelli che la dovranno vivere nel presente e nel futuro.
Con rinnovata stima,  


da Paul Manoni
Referente UAAR della delegazione di Senigallia




Questo è un comunicato stampa pubblicato il 29-06-2015 alle 18:18 sul giornale del 30 giugno 2015 - 1320 letture

In questo articolo si parla di attualità, senigallia, UAAR, paul manoni, orti del vescovo, UAAR Senigallia

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.biz/alhV


Anche se sembrera' il contrario, non voglio fare il polemico.
Personalmente ritengo giusta e logica la presenza dello stemma dello Stato Pontificio (notare, non Mastai) davanti alla Chiesa del Duomo seguendo la stessa logica per cui in Piazza del Duca si trova quello dei Della Rovere a ricordare dei periodi storici importanti per la citta' e basandosi su uno schema che potrebbe e dovrebbe ripetersi in futuro.
E' infatti innegabile che la citta' storica come la conosciamo oggi sia il risultato delle opere dei Della Rovere, che la stabilizzarono, e dello Stato Pontificio che ne autorizzo' e finanzio' l'ingrandimento con la realizzazione dei Portici: anzi, servirebbe pure ricordare la famiglia Malatesta che per prima riedifico' la citta'.
Per la stessa logica sarebbe bene valutare l'importanza nella storia della citta' data dalla famiglia Mastai ponendo in un prossimo futuro il loro stemma sul selciato stradale davanti all'omonimo palazzo oppure davanti allo Stabilimento Pio IX (anche quella opera del Mastai, ma non fa comodo ricordarlo).

Di contro il presunto rischio di richiamo al periodo fascista coi simboli littori o altre amenita' e' una fesseria assoluta: non solo perche' vietato dalla Costituzione come apologia del fascismo, ma perche' ci pensa gia' l'architettura cittadina del dopo terremoto del 1930 a ricordarlo (ex GIL, Scuola Pascoli, Rotonda).... come pure le mitragliate che si ritrovano all'inizio del Foro Annonario, degna perla finale.
Salvo volere demolire tutto, come fanno quelli dell'ISIS ed i Talebani.

Il Beato Pio IX fa parte della storia dell'umanità e Senigallia è orgogliosa di aver dato i natali a un personaggio strategico.
Speriamo diventi Santo presto e si porti via tutte le polemiche sterili.
Ora pro nobis Papa Re.

Sono pienamente d'accordo con il comunicato e visto che c'è possibilità di fare una piazza per tutti e di tutti spero che il Comune accolga questa richiesta supportata da tantissimi cittadini senigalliesi. Via gli stessi che identificano un'ideologia e una storia che appartiene ad alcuni a favore di stemmi che identificano un'intera comunità (logo del comune, logo della regione ecc...).

Si, pio 9 fa parte di quella parte di storia nefanda e buia dell'umanità, una vergogna per l'umanità e non solo per Senigallia.




logoEV