Simone Ceresoni de La Città Futura interviene sulla questione degli "Orti del Vescovo" e di "Piazza Garibaldi"

orti del vescovo definitivo 19/06/2015 - Sulla questione della riqualificazione di Piazza Garibaldi (c.d. Piazza Duomo) e il progetto di rigenerazione urbana dell'isolato c.d. Orti del Vescovo, la Città Futura sostiene una posizione che guarda alla strategia complessiva dell'intervento, che ci sembra propria di una città che ricerca progresso e che si attesta su progetti di avanguardia.

Lasciando perdere la strumentalità e il tatticismo delle posizioni di alcuni esponenti politici, non ci convincono neanche gli atteggiamenti di conservazione e retroguardia di alcuni cittadini, che in questi giorni si sono espressi, seppur legittimamente, sulla questione.

Sottolineiamo infatti che, entro quest'azione di rigenerazione urbana (che porterà  a rivitalizzare un isolato oggi in degrado e solo parzialmente utilizzato), si concretizzeranno politiche abitative inclusive grazie ai 37 appartamenti di edilizia sociale, che risponderanno al bisogno di prima casa della c.d. fascia grigia, cioè  di coloro che - a causa della crisi - non possono acquistare a libero mercato un appartamento perché  troppo poveri per accedere al credito bancario, né  possono iscriversi alle liste sociali delle "case popolari" perché  troppo ricchi per essere inclusi nelle graduatorie. Non inganni il dato del vincolo di 25 anni di destinazione degli appartamenti a edilizia sociale: è  caratteristica comune a molti dei progetti di questo tipo nel nostro paese; sia perché  l'edilizia sociale sostiene per un certo periodo chi è  in difficoltà, con la prospettiva della graduale e futura autonomia, sia per motivi di fattibilità economica e finanziaria del progetto di recupero stesso. Significativa da questo punto di vista è  anche la partecipazione di Erap nel processo in atto.

Inoltre il progetto in questione, finanziato in buona parte dai programmi del piano casa del governo Prodi (ben diverso dal piano casa del governo Berlusconi), reintroduce nel centro antico di Senigallia "funzioni povere"(la residenzialità di fasce sociali deboli), che nei centri storici europei sono oggetto di espulsione e che invece vanno reinserite perché  portano a dare risposte al bisogno di controllo della città  (aumentare i residenti è la vera alternativa al controllo realizzato con i circuiti di videosorveglianza) e al bisogno di sostenere il piccolo commercio dei negozietti dei centri antichi. Ricordiamo anche che il recupero e la sostituzione di aree in degrado è l'azione che, associata al risparmio di uso dei suoli non edificati ed agricoli, può dare un buona risposta alla necessaria rivitalizzazione del comparto locale economico dell'edilizia, che vede molti imprenditori, artigiani e dipendenti impiegati in cerca di lavoro, per evitare disoccupazione e fallimenti.

La riqualificazione di piazza Garibaldi - che è  anch'essa parte di questa azione di rigenerazione urbana- rientra nella più  ampia programmazione di recupero dei luoghi pubblici del centro storico cittadino: Foro Annonario, Piazza ex -Macelli, via Carducci, Piazza Saffi, che ogni volta è  stata accompagnata da polemiche e dibattiti aspri e serrati. La riqualificazione della stessa, curata a titolo gratuito dalla straordinaria capacità dell'arch. Margherita Abbo Romani, e frutto di un'azione dei progettisti interni all'ente comunale, è  in assoluta coerenza sia con il piano particolareggiato del centro storico, sia con il piano strutturale del verde pubblico, deliberati entrambi dal Consiglio Comunale alcuni anni fa.

La questione dei lecci e la loro sostituzione prevista dal progetto è  da questo punto di vista impostata in modo corretto per le seguenti motivazioni.
Il verde in ambito urbano ha necessità  di essere progettato  e manutenuto, quindi scandalizzarsi per progetti di sostituzione ci sembra un atteggiamento comprensibile, ma fuorviante. Gli alberi, importanti per questioni centrali come la qualità  dell'aria, il microclima (con il raffrescamento nel periodo primaverile ed estivo) e l'abbattimento di gas con effetto serra, vanno piantati in base allo spazio che in prospettiva avranno a disposizione per crescere in un corretto rapporto con marciapiedi, sottoservizi, piani stradali, percorsi sicuri per disabili, anziani,bambini e ciclisti...

I lecci sono oggetto di sostituzione al fine di scoprire e dare centralità  nel recupero della piazza alle facciate di buona qualità  architettonica degli edifici, che fanno da quinta urbana alla piazza (il palazzo della Filanda, San Rocco, il Collegio Pio, il Duomo...). La loro sostituzione risulta necessaria anche in coerenza al fatto che la piazza avrà  un asse complanare con le strade contigue e questa scelta di eliminare il gradino della piazza - qualificante per una maggiore fruibilità  pedonale di questo luogo pubblico e per l'abbattimento delle barriere architettoniche - avrebbe portato ad un danno irreparabile all'apparato radicale degli stessi, già  compromesso nel corso degli anni.

Operazioni di trasferimento degli stessi  dalla Piazza ad altri luoghi - ipotesi approfondita in fase di studio propedeutico- sono state scartate per un'eccesiva onerosità a carico delle casse pubbliche e per una scarsa percentuale di sopravvivenza nel corso degli anni futuri degli alberi trasferiti.

La sostituzione prevederà (come da prescrizione associata al parere favorevole della Sovraintendenza al recupero complessivo) anche per dare continuità  e inquadramento ai portici del palazzo della Filanda, la messa a dimora nei lati lunghi della piazza di un doppio filare di frassini (specie orniello): piante autoctone che, come recita il piano strutturale del verde, sono coerenti per dimensioni e caratteristiche a tale luogo pubblico.

Sulla correttezza dell'operazione di sostituzione, credo, secondo quanto è  dato di sapere, si sia espressa favorevolmente anche la Guardia Forestale, attivata in funzione ispettiva in avvio dei lavori. Invece sul cattivo stato di salute dei 70 lecci, credo che sia significativo, oltre alla relazione dell'agronomo posta a corredo del progetto, anche il progressivo abbattimento di alcuni di essi per motivi fito-sanitari, circa 40 nel corso del recente passato, dovuto a problemi di sicurezza e patologie certificate da professionisti specializzati.

Per coloro che invece chiedevano il mantenimento dell'alberata, con possibilità di reimpiantare le essenze abbattute in passato, va osservato che gli alberi reimpiantati non avrebbero trovato posto e spazio per il loro apparato radicale, poiché  le specie presenti hanno via via occupato gli spazi vitali nel sottosuolo in modo completo.
Tutto ciò  è  stato frutto di un lavoro di riflessione politica e tecnica che, nel corso del quinquennio amministrativo appena concluso, ha visto diversi passaggi di confronto e consultazione in ambito istituzionale (commissioni consiliari competenti) ed in incontri pubblici.

Va da questo punto di vista anche registrato che l'operazione di sostituzione degli alberi verrà completata, come recitano le norme vigenti in materia, con la compensazione concretizzata con la piantumazione, specifica per questi abbattimenti, di oltre 120 alberi in ambito comunale (nei pressi della complanare), che non sono quelli già compresi nella realizzazione dei parchi a Saline e Cesanella.

Ci piace anche la progressiva pedonalizzazione del centro storico nelle vie attorno alla piazza (coerente con il modello di mobilità  cittadina, che con la complanare vede la possibilità  di ampliare le zone riservate a pedoni e biciclette nelle zone strategiche della città e nei quartieri residenziali); il mantenimento della funzione a mercato e a parcheggio - mediata con alcune categorie che vivono e operano nel centro storico - che rimarranno  nel corso dei prossimi anni in attesa di valide soluzioni alternative; i materiali utilizzati (arenaria e calcare bianco) tipici del centro storico cittadino e l'arredo urbano scelto, che sarà  posizionato a corredo.

Valida ci sembra anche l'ipotesi di pedonalizzare la parte centrale della piazza, che sarà  destinata in modo riservato e confortevole agli eventi pubblici che troveranno sede a San Rocco e ai riti religiosi, che saranno celebrati in Duomo.

Molto si sta dicendo sulla presenza degli stemmi papalini. Non volendo aggiungere altro al dibattito e lasciando le istituzioni nella possibilità di fare ponderate riflessioni sulla questione, va sottolineata che la scelta dei progettisti è dovuta al fatto di voler ricordare che l'ampliamento settecentesco della città (in questo punto) e la realizzazione di gran parte degli edifici stessi che circondano la piazza si deve all'opera di Papa Lambertini e di Papa Pio IX, in momenti diversi. Con la stessa logica è  stato inserito lo stemma dei Della Rovere nella pavimentazione riqualificata della parte di città edificata dagli stessi, in zona adiacente alla Rocca roveresca.

Ottima la collaborazione con Sovraintendenza e Università  per condurre le necessarie indagine archeologiche nella fase di esecuzione dei lavori, al fine di avere un panorama quanto più  completo della Senigallia sotterranea.

Siamo altresì convinti di aver fatto bene, con l'ausilio importante della sezione locale di Italia Nostra, ad avere superato il progetto preliminare redatto dal prof. Mariano, che ci sembrava invece avulso dal contesto storico cittadino.

Dubbi e perplessità, che sono emerse su questioni minori, saranno valutate e indirizzate - nel lavoro collegiale con le altre forze politiche presenti in Consiglio e in Giunta - dai rappresentanti istituzionali di nuova elezione e nomina de La Città  Futura.

Simone Ceresoni – componente de La Città Futura





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 19-06-2015 alle 16:07 sul giornale del 20 giugno 2015 - 3438 letture

In questo articolo si parla di simone ceresoni, politica, senigallia, La Città Futura, piazza garibaldi, orti del vescovo e piace a Daniele_Sole Daria

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Vitale Vitaliano

19 giugno, 16:31
Mi perdonerà l'ex Assessore Ceresoni se non ho letto tutto il suo prolisso articolo.
Mi perdonerà anche del fatto che penso (magari mi sbaglio) che se l'abbattimento degli alberi fosse stato voluto da un'amministrazione di un colore diverso da questa, lui ci si sarebbe incatenato pur di non farli abbattere.

Luigi Alberto Weiss

19 giugno, 17:42
Una dotta lezione sulla "nuova urbanistica" cittadina. Si vede che il giovanotto ha studiato e in tanti anni di assessorato ha assimilato più che bene le formulette per indorare la pillola. Lo aspettiamo su altri temi, come quello del trasporto pubblico cittadino, nella illusione che possa dire la sua fuori dal coro dei "laudatores" che raccontano di questo giardino dell'Eden in riva all'Adriatico mar.

P.S.- Adulto boy scout, hai mai pensato che i cittadini possono azzeccarci meglio di tanti esperti cattedratici.

Daria Utente Vip

19 giugno, 18:21
Direi che la questione è chiusa. Bravo Simone.

Sono passato nel pomeriggio in piazza Duomo e senza alberi è una vera desolazione. Non discuto sulla validità della riqualificazione degli Orti del vescovo ma sul rinnovamento della piazza la vedo in maniera completamente diversa. Sul Corriere Adriatico cartaceo di oggi, il progettista incaricato, dichiara che nel progetto non vi erano stemmi vari ma una fontana al centro della piazza. Quando si costruiscono strade e ferrovie e ci si trova davanti una montagna, non si demolisce la stessa ma si scavano gallerie. Questo per dimostrare che è l'esistente che va salvaguardato e il nuovo lo si riadatta. Sulle nuove essenze è tutto un dire, basta vedere lo schifo che si è creato in corso Matteotti, dove prima di vedere un pò d'ombra passeranno decenni.
Qualcuno mi dovrà spiegare, che fine farà il traffico di attraversamento nord sud, quello che insiste dal ponte Garibaldi lungo la via Cavallotti. Se sarà interdetto davanti alla Cattedrale, farà il periplo della piazza stessa? Allarghiamo la via Testaferrata e la mettiamo a doppio senso di circolazione? E allora addio alla parte centrale e parcheggi vari. Il discorso che detto spazio centrale serva a manifestazioni religiosi e civili, non regge. Infatti in tutti questi anni, il luogo è servito da parcheggio e mercati vari. Se in questi lunghi anni si avevano gli attributi di togliere il traffico dal centro storico, creando parcheggi scabiatori in periferia serviti da un buon servizio urbano, la piazza Garibaldi, la si poteva trasformare in un giardino pubblico centrale, aggiungendo ai lecci, altre piante di alto fusto, fontane e vialetti interni come gli allora Giardini Catalani.
Infine quello che mi lascia perplesso, leggendo lo Statuto Comunale, il taglio dei lecci, non erano pratiche urgenti e indifferibili, nel periodo di transizione fino alla convocazione del nuovo Consiglio Comunale compreso il giuramento del Sindaco.
Leonardo Maria Conti

Gli ambientalisti della domenica (possibilmente delle elezioni).

Luigi Alberto Weiss

20 giugno, 10:04
A Leotex: no, un'altra replica dei giardini Catalani no. Per favore.

gek Utente Vip

21 giugno, 10:05
per me la cosa importante sarebbe la completa pedonalizzazione di piazza Garibaldi, altro che battersi per quattro lecci che verranno ripiantati.

Questo sarebbe un passo per una città ancora più vivibile.

Egidio Cardinale

22 giugno, 09:12
Ho letto l'interessante resoconto e mi trovo concorde in molti punti, ma non trovo traccia in questa esposizione così dettagliata, dei 62 parcheggi interrati previsti dal progetto "Orti del Vescovo" , per altro in zona ex-R4 (ovvero zona a rischio alluvionale), che a fine anno ritornerà zona R4 (ma guarda un po'...), ma avvenendo questo a lavori già iniziati, non si potrà toccare un diritto acquisito e quindi sarà possibile realizzare questi 62 parcheggi sotterranei. Visti gli eventi del 3 maggio 2014, la cosa mi lascia molto perplesso ed auspico un immediata variazione del regolamento comunale che impedisca ogni forma di realizzazione interrata e che provvedimenti vengano presi in merito alla realizzazione di questi 62 parcheggi che oltre a mettere a repentaglio le cose che in essi verranno custodite, potrebbero mettere a repentaglio le vite delle persone che malauguratamente ivi si trovassero in situazione di emergenza allagamento/esondazione... tre morti ci sono già stati, ne vogliamo altri?! rnNon sono state prese in considerazione queste cose in fase di progettazione o hanno prevalso gli interessi di sostenibilità economica del progetto? I costi realizzativi del progetto, visto che ancora non è stato fatto il bando per l'appalto, non lo faranno finire nel limbo come per altre aree della città come l'ex Sacelit? Mi sarei aspettato delle riflessioni anche su questo, ma non ne vedo alcun accenno. Forse ci sarà una seconda parte del resoconto, ancora non pubblicata. Ringrazio in anticipo per una eventuale risposta in merito.rnE.C.

Paul Manoni

22 giugno, 10:56
@Egidio Cardinale
Se dovevano prevalere gli interessi relativi alla "sostenibilità economica", allora qualcuno dovrà cominciare a spiegare per quale motivo si realizzano due stemmi pontifici con intarsi in marmo, in una Piazza dove non erano previsti, ne dall'architetto che ha realizzato il progetto, ne erano chiesti o voluti dalla diocesi, ne c'erano ai tempi di Mastai Ferretti o Lambertini.

Perché immagino che il costo per analizzare, fare una cernita e trapiantare i lecci sia sicuramente superiore, ma anche la realizzazione di due simili simboli pontifici che nulla hanno a che spartire con Piazza Garibaldi, avranno dei costi che potevano ben essere evitati, non ti pare?

Vedremo che genere di giustificazione hanno...